Sergio Endrigo, la storia di “Canzone per te” (1968). ASCOLTA

Una canzone al giorno da riscoprire durante le vacanze di Natale
Sergio Endrigo, la storia di “Canzone per te” (1968). ASCOLTA

“Canzone per te” di Sergio Endrigo

“La solitudine che tu mi hai regalato / io la coltivo come un fiore”.

Siamo nel ’68, le tensioni sociali stanno per sconvolgere la società, cambiando anche il modo di fare musica. Eppure quel verso romantico e disperato, così caro anche all’autore, è a suo modo più rivoluzionario di qualsiasi slogan. Sergio Endrigo e Roberto Carlos vincono Sanremo, facendo infuriare Celentano (terzo insieme a Milva con “Canzone” di Don Backy) e dimostrando che già allora il pubblico non è così sprovveduto come spesso la critica discografica italiana ha rilevato (basti pensare al successo immediato tributato al rivoluzionario “Nel blu dipinto di blu”), forse per sopperire alla propria mediocrità di valutazione. La canzone è melodica e bellissima, dolce e amara, con un testo che, come ricorda modestamente lo stesso autore «non dice niente di profondo e per questo si ricorda».

Il brano nasce sulla base di un inciso che Bacalov offre a Endrigo, da lì fluttua il resto della melodia e la storia di un amore finito ma che “è stato tanto grande e ormai non sa morire”. Nessuno all’inizio vuole fare coppia con lui sul palco dell’Ariston, nemmeno Iva Zanicchi né Astrud Gilberto, reduce dal successo planetario della “Ragazza di Ipanema”. All’ultimo momento si fa avanti un altro brasiliano, Roberto Carlos, semi-conosciuto in Italia per “La donna di un amico mio” (89° posto nella hit del 1967). La versione di Endrigo è classica e impeccabile, quella di Carlos le dà un contrappunto caldo, esotico, con un’inflessione che conquista, come “per questo canto y canto te”.

Carlos avrà un successo clamoroso anche in patria, dove la canzone esce in italiano ma con un testo misteriosamente cambiato in diversi punti.

“Era il mio orgoglio” diventa “La mia ricchezza”, alcune frasi spariscono, altre compaiono dal nulla: “Perché giurare che sarà l’ultima volta, il cuore non ti crederà”. In qualsiasi variante “Canzone per te” resta un gioiello, nonostante i reiterati tentativi di reinterpretarla, al limite del vilipendio. Come quello di Sanremo 2018, con l’infelice omaggio al grande Endrigo affidato alla pletorica interpretazione dei tre tenori de Il Volo, con la connivenza inspiegabile di un artista come Claudio Baglioni. I social, compresa la figlia Claudia, insorgono: «Il Volo ha distrutto la canzone più bella di Endrigo», «Endrigo andrebbe cantato sottovoce!», «È come mettere Salvini a leggere Martin Luther King». Un patrimonio dell’umanità da salvare, non da profanare.

Estratto da "I migliori anni della nostra musica. Un secolo di cantautori in 200 canzoni" di Federico Pistone, Arcana edizioni. (C) Lit edizioni di Pietro D'Amore s.a.s. Per gentile concessione
 

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