Mahmood raccontato da chi lo conosce bene. Rockol intervista Andrea Rodini

Mahmood raccontato da chi lo conosce bene. Rockol intervista Andrea Rodini

Il musicista, produttore, manager e insegnante Andrea Rodini conosce bene il vincitore del Festival 2019 (se volete sapere cosa ha fatto Mahmood prima di vincere Sanremo 2019, qui trovate tutti i suoi singoli e video precedenti), e infatti lo chiama col suo vero nome, Alessandro. "Era un mio allievo al CPM, la scuola di musica di Franco Mussida a Milano", racconta a Rockol l’autore e produttore milanese, che - di fatto - è stato il primo mentore del fresco vincitore della sessantanovesima edizione del Festival di Sanremo:
"Frequentava il corso che tenevo sul songwriting, dove insegnano a lavorare sulla creatività in funzione della scrittura di canzoni, senza insegnare un 'metodo', perché - altrimenti - tutti gli allievi, usandolo, avrebbero scritto lo stesso brano. Alessandro le sue prime cose le ha scritte lì. 'Dimentica', la canzone con la quale ha vinto Area Sanremo nel 2015 poi presentata a Sanremo Giovani l'anno successivo, me l'ha fatta sentire per la prima volta in aula".

"Con 'Dimentica' Alessandro ha iniziato a lavorare proficuamente con quelli che sono stati i suoi primi collaboratori, Francesco Fugazza e Marcello Grilli, coi quali ha costituito quel rapporto sul quale si basa il songwriting moderno, cioè quello tra producer/beatmaker, autore e performer", ricorda Rodini: "Due sono stati gli aspetti che mi hanno colpito subito dell'Alessandro 'studente', che nonostante la giovanissima età aveva già un'identità artistica molto definita. La prima: un timbro vocale pazzesco, molto riconoscibile, direi vagamente mengoniano. Non è un caso, d'altra parte, che Mahmood figuri tra gli autori di 'Ola' proprio di Mengoni, e che nella versione italiana Mengoni stesso, in determinati passaggi, ricordi molto lo stile vocale di Alessandro. La seconda: una identità di look impressionante. Mahmood si presentava a scuola come se fosse stato vestito da uno stylist, ma la sua immagine se l'è sempre curata da solo. E' una cosa molto importante per un giovane che voglia fare questo lavoro: oggi l'industria discografica richiede competenze trasversali, che riguardino anche ambiti non prettamente musicali e tecnici".

Mahmood allora era giovane - "Aveva ancora qualche ingenuità nella scrittura, che poi sono state limate dai suoi nuovi collaboratori come Dario Faini [Dardust]", spiega Rodini - ma già molto promettente: nel 2015 la vittoria ad Area Sanremo lo segnala all'attenzione degli addetti ai lavori. E infatti poco dopo una major si fa avanti.

"Fu la Universal a chiamarlo", ricorda Rodini: "E nonostante spesso di accusino le label di non valorizzare i giovani talenti, in questo caso occorre riconoscere all'etichetta - in particolare a Sara Potente sul versante discografico e Klaus Bonoldi su quello editoriale - di aver fatto un ottimo lavoro. Hanno creduto da subito in Alessandro e non hanno mai smesso di lavorarci".

Il resto, come si dice, è storia delle ultime ore. Grazie alla vittoria alla sessantanovesima edizione del Festival della Canzone Italiana Mahmood è stato esposto all'attenzione di una platea enorme, che deve ancora imparare a conoscerlo: "Alessandro ha una naturalezza nei comportamenti che lo rendono buffo: fa ridere. Quando ha saputo della vittoria a Sanremo Giovani gli è scappata una parolaccia in diretta per l'emozione. Non è uno che finge. Poi, certo, ha il suo mondo, dal punto di vista creativo. Prendiamo il brano 'Soldi', quello col quale ha vinto il Festival di Sanremo. Benché sia legato per vie traverse al mondo della trap - la canzone è prodotta da Charlie Charles [già collaboratore di Sfera Ebbasta e Ghali] - Alessandro, a differenza di altri, non canta il denaro come punto d'arrivo, ma lo critica. E poi nel testo si è messo a nudo, raccontando la sua storia e il doloroso allontanamento di suo padre dalla famiglia".

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