Sanremo 2018, Il Festival migliore degli ultimi anni - il commento

Sanremo 2018, Il Festival migliore degli ultimi anni - il commento

Il Sanremo migliore degli ultimi anni. Un buon equilibrio tra musica, ospiti, varietà, canzoni in gara. Non è una questione solo di numeri di ascolto - che nessuno si aspettava. Ma ogni tanto la qualità coincide con i risultati: il Festival di Claudio Baglioni era una grande incognita, e alla fine ha convinto tutti. La musica al centro, si dice sempre: non solo quella in gara, ma il karaoke delle canzoni di Baglioni. E molto varietà, ma senza nessuna concessione al trash. 
 

Le canzoni: 7
Dopo 4 ascolti in TV lo possiamo dire: ce n’erano almeno 5 o 6 che meritavano e la cui vittoria non avrebbe scandalizzato nessuno: Diodato-Paci (la preferita), Ron, Lo Stato Sociale, Max Gazzè, Onella Vanoni con Bungaro e Pacifico. Ci sono piaciute anche Decibel, Rubino, Barbarossa, Ermal Meta-Moro. E’ sempre Sanremo, sia chiaro: ma sono state confermate le impressioni: canzoni dal gusto popolare, ma con un tocco di raffinatezza. Baglioni, insomma.

Baglioni: 8
La grande incognita era: cosa farà sul palco? Sarà sempre un po’ serioso e verboso?
Invece ha trovato il ritmo quasi subito. Presente ma non troppo, autorevole e autoironico. L’imitazione dell’imitazione di Belen ed “Heidi” cantata come se fosse Peter Gabriel, i due momenti migliori.

Favino e Hunziker: 7
Favino è diventato un mattatore: le sue gag non hanno fatto rimpiangere troppo l’inarrivabile Fiorello della prima sera. La Hunziker è stata la macchina del ritmo del Festival: un metronomo delle presentazioni. 

Gli ospiti: 6/7
Lo sappiamo: lo spettacolo prevedeva i duetti con Baglioni. Ma avremmo voluto vedere Claudione cantare di più da solo, piuttosto che constatare ogni volta la differenza di statura tra lui e gente come Il Volo. Poi certo: la Nannini e Paoli hanno carisma e statura. La Pausini e la Mannoia hanno emozionato: "Mio fratello che guardi il mondo" con Fiorella è stato da brividi.
Unica nota stonata, la richiesta di canzoni in Italiano agli stranieri, che ha prodotto risultati così così.

I giovani: 6
Ultimo ha vinto meritatamente, con padronanza del palco e una bella canzone. Bravi Eva, Mudimbi, Mirkoeilcane. Ma non possiamo credere che non ci fossero giovani migliori in circolazione che volessero venire al Festival.

Il futuro: senza voto
Lo sentite questo rumore, in lontananza da Milano, e Roma? Sono i vari addetti ai lavori della televisione che rosicano.
Conduttori, registi, agenti delle star erano lì, sulla riva del fiume, ad aspettare che passasse il cadavere del Festival del 2018. Pensavano fosse  impossibile di replicare i risultati del 2017. Erano pronti a proporsi come salvatori per il 2019.
Invece continueranno a rimanere seduti lì a guardare l’acqua che scorre per un altro anno. Nessuno di loro può ragionevolmente pensare di fare il Festival senza lo spauracchio di vedersi sventolare i risultati di pubblico e critica di Baglioni nel 2018. 
La RAI può pensare ad una sola persona, per il 2019, ed è Fiorello, affiancato da un buon direttore artistico per la parte musicale: ha qualche mese di tempo per convincerlo, o per convincere Baglioni a fare il bis.

(Gianni Sibilla)

Dichiarazione di voto
Ogni testata presente in sala stampa all'Ariston ha a disposizione due giornalisti votanti, che possono esprimere tre preferenze ciascuno (non in ordine) per i campioni e una al ballottaggio finale. Per Rockol sono presenti Gianni Sibilla e Mattia Marzi.
Gianni Sibilla ha votato Diodato, Max Gazzè e Ron al primo turno e Lo Stato Sociale alla finale.
Mattia Marzi ha votato Lo Stato Sociale, Diodato/Roy Paci e Le Vibraziono al primo turno e e Lo Stato Sociale alla finale.
Per il Premio della Critica (un voto per testata) Rockol ha votato Max Gazzè. Per il premio miglior interpretazione Rockol ha votato Mirkoeilcane

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