La musica che fa restare umani: Roger Waters al Lucca Summer Festival, la recensione del concerto

La musica che fa restare umani: Roger Waters al Lucca Summer Festival, la recensione del concerto

L’immagine di una donna che guarda l’orizzonte, solitaria, su una spiaggia, viene proiettata per quasi 20 minuti su un mega schermo, mentre il pubblico aspetta Roger Waters. Improvvisamente il cielo si tinge di rosso e inizia una sorta di apocalisse. Due ore dopo, lo show si conclude con quella donna, che viene raggiunta da una bambina (la figlia?) e abbracciate guardano lo stesso orizzonte, ora con speranza, mentre il pubblico esce dal concerto.

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Nello show di Roger Waters c’è il racconto della disperazione e del disastro dell’attualità, e c’è la prospettiva: recuperare il nostro senso di umanità. Il concerto visto al Lucca Summer Festval, alle mura antiche della città, ha amplificato ulteriormente questa storia che l’ex-Pink Floyd sta portando in giro da più di un anno nell "Us + them tour": uno schermo ad alta risoluzione da 66 x 12 metri, 12 torri sonore che circondano il pubblico, ciminiere fumanti gonfiabili alte 13 metri, maiali volanti, e fuochi d’artificio. Una produzione ancora più spettacolare di quella vista nei palazzetti.

Lo show, nella struttura, è quello passato in Italia la scorsa primavera, ma l’allestimento è diverso: non c’è più lo schermo centrale sospeso sopra la platea. Lo schermo è uno solo, enorme, dietro il palco. E lì che lo spettacolo inizia, alle 21.10, mentre il sole sta scendendo sulla mure antiche della città toscana e sulle 25 mila persone radunate per il settimo concerto italiano del 2018 dell'ex Pink-Floyd. 

La scaletta non cambia: si comincia alle 21.30 con  “Speak to me/Breathe”, si prosegue con “One of this days”, con il basso pulsante di Waters che chiama il primo grande boato del pubblico. La prima parte dello show alterna brani dei Pink Floyd a qualche sortita in “Is this the life we really want?”, l’ultimo album di studio. 
La band sembra piccolissima dietro quel megaschermo, eppure è potente. Waters la guida ora suonando, ora cantando, ora dedicandosi alle consuete incitazioni al pubblico, mentre i musicisti fanno il resto. Jonathan Wilson, a cui sono affidate le parti vocali di Gilmour, è la vera arma segreta del gruppo, assieme ai cori delle Lucius: danno profondità ed esperienza al suono, mentre a Dave Kilminster sono affidati gli assoli. 

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Già, il suono. Perfetto, e spazializzato, arriva da diversi punti e da ogni torre di altoparlante: i rumori della spiaggia, voci, effetti sonori che si integrano nelle canzoni e contribuiscono alla costruzione di un mondo in cui ci si perde, assieme alle note e ai visual. Così senti passare un elicottero, ti chiedi se sia vero, prima di realizzare che lo è, è quello della polizia che controlla dall'alto lo svolgimento dello show. 

La prima parte finisce con un uno-due che stenderebbe chiunque: “Wish you were here” e la sequenza dedicata a “The wall” che culmina con il coro di bambini su “Another Brick in the Wall”, che si liberano dalle tute da prigionieri per mostrare una maglietta con la scritta “Resist”. Nell’intervallo sullo schermo appaiono slogan sulle varie forme di resistenza da mettere in atto; poi si iniziano a sentire rumori allarmanti, compreso quello di un elicottero. Questa volta è un effetto, che prelude alla trasformazione del mega schermo nella centrale di Battersea che campeggia sulla copertina di “Animals”. Nello show al chiuso, la fabbrica scendeva in mezzo al palazzetto, trasversale. Qua fa da sfondo, enorme, alla lunga e stupenda sequenza di “Dogs” e “Pigs”.
E’ la parte più “politica” dello show, che confluisce in “Money”: mostra prima il già noto attacco al “buffone”-“charade”-"maiale" Trump, poi quello ai diversi leader politici europei e mondiali, che pensano solo ai soldi.

Nota a margine: Waters non ha aggiornato le immagini rispetto alla scorsa primavera, sono sempre presenti anche i politici italiani, con una particolare insistenza su Berlusconi. Ma gli ultimi eventi nazionali non sono stati considerati dal rocker, nel suo show: non è stato fatto nessun riferimento diretto ed esplicito all'attuale situazione italiana. 

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Gli effetti visivi della seconda parte alzano l'asticella dell'effetto WOW: l'enorme prisma di laser che richiama “The dark side of the moon” e si accende su “Brain damage” ed “Eclipse”, un maiale gonfiabile (nello show indoor era controllato da droni, qua è portato in giro a mano), i fuochi d’artificio finali che arrivano sul finale “Confortably numb”. 
E' l'unico bis (in scaletta anche "Mother", non suonata): arriva dopo un lungo monologo di Waters sui rifugiati palestinesi e chiude lo show dopo quasi 2 ore e mezza. Sullo schermo due mani si uniscono, poi lasciano spazio alla riunione tra la donna e la bambina. La luce in fondo al tunnel.

“Restiamo umani”, si leggeva sul maiale volante che ha sorvolato il prato durante “Pigs”: certamente la musica e show come questi sono un bel modo per recuperare il senso di cosa significa essere umani, oggi. Non abbiamo certezze sul fatto che, come dicono alcune voci, questo potrebbe essere il tour d'addio di Waters. Sarebbe un degno addio - ma, comunque sia, uno show che ha lasciato il segno, e che ricorderemo a lungo.

(Gianni Sibilla)

Scaletta
(Speak to Me)
Breathe
One of These Days
Time
Breathe (Reprise)
The Great Gig in the Sky
Welcome to the Machine
Déjà Vu
The Last Refugee
Picture That
Wish You Were Here
The Happiest Days of Our Lives
Another Brick in the Wall Part 2/Part 3
Dogs
Pigs (Three Different Ones)
Money
Us and Them
Smell the Roses
Brain Damage
Eclipse
Comfortably Numb

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