Andare ad un concerto di Sfera Ebbasta

Andare ad un concerto di Sfera Ebbasta

Sfera Ebbasta è il fenomeno della musica italiana, in questo momento. Negli ultimi mesi il (t)rapper ha raggiunto traguardi importanti (i numeri del suo ultimo album, "Rockstar", uscito lo scorso gennaio, sono notevoli) e, che vi piaccia o no, se ne sta parlando moltissimo. Ma chi è davvero Sfera Ebbasta? Lo spaccone che si presenta sul palco del Concerto del Primo Maggio a Roma con "due Rolex" (come ha scritto lui su Twitter subito dopo la sua esibizione, scatenando l'ira dei moralisti) o il rapper un po' mammone che da ragazzino faceva la fame e passava le sue giornate sulle panchine dei parchetti di "Ciny" (Cinisello Balsamo, appena fuori Milano, dove è nato e cresciuto)? Provocatore o cazzone convinto? Cosa dice nelle sue canzoni? E chi è che ascolta i dischi del "king della trap music all'italiana"? Per scoprirlo siamo andati ad ascoltarlo dal vivo alla prima delle due date romane del "Rockstar tour 2018", che è partito all'inizio di aprile e che ha registrato non pochi sold out.

Quello che colpisce, appena entriamo nel club che ospita il concerto, l'Orion di Ciampino (a una ventina di minuti in macchina dal centro di Roma), è la quantità di adolescenti accalcati al centro della sala e sotto il palco: età media 14-15 anni. Ma ci sono anche parecchi bambini, accompagnati dai fratelli più grandi o dai papà - che sembrano abbastanza curiosi di vedere questo Sfera Ebbasta. Ragazzi sui 18-19 anni si aggirano con aria incazzosa per la sala: capelli rasati ai lati, indossano felpe di poliestere, jeans strettissimi e marsupi legati intorno alla vita. "Sfera! Sfera!", urlano i ragazzi ammucchiati sotto il palco. Alle 22 in punto le luci si spengono e salgono sul palco i musicisti che accompagnano il trapper per i concerti di questo tour: un chitarrista, un batterista e alla consolle il dj Junior K. Quando tutti hanno preso posizione, Sfera fa il suo ingresso: porta un borsello a tracolla e indossa t-shirt rosa, jeans, occhiali da sole. E un immancabile Rolex dorato al polso. Il palco si accende, ai lati compaiono i simboli $ e €, che stanno per la "S" di Sfera e la "E" di Ebbasta. Il pubblico esplode, i cellulari si illuminano e gli obiettivi sono tutti puntati verso il palco. Le urla sono così forti che è quasi impossibile sentire la voce di Sfera.

La scaletta del concerto è il racconto dell'ascesa al successo di Sfera Ebbasta, il suo riscatto attraverso il rap: si parte dal presente, dallo Sfera che viaggia su jet privati e ostenta la sua ricchezza; si ritorna alle origini, alle panchine dei parchetti di Cinisello Balsamo, il comune appena fuori Milano in cui il trapper è nato e cresciuto; infine si ritorna al presente, allo Sfera che ce l'ha fatta. Il filo conduttore sembra essere rappresentato dall'ambizione e dalla voglia di spaccare di chi viene dalla strada, di chi è partito da zero e ora dorme nelle suite degli alberghi più lussuosi. L'apertura è affidata a "Tran tran", un ideale biglietto da visita: "No, tu non l'hai mai visto il tuo frigo vuoto / per questo non pensi a riempirti la pancia / di brutti pensieri riempivo la stanza / poi con gli sforzi di una vita intera giro l'Italia / riempiendo i locali mentre questi a casa parlano di Sfera", rappa lui in una strofa del pezzo. Una dopo l'altra arrivano altre tre canzoni tratte da "Rockstar": "Bancomat", "20 collane" e "Leggenda". I genitori sorridono guardando i figli e si lasciano coinvolgere. I ragazzini si fanno selfie con il palco alle spalle. Sfera fa il padrone di casa: "Grazie di cuore per essere qui stasera, siete pronti a scatenarvi?", dice, "voglio vedervi saltare come cavallette, tutti quanti". Gli passano una lattina, lui la svuota annaffiando le prime del parterre. "Sfera piace a tutti, come il McDonald / come i soldi, le modelle l'erba buona", rappa. "Ti piace?", urla un ragazzino nell'orecchio del padre, che sorride: "Sì, però la prossima volta ti porto al concerto di Vasco Rossi", gli risponde. Poco più in là una ragazzina - avrà 8 o 9 anni - sorseggia birra dal bicchiere della madre.

Mi remavano contro, mi dicevano che non ce l'avrei mai fatta. Sono la prova vivente che se ce l'ho fatta io ce la possono fare tutti, quindi non perdete mai le speranze.

