Sanremo 2018, la conferenza stampa di chiusura del Festival. Svelati i primi dati sulle votazioni

Sanremo 2018, la conferenza stampa di chiusura del Festival. Svelati i primi dati sulle votazioni

Il Festival di Sanremo 2018 si è concluso ieri sera, sabato 10 febbraio, con la vittoria di Ermal Meta e Fabrizio Moro e della loro "Non mi avete fatto niente". L'organizzazione fa il punto di quello che è stata la 68esima edizione del Festival nella conferenza stampa di chiusura, che si tiene come da tradizione nella sala stampa del Teatro Ariston: "La RAI e Baglioni hanno vinto una grande sfida. Il direttore artistico ha detto che è molto importante prendersi la responsabilità delle proprie scelte e questa è la frase che secondo me descrive bene quello che è successo in questo festival: Sanremo è stato un prodotto di qualità popolare, emozionante. Ringraziamo Claudio per le sue scelte e per le sue qualità, e anche Michelle Hunziker e Pierfrancesco Favino, che lo hanno affiancato", esordisce il direttore di Rai1 Angelo Teodoli, "questo Festival è frutto di una crescita che va avanti ormai da quattro anni e che è partita con Carlo Conti. Speriamo di crescere ancora in termini di qualità e di telespettatori".

La conduzione di Claudio Baglioni, un non-presentatore, bravo a riportare la musica veramente al centro e ad alternare la sua storia alla storia del Festival, e alle canzoni in gara: "Evidentemente quest'anno abbiamo aperto una strada diversa. Il conduttore-artista è una nuova opportunità che ci ha dato degli ottimi risultati", dice il capostruttura RAI Claudio Fasulo, "è una risorsa e ci permette di guardarci attorno con un occhio differente senza i vincoli che tendiamo ad utilizzare di solito". La RAI proseguirà su questa strada? "Nessuno, lo scorso anno, immaginava Baglioni alla conduzione del Festival 2018. Il prossimo anno potrebbe riservarci ancora un'altra sorpresa", risponde Teodoli.

Nel corso della conferenza stampa di chiusura del Festival vengono svelati anche i primi dettagli relativi alle votazioni della finale. Nella prima parte della serata i più votati al televoto sono stati Ermal Meta e Fabrizio Moro, secondi Lo Stato Sociale, terza Annalisa. I più votati dai giornalisti della sala stampa sono stati i ragazzi di Lo Stato Sociale, seguiti da Diodato e Roy Paci e da Ermal Meta e Fabrizio Moro. Il più votato dalla giuria degli "esperti" è stato Ron, secondo il trio Ornella Vanoni-Bungaro-Pacifico, terzo Luca Barbarossa (Ermal Meta e Fabrizio Moro quarti). Diverso l'andamento delle votazioni per la finalissima a tre. Al televoto primi Meta e Moro, seconda Annalisa, terzo Lo Stato Sociale. I giornalisti della sala stampa hanno messo al primo posto Lo Stato Sociale, al secondo Ermal Meta e Fabrizio Moro, al terzo Annalisa. Nella classifica degli "esperti" prima Annalisa, secondi Ermal Meta e Fabrizio Moro, terzi Lo Stato Sociale.

Arriva poi Claudio Baglioni, che sul suo Festival dice: "Ho cercato di prendere il titolo, Festival della Canzone Italiana, e l'ho tradotto in fatti. Penso che il format sia ripetibile, miauguro che la gran parte degli operatori del nostro settore, dai discografici agli editori musicali, passando per gli autori, si dia una struttura più importante, anche a livello culturale, con l'ambizione di far meglio. Non inseguire il pubblico, nei gusti, ma precederlo: avere maggiore responsabilità nella proposta. Il Festival non deve essere solamente la destinazione finale, ma anche l'origine e la fonte di un movimento artistico".

Baglioni ci sarà anche nel 2019? Lui, per ora, non si sbottona, ma dice: "Suggerimenti per il futuro? Si possono organizzare meglio alcune cose, estremamente tecniche: la suddivisione delle prove, ad esempio, o la situazione degli ascolti. Per il resto mi sembra che il Festival non vada toccato più di tanto: c'era prima di noi e ci sarà anche dopo". "Essere qui mi ha permesso anche di prestare attenzione alla musica di oggi", prosegue il cantautore romano, tracciando un bilancio di questa esperienza, "pèerché dopo i 25 anni rischi di non ascoltare più la musica altrui. Mi sembra che lo stato di salute della musica italiana di oggi sia buono, ma non buonissimo. È un momento di transizione: gli artisti, compositori e gli interpreti sono delle antenne sensoriali. Captano quello che gli gira intorno e se quello che gli gira intorno non è chiaro, è difficile trasformarlo in qualcosa di chiaro. La televisione usa molto la musica, ma lo fa a scopi propri: la ingloba nei propri meccanismi. Non ci sono rubriche musicali, come 'Adesso musica' o 'Discoring'. E i discografici dovrebbero essere più attenti e più appassionati. Le vendite non premiano, le rendite sono scemate rispetto al passato: pensate al valore che aveva una volta il disco d'oro e il valore che ha oggi. La morale di questo Festival? Bisogna ricominciare a scoprcarsi le mani, anche a costo di rompersi il muso: bisogna prendersi delle responsabilità". 

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