Colapesce: il tour di 'Infedele' arriva a Roma, tra Battiato e sacerdoti - RECENSIONE

Colapesce: il tour di 'Infedele' arriva a Roma, tra Battiato e sacerdoti - RECENSIONE

Quando le luci si spengono, qualcuno sta ancora cercando il suo posto, in platea. Dalle casse parte un canto mediorientale: sembra quasi il richiamo del Muezzin all'ora della preghiera, mentre la Sala Sinopoli dell'Auditorium Parco della Musica di Roma, che ospita la terza data del tour (dopo il debutto a Milano e Bologna), assume le ideali sembianze di una piccola cattedrale per "infedeli". I musicisti della band, nella penombra, cominciano a posizionarsi sul palco: sullo sfondo si intravedono tre lune argentate. La ritmica di "Pantalica" squarcia il velo e alcuni flash cominciano ad illuminare il palco: tutti i musicisti indossano abiti neri da sacerdote, con tanto di colletto clericale. Colapesce, anche lui vestito da sacerdote, indossa un grande mascherone di cartapesta, che non gli impedisce però di ballare e di cantare.

Quello che colpisce, sin da subito, è l'affiatamento della band: i musicisti si guardano, si sorridono, si fanno cenni e si coordinano con precisione impeccabile. Non deve essere semplice, soprattutto perché il suono dell'ultimo album del cantautore siciliano, "Infedele", uscito lo scorso ottobre è parecchio bipolare: c'è una forte componente elettronica, ma c'è anche una bella componente acustica. In un modo o nell'altro, anche il dialogo tra i vari strumenti sul palco risente di questo bipolarismo: è curioso notare come sintetizzatori e drum machine riescano a combinarsi a chitarre acustiche e pianoforti.
Le atmosfere del concerto cambiano continuamente e dopo il rumore iniziale di "Pantalica", ecco che arriva il pianoforte dell'introduzione di "Ti attraverso": "Siamo davvero tutti simili / Sogniamo di essere compresi, diffusi, smaterializzati", canta quasi sottovoce Colapesce, mentre imbraccia la sua chitarra, la stessa con cui si accompagna per "Totale" e per "Vasco da Gama".

La scaletta è costruita per blocchi. La prima parte del concerto è dedicata a "Infedele", l'ultimo disco, ma a partire da "Satellite" Colapesce comincia a proporre ai suoi "infedeli" seguaci pezzi dei suoi precedenti dischi, come "Reale" e "Egomostro", dall'omonimo album del 2015. Si torna a "Infedele" con "Decadenza e panna" e "Maometto a Milano", impreziosita da un finale in cui il sax di Gaetano Santoro suona scale arabe su una ritmica prog-rock (alla batteria c'è Giannicola Maccarinelli dei JoyCut): è interