Un tempo i dischi somigliavano a “Fool”: 8 canzoni per 40 minuti di durata. Inciso velocemente con la band che accompagnava l'artista nel tour di “Fast forward”, è un bel modo per festeggiare il quarantennale della discografia di Joe Jackson: testi mai scontati, progressioni di accordi potenti, frasi di pianoforte cantabili, un suono scarno e assieme incisivo, un modo originale d’essere assieme diretto e sofisticato.
I musicisti, quelli veri, li riconosci subito. Anche loro sbagliano i dischi, scrivono canzoni modeste, attraversano fasi calanti, ma in ogni loro album puoi trovare uno spunto, una performance, un’idea brillante. E magari, dopo quarant’anni, ancora pubblicano dischi che vale la pena ascoltare. Joe Jackson è uno di quei musicisti. Non un innovatore, non un trendsetter e nemmeno un maestro riverito, ma un cane sciolto con una voce (in senso lato) unica.