"Sacrosanto" è il nuovo album dei Gomma. Il quartetto casertano torna a due anni dal disco d'esordio "Toska" con dieci pezzi prodotti da Andrea Sologni (Gazebo Penguins, Ghemon) in cui il disagio adolescenziale lascia il posto ad un sentimento più rabbioso e a suoni decisamente più incazzati e spigolosi. Lo abbiamo ascoltato:
"Sacrosanto", prodotto da Andrea Sologni (Gazebo Penguins, Ghemon) somiglia in effetti ad una messa nera ("La messa è finita, andate in pace", canta non a caso Ilaria in "Santa messa", il brano che chiude il disco): è un album che parla di fantasmi che spiano restando fermi sull'uscio, di case che si trasformano in labirinti, di mostri che spuntano dal buio, di pavimenti scivolosi dai quali ci si rialza a fatica, di rifugi che non danno alcuna difesa, di pareti e scale che si arrampicano dal passato su di noi. È un disco cupo e tenebroso, come una fiaba triste, in cui i testi enigmatici e riflessivi incontrano un punk rock sporco e grezzo, che sa dei pavimenti appiccicosi di birra dei centri sociali e di amplificatori scassati