X Factor, fumo sui giudici e microfoni spenti. Eliminati i Red Bricks Foundation

X Factor, fumo sui giudici e microfoni spenti. Eliminati i Red Bricks Foundation

E' andata in onda seconda puntata dal vivo X Factor 12: gli eliminati di questa sera sono Red Bricks Foundation, della squadra di Lodo Guenzi, che hanno perso al "tilt" con Emanuele Bertelli (squadra di Mara). Al ballottaggio i giudici hanno deciso di non decidere, facendo votare il pubblico, che ha scelto di mandare a casa la band.

Non è cambiato granché rispetto alla prima puntata della settimana scorsa: Lodo Guenzi fa sempre rimpiangere Asia Argento, i concorrenti non stupiscono e lo show continua a cercare di riprodurre il mega spettacolo delle edizioni precedenti. Diversi svarioni e problemi tecnici: l'imbarazzo del microfono spento durante l'esibizione Shaggy, ospite con Sting, che ha costretto pure alle scuse la produzione. O il fumo della messa in scena di Sharon che avvolge i giudici, con Agnelli che non riesce a parlare... 
Ecco alcune note sulla serata.

LA GIURIA
A Lodo Guenzi hanno detto che alla prima puntata aveva parlato troppo (lui stesso si è definito "Lodorroico"), così questa volta si è contenuto, continunando però a prendere cantonate ("Hai messo in campo l'argenteria": ma non era l'artiglieria?). Sta ancora cercando una sua dimensione, chissà se la troverà prima della fine del programma.... Il resto, business as usual: Manuel in palla e tagliente, Mara Maionchi mattatrice anche quando si perde nei lanci, Fedez ancora un po' sottotono. Nel finale, scazzo tra Mara e Lodo: la Maionchi prima attacca Guenzi durante il ballottaggio, ma non si capisce per cosa. Lodo rimane interdetto. Poi Mara chiede scusa e tutto finisce in pace.

I CONCORRENTI e LE CANZONI
"X Factor Now" era il tema della serata: canzoni uscite negli ultimi 12 mesi: una scelta molto limitante secondo gli stessi giudici. 
Nella prima manche Luna è stata trasformata in una sorta di "statua della libertà" mentre cantava Cardi B: è una delle prossime candidate all'eliminazione. Leo Gassman canta in inglese (maccheronico) gli Imagine Dragons e continua a recitare troppo. I Seveso Casino Palace provano a rifare "Amore e capoeira" in versione rock, e finiscono solo per fare casino. Naomi prova a fare la cantante di opera-pop con "Never enough", urlando in inglese (ancora più maccheronico). Martina viene messa al piano (come alle audizioni) ed è l'unica concorrente che mostra un vero potenziale, insieme ad Anastasio. I Red Bricks Foundation rifanno in chiave rock Quentin 40 e Achille Lauro rischiando di sembrare la parodia dei Maneskin - il commento di Mara: "Sei meglio quando urli che quando canti".
Nella seconda manche Emanuele canta Ghali, ma il suo vocione non c'entra nulla con la trap. I BowLand cantano "No Roots" di Alice Merton, provando a mettere strumenti inusuali nell'arrangiamento, ma il risultato è banale. Renza Castelli ha abbandonato la chitarra e canta "Thunderclouds" senza infamia e senza lode. Sherol Dos Santos canta Moses Sumney: è l'unica assegnazione davvero coraggiosa della serata, persino troppo, tanto che l'esibizione risulta persino troppo intellettuale per X Factor. Anastasio canta Elisa e riscrive (con efficacia) le parole originali del testo di calcutta.
Verdetto: gli unici degni di nota sono Anastasio e Martina.

LO SHOW
In queste pagine, in passato, abbiamo spesso criticato Luca Tommassini, per le sue messe in scena eccessive, che coprivano canzoni e cantanti. E proprio per questo possiamo dirlo: adesso si sente, e tanto, la sua mancanza.
Le coreografie  oscillano tra l'iper-spettacolare e il minimale, senza scegliere una via e senza avere le stesse idee. La mancanza di Tommassini ha anche un effetto a cascata sul resto del programma: senza la sua esperienza, ci sono diverse cadute di gusto. Per esempio la regia si perde spesso dei pezzi, oppure le luci che "bruciano" i volti e le grafiche che sono spesso cheap (quella di presentazione dei codici cantanti sono davvero brutte).
L'involucro di X Factor è apparentemente quello di sempre: il mega-spettacolo; quello che c'è dentro convince di meno, quest'anno.

(gs)

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