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NEWS   |   Italia / 14/03/2019

Ghali presenta a San Vittore “I love you”, la sua lettera d’amore a un carcerato immaginario: “La musica libera tutti”

Ghali presenta a San Vittore “I love you”, la sua lettera d’amore a un carcerato immaginario: “La musica libera tutti”

Una canzone-lettera d’amore a un carcerato immaginario è il nuovo messaggio alla nazione di Ghali. S’intitola “I love you”, uscirà domani venerdì 15 marzo, lunedì 18 arriverà il video. “‘Cara Italia’ era una lettera d’amore al mio paese”, spiega il rapper milanese. “L’intento era quello di scuotere chi decide le nostre sorti con un inno italiano della nuova generazione. Dopo un anno non è cambiato nulla, ma non ho perso la speranza. Dedico un’altra canzone d’amore, questa volta a chi mi sta a fianco, alla prima persona che potrebbe cambiare le cose, al primo futuro, quindi a un amico, un fratello o una sorella. Qualcuno con cui giocherei a calcio. Perché forse dovrei guardarmi a fianco prima di cercare di cambiare la testa di chi a giocare a calcio con me non verrebbe mai”.

La canzone contiene un riferimento diretto al carcere: “C’è chi canta insieme a una sirena / C’è chi balla dentro a una galera / Dov’è sempre mezzanotte / Tu lo sai che sei mio brother  / Vorrei dirti tante cose, urlo forte / I love you”. E allora per ascoltarla, i giornalisti vengono fatti entrare nel Carcere di San Vittore a Milano. I telefoni vengono messi in modalità aereo, è vietato trasmettere in diretta immagini e video. Si transita per un lungo corridoio superando una porta dietro l’altra e si arriva nel cuore del panopticon, la rotonda centrale dall’altissima volta da cui si irradiano i sei raggi del carcere. Seduti su alcune sedie ci sono da un lato gli uomini del reparto giovani (18-25 anni), dall’altro le ragazze, in tutto una sessantina di persone. Ghali siede fra i detenuti. “Sono qui da qualche giorno, quasi mi sono adattato. Ho conosciuto tanti ragazzi, tante bellissime persone”.

In un periodo in cui il carcere viene evocato da ministri e parlamentari solo come un posto dove i detenuti dovrebbero marcire, l’operazione di Ghali ha anche un significato politico. Il rapper sfrutta la sua popolarità per offrire uno spaccato di vita reale, restituendoci l’immagine di detenuti come fratelli e sorelle dalle storie dolorose, ma umane, con una gran voglia di riscatto, con il desiderio di avere una seconda possibilità. “Dopo ‘Cara Italia’ e dopo aver riempito i palazzetti c’è tanta attenzione attorno alle mie canzoni. Ho pensato: perché non sfruttare questa attenzione e usare i miei canali per rendere viva la canzone e trasformarla davvero in una lettera fra chi sta dentro e chi sta fuori il carcere?”. Ghali ha passato vari giorni a San Vittore, ha registrato interviste coi detenuti – Elisa, Karim, Veruska, le si trova su YouTube – e con Silvia del ristorante milanese 28 Posti, i cui lavori edili e di falegnameria sono stati eseguiti dai detenuti dell’Istituto Penitenziario di Bollate. I detenuti applaudono e scoppiano a ridere quando sul video appare il viso di uno di loro.

Ghali tiene particolarmente a San Vittore, “perché ricordo quando da piccolo venivo qui con mia mamma a trovare mio padre. Un po’ come la scuola, il carcere mi ha fatto scoprire la musica. Il figlio di uno dei detenuti mi ha fatto sentire per la prima volta il beatbox fatto con la bocca. Ho pensato che sarebbe stato bello utilizzare la mia musica per portare immagini, facce e storie fuori di qui”. I ragazzi hanno ascoltato la canzone in anteprima lunedì e hanno partecipato alla realizzazione di un murales con il rapper e il writer Jorit nel cortile usato per l’ora d’aria. Dice: “La musica libera tutti”. Un pezzo è stato riportato su tela e verrà messo all’asta, col ricavato devoluto alle sezioni donne e giovani di San Vittore.

L’impianto audio trasmette “I love you”. "Io lo so che tu sei in sbatti forever, ma tutto andrà bene fidati my friend". Quando arriva il passaggio "Vengo in discoteca come gli Alcazar, sboccio ma non bevo sono in Ramadan" qualcuno si alza eccitato. Il ritornello "I love you" viene cantato in coro da tutti, come se conoscessero da sempre la canzone. Molti cominciano a ballare, una guardia carceraria s’avvicina e chiede di calmarsi. E tutto assume un senso quando arrivano le frasi "si muore da soli, si vive together" e "mi sento come se non ci fossero muri".

La canzone viene suonata una seconda volta e di nuovo tutti si alzano in piedi. Qualcuno chiede la parola e ringrazia per il tempo “speciale e bellissimo” passato assieme. Ghali risponde che “mi avete ispirato un sacco, ho imparato un sacco di cose. Non è una cosa che faccio sempre, stare ore senza telefono, provando cose che nemmeno fuori ci sono. Spero di continuare a vedervi, sia dentro che fuori”. Spiega poi che il suo “I love you” è per chiunque, un padre, una sorella, una madre, un fratello. “Ma anche un ‘I love you’ qua dentro, della polizia ai detenuti e viceversa”.

Lo schermo, intanto, mostra la copertina del singolo. La spiega Ghali: “Ci sono delle sbarre. Al di là c’è la vegetazione e la luce del tramonto, ovvero la voglia di evadere. Al di qua c’è il cemento, ma anche la mia voglia di divertirmi. La posa, col calzino bianco, è alla Michael Jackson, e la palla al piede da detenuto è una mirrorball. Significa divertirsi dentro, non pensarci, ballare”. E non è finita. Ghali annuncia che utilizzerà questa strategia anche per le prossime canzoni che usciranno. “Non voglio più pubblicare una canzone solo con merchandising e video. Voglio creare attorno ad ogni canzone un progetto, completare l’opera, trasformare le parole in fatti. Sfruttare l'attenzione per dare voce agli altri”.

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