Riccardo Sinigallia, una vita da 'Backliner': arriva il docu-film che racconta la sua carriera (con Motta, Coez e altri)

Riccardo Sinigallia, una vita da 'Backliner': arriva il docu-film che racconta la sua carriera (con Motta, Coez e altri)

In un mondo pieno di fenomeni, meglio essere Riccardo Sinigallia. Restare sullo sfondo, in disparte, in un angoletto, senza dover apparire a tutti i costi, svolgendo però un ruolo fondamentale: proprio come i backliner, i tecnici che prima dei concerti si assicurano che tutti gli strumenti musicali funzionino, e che poi spariscono nell'ombra. Sinigallia gli ha dedicato una canzone del suo ultimo disco, "Backliner", che in realtà - per sua stessa ammissione - è un vero e proprio autoritratto. Quando il fotografo e videomaker Fabio Lovino ha deciso di girare un documentario sul cantautore e produttore romano, l'ha voluto intitolare proprio così: "Backliner". Presentato in anteprima alla Festa del Cinema di Roma, è un ritratto del cantautore e produttore romano realizzato con i contributi di chi ha avuto modo di conoscerlo da molto vicino, artisti le cui strade, nel corso degli anni, per un motivo o per l'altro hanno incrociato la sua.

Dietro ad alcune delle cose più interessanti della musica italiana degli ultimi vent'anni c'è il suo nome: i primi due album di Niccolò Fabi, una buona parte di "La favola di Adamo ed Eva" di Max Gazzé (di cui proprio quest'anno si festeggia il ventennale), "La descrizione di un attimo" dei Tiromancino, "Non erano fiori" di Coez, "La fine dei vent'anni" di Motta. Tutti dischi che se stilassimo una classifica con i venti migliori album italiani degli ultimi vent'anni non potrebbero proprio rimanere fuori. A questi lavori bisognerebbe poi aggiungere i dischi incisi con i 6 Suoi Ex (la sua prima band), La Comitiva (con Francesco Zampaglione e Ice One, tra gli altri), la collaborazione con Frankie Hi-Nrg per "Quelli che benpensano" (certe piattaforme di streaming l'hanno inserita nelle stesse playlist in cui compaiono le principali hit del cantautorap di oggi, come a volerne evidenziare l'influenza), i DeProducers (il collettivo composto insieme a Max Casacci dei Subsonica, Vittorio Cosma e l'ex CCCP e CSI Gianni Maroccolo) e i suoi quattro album come solista - l'ultimo, "Ciao cuore", è uscito appena lo scorso settembre. Eppure la popolarità di Sinigallia è inversamente proporzionale alla rilevanza che ha avuto - e che continua ancora oggi ad avere - seppur restando un "backliner".

Il documentario di Lovino non ha certo la pretesa di far conoscere al grande pubblico il nome di Sinigallia (se non altro perché è un film rivolto per lo più a chi Sinigallia lo conosce già): vuole semplicemente raccontare il suo percorso artistico, partendo dagli anni '90 del Locale (la grande fucina artistica che ha tenuto a battesimo quasi tutta la seconda generazione di cantautori romani) e arrivando fino ad oggi. Scene girate in studio di registrazione durante le lavorazioni di "Ciao cuore" si alternano a materiale d'archivio, come vecchi video, clip di concerti e registrazioni in studio o dal vivo.

Non c'è una vera e propria voce narrante. Il contributo di Valerio Mastrandrea, tra i più cari amici di Riccardo (hanno collaborato più volte, nel corso degli anni), rappresenta il primo capitolo di un racconto corale al quale si aggiungono - uno dopo l'altro - gli interventi dello stesso Sinigallia, la bassista Laura Arzilli (che è anche la sua compagna), l'attuale discografica del cantautore Caterina Caselli, Filippo Gatti, G-Max, Frankie Hi-Nrg ("È generoso. Non nei confronti della persona, ma di quello che sta facendo. Ha in mente l'oggetto, la canzone, il prodotto, il video, la finalizzazione, l'opera", racconta), Ice One, Francesco Zampaglione, Marina Rei, Daniele Sinigallia, il discografico Carlo Martelli, lo scrittore Piergiorgio Bellocchio, il regista Renato De Maria, Motta e Coez, che di Sinigallia dice: "È l'unico produttore che considero anche un po' come un mentore. Lo so che mentore è una parola grossa, ma Riccardo è uno di quelle persone che nel percorso di un artista, oltre al disco in sé e per sé, al progetto, ti lascia un bagaglio un po' più a lungo raggio. Una volta durante un concerto dissi: 'Sempre sia lodato'. Poi lui venne in camerino e mi disse: 'L'ho apprezzata, quella cosa del sempre sia lodato".

"Sento che il mio karma è quello di essere l'escluso di questa storia della musica italiana degli ultimi vent'anni", ha detto Sinigallia in questa nostra recente intervista: "Backliner" è un bel modo per riconoscergli un giusto tributo.

(di Mattia Marzi)

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