NEWS   |   Recensioni concerti / 20/03/2019

Elisa: rock, ma anche fragile. La cantautrice racconta il ritorno nei teatri, l'intervista

Elisa: rock, ma anche fragile. La cantautrice racconta il ritorno nei teatri, l'intervista

Sembra di essere seduti accanto a lei nella soffitta di casa sua, davanti a un vecchio baule a tirare fuori diari, quaderni, foto ingiallite dal tempo, cassette dei suoi primi tour, felpe sgualcite, i mixtape con dentro le hit degli anni '80 che ballava da ragazzina davanti allo specchio della sua cameretta, i cd di Alanis Morissette e quelli di Bjork. Con lei che intanto mette in fila i ricordi: quell'estate del '92 con il braccio rotto e l'Estathé versato addosso (lo canta in "Come fosse adesso"), le prime esibizioni in tv a "Top of the Pops", l'anno passato in California a registrare il suo primo disco, quel viaggio del 1999 da casa sua a Londra con una macchina mezza scassata (tutto ripreso con una vecchia videocamera), la vittoria a Sanremo 2001 e tutto quello che sarebbe poi successo nella sua vita e nella sua carriera dopo "Luce". Quello che Elisa porterà in giro per l'Italia per i prossimi due mesi e mezzo è forse il suo tour più personale: dopo l'esplosività dei palasport la cantautrice friulana ritrova l'intimismo e il calore dei teatri, dove non si esibiva dai tempi di "Ivy" (2011) e dove ha scelto non a caso di far ascoltare le canzoni del suo nuovo album "Diari aperti" (uscito lo scorso autunno), che l'ha vista recuperare quei vecchi quaderni e mettere in musica le pagine del suo passato.

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Quando la incontriamo nel backstage del Teatro Verdi di Firenze, che ha ospitato le prime due date della tournée dopo l'anteprima in un teatro di un piccolo comune del Friuli, gli eleganti abiti di scena hanno lasciato il posto ad un look più casual, tra scarpe da ginnastica, jeans, calzettoni tirati fino a su, una felpa piuttosto larga e una bandana verde legata attorno al collo: "Io nella vita sono così, molto casual, anche se la mia musica non lo è. Ma non è neppure sempliciona. Non mi voglio snaturare, essere qualcosa che non sono. In questo tour volevo essere me stessa, ma non in modo artefatto. Abbiamo messo insieme aspetti rock con altri più vicini al mondo della danza e del teatro, che io adoro da sempre", racconta.

In effetti non si tratta di un tour acustico come quello di "Ivy": accanto al pianoforte, al quartetto d'archi e alle chitarre acustiche ci sono le tastiere, il basso e le chitarre elettriche, a ricreare un po' il mix di sonorità organiche e elettroniche di "Diari aperti". E se nella prima parte del concerto, quella dedicata per lo più al nuovo album, Elisa se ne sta seduta al pianoforte, lasciando che a danzare sia solamente la sua voce, nella seconda parte si lascia finalmente andare e mostra il suo lato più rock: "Va bene il teatro, ma non voglio subire il teatro", spiega la cantautrice, "la prima parte dello spettacolo richiede di essere un po' più riflessivi e stare seduta mi aiuta ad avere un tono più confidenziale, ma poi subentrano altre dinamiche".

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Dopo essersi divertita a indossare i panni sgargianti e colorati della popstar, stavolta Elisa ha preferito tornare a indossare abiti più essenziali, più semplici, riappropriandosi di quelle atmosfere intimiste e fiabesche che hanno sempre giocato un ruolo di primo piano nelle sue produzioni. Lavorare a questa serie di concerti ha rappresentato per la cantautrice un modo per confrontarsi con una filosofia diversa rispetto alle ultime tournée nei palasport, basata molto sull'alleggerirsi, sul togliere, andare all'essenza, lavorare sulle sfumature e sulle sensazioni: "The sound of silence", "il suono del silenzio", come canta lei rileggendo a modo suo il classico di Simon & Garfunkel.

Puntando su una scaletta più asciutta rispetto a quella delle tournée nei palasport e su una scenografia che è praticamente assente, se non si considera il piccolo schermo alle spalle dei musicisti sul quale vengono proiettati i visuals che accompagnano le canzoni, anche questi caratterizzati da uno stile abbastanza basico e lo-fi (in molti casi si tratta proprio dei filmati estratti dalle vecchie videocassette), Elisa ha scelto la via dell'essenzialità. Accettando pure di pagare un dazio salato, ché l'essenzialità ha un costo: "È difficile cercare di fare uno show non troppo lungo, che non superi le due ore", sottolinea lei, "certe canzoni sono stata costretta a tagliarle per poterle cantare e ho dovuto ricorrere all'espediente del medley finale perché altrimenti tutte non ci stanno, diventano troppe". Sorprende un po' l'assenza di classici come "Dancing", "The waves", "Una poesia anche per te" o "Ti vorrei sollevare" (che peraltro sembrano nate proprio per la dimensione intimista e riflessiva dei teatri), ma la cantautrice fa sapere che la scaletta è variabile e che troveranno sicuramente spazio nei prossimi concerti: "Abbiamo messo su più di cinquanta canzoni per questo tour, quasi quattro ore di musica. Le scegliamo a rotazione, per non fare tutte le sere la stessa cosa".

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Elisa è una perfezionista. Le piace tenere tutto sotto controllo e vuole assistere personalmente a tutte le fasi di preparazione del live: "Sono molto metodica sotto questo punto di vista", dice. Questa serie di concerti è frutto di un lavoro lungo e certosino che negli ultimi mesi l'ha vista lavorare gomito a gomito con il chitarrista Andrea Rigonat e il tastierista Gianluca Ballarin, cercando di dare a ogni pezzo il vestito sonoro giusto. La cantautrice lo racconta fase per fase, senza paura di addentrarsi in tecnicismi: "Nella fase creativa provo a immaginare come vorrei che fosse tutta la musica e butto giù un canovaccio con le cose che sono per me più importanti e quelle secondarie. Poi inizio a coinvolgere i miei collaboratori, assegnandogli i pezzi da arrangiare in base al loro talento e alle loro potenzialità. A volte finisce lì, perché le cose sono già buone. Altre volte qualcosa si incastra, e allora cominciamo a girarceli, cercando di scioglierli in qualche modo: magari poi va a finire che io chiudo una cosa che ha aperto un altro e viceversa. Una volta individuate le parti principali si iniziano a fare le sequenze, che a volte sono 'fantasma', fatte per essere in seguito sostituite con strumenti veri, e altre volte vengono invece lasciate lì perché magari il suono è troppo difficile da ricreare in teatro". Il risultato finale è un mix di cose registrate e altre suonate live dai musicisti (sul palco sono dodici in totale, comprese tre coriste e un quartetto d'archi): "È un equilibrio in cui il ruolo fondamentale ce l'ha il fonico, con il quale verifico ogni volta che sia tutto okay prima di passare all'allestimento".

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Non è escluso che a Roma (dove il tour farà tappa il 27 e il 28 marzo, salvo poi tornare il 24 e il 25 maggio), Milano (2, 3, 4 aprile, ma anche 6 e 7 maggio) o Bologna (2, 3 e 4 maggio) la cantautrice possa aprire le porte della sua soffitta anche a qualche ospite, come Francesco De Gregori o Calcutta. D'altronde ha avuto a che fare con entrambi, negli ultimi mesi: il Principe, che solo eccezionalmente nel corso della sua cinquantennale carriera ha interpretato parole non sue, l'ha onorata accettando di incidere "Quelli che restano", mentre Calcutta con "Se piovesse il tuo nome" ha permesso a Elisa di mettere a segno una hit tra le più grandi della sua carriera fino ad oggi. Del singolo, peraltro, i due hanno inciso anche una versione in duetto, e peccato che non abbiano pensato a cantarla insieme a Sanremo come ospiti: "L'unico modo per portare Calcutta a Sanremo ero io e ho bruciato questa opportunità. Bisogna chiamare la DeLorean, la macchina di 'Ritorno al futuro', per tornare indietro nel tempo, cambiare il passato e portare Calcutta a Sanremo", fa finta di mordersi le mani la cantautrice, "no, dai, scherzi a parte, non so se sarebbe venuto. Anche se sarebbe stato figo, perché 'Se piovesse il tuo nome' ormai è diventata della gente. Peccato, non ci ho pensato".

Il tour terrà impegnata Elisa sui palchi dei teatri italiani fino alla fine di maggio, per un totale di quasi cinquanta appuntamenti finora annunciati, molti dei quali sold out già da diverse settimane (qui tutte le date): "È una tournée teatrale abbastanza tosta", sorride lei, spalancando gli occhi, alla fine dell'incontro.

di Mattia Marzi

"Come fosse adesso"
"Promettimi"
"Anche fragile"
"Tua per sempre"
"Eppure sentire"
"Heaven out of hell"
"Luce"
"7 times"
"Sound of silence"
"Quelli che restano"
"Se piovesse il tuo nome"
"L'anima vola"
"Stay"
"Rainbow"
"A prayer"
"Vivere tutte le vite"
"L'estate è già fuori"
Medley: "Broken/Labyrinth/Cure me/No hero"
"Together"
"Tutta un'altra storia"
"Gli ostacoli del cuore"
"A modo tuo"

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