Non mancano omaggi a Gué Pequeno, che è stato uno dei primi a credere in Sfera Ebbasta quando non era ancora nessuno: "Scooteroni" e "Lamborghini" fanno scatenare il pubblico dell'Orion. "Quanti di voi ascoltano Sfera Ebbasta dal giorno zero?", chiede il trapper ai suoi fan. E attacca "XDVR", title track del suo primo album, un altro biglietto da visita (ma dello Sfera del passato: "Ho mollato scuola / me ne fumo 10 all'ora / mia mamma non lavora"), seguita subito dopo da "Ciny" (il suo primo successo su YouTube, era il 2015). Sul palco sale poi DrefGold, rapper bolognese che insieme al suo produttore Daves The Kid è stato il primo a firmare per l'etichetta di Sfera Ebbasta e di Charlie Charles, BillionHeadz Music Group: bandana annondata intorno alla testa, immancabile borsello a tracolla, propone un mini set di tre pezzi, "Kanaglia", "Occupato" e "Boss", per poi essere raggiunto da Sfera su "Sciroppo" (fa un certo effetto vedere bimbi di 8 anni cantare, sotto gli occhi dei genitori divertiti, versi del tipo "Sciroppo cade in basso come l'MD" o "la tipa che mi scopo si ammazza di squat"). Mentre il trapper canta il ritornello "Tesla", il pezzo che ha inciso insieme allo stesso DrefGold e a Capo Plaza, una ragazzina in fondo alla sala si sente male e si accascia a terra. È un ragazzino ad andare a cercare i soccorsi. Intervengono alcuni adulti, che portano la ragazzina fuori dalla sala. Il concerto prosegue, anche perché dal palco non ci si accorge nemmeno del fatto. Sfera Ebbasta si riappropria della scena con un altro pezzo del pre-"Rockstar", "BRNBQ", "Bravi ragazzi nei brutti quartieri": "Sono la prova vivente che se ce l'ho fatta io ce la possono fare tutti, quindi non perdete mai le speranze", sentenzia guardando i suoi fan.

"Uber" chiude la scatola dei ricordi e Sfera torna a raccontare il suo presente, tra "quindicimila nella borsa", suite degli alberghi e i sedili di pelle dei macchinoni. Con "Serpenti a sonagli" ne approfitta per togliersi qualche sassolino dalla scarpa: "Ci sono un sacco di persone che davanti vi fanno il sorriso e poi non vedono l'ora di mettervelo nel culo", dice, "dovete sempre distinguere tra amici e serpenti a sonagli. Voglio sentire un bel vaffanculo a tutti i serpenti a sonagli che sono rimasti a casa, che mi remavano contro, che mi dicevano che non ce l'avrei mai fatta". Poi arrivano "Ricchi per sempre" e "Visiera a becco", che tornano a far cantare a squarciagola i ragazzini, mentre il concerto si avvia verso la conclusione. "Cupido", dedicata alle ragazze in sala, una delle sue hit più recenti, ci mostra uno Sfera Ebbasta in versione romanticone: "Con le altre faccio lo stu-pi-do / ho bevuto troppo, meglio se / mi riportano da te / ti ho colpita, sono cu-pi-do / una tipa chic come te / vuole un trap boy come me". Il finale - prima di una sorpresina, l'anteprima del singolo con Ghali, "Peace and love", uscito a mezzanotte - è il manifesto dello Sfera del 2018, quello che ha dato il titolo all'album e al tour: "Con questi rapper io ci faccio un frappè / sono una rockstar, rockstar!", urla lui al microfono, mentre attorno al palco esplodono coriandoli.

Nessuno mi ha mai regalato niente e sono orgoglioso di essere un povero arricchito, mi sono sudato tutto quello che ho.

"La vera domanda è: quanti di quelli che mi criticano si comporterebbero diversamente da come faccio io? Ho 25 anni, sono felice, cerco di rendere felice chiunque mi stia attorno... Se basta un outfit Gucci in diretta tv per rovinarvi la serata vuol dire che avete un problema molto più grosso da risolvere" ha scritto Sfera Ebbasta su Twitter, rispondendo ai commenti dei moralisti sui Rolex al Primo Maggio, "nessuno mi ha mai regalato niente e sono orgoglioso di essere un povero arricchito, mi sono sudato tutto quello che ho e ancora mi ricordo quando a casa avevamo 150€ per fare la spesa di tutto il mese e mangiavamo o pasta o latte ogni sera. Ora le cose sono cambiate e 2 Rolex al polso per me rappresentano solo un trofeo. Mi ricordano da dove sono venuto e fino a dove sono arrivato". 
Forse bisognerebbe cominciare a prenderlo meno sul serio.

Mattia Marzi

SCALETTA:
"Tran tran"
"Bancomat"
"20 collane"
"Leggenda"
"Scooteroni"
"Lamborghini"
"XDVR"
"Ciny"
"Kanaglia" (DrefGold)
"Occupato" (DrefGold)
"Boss" (DrefGold)
"Sciroppo" (con DrefGold)
"Tesla"
"BRNBQ"
"Figli di papà"
"Notti"
"BHMG"
"Uber"
"Serpenti a sonagli"
"XNX"
"Ricchi x sempre"
"Visiera a becco"
"Cupido"
"Rockstar"
"Peace and love"

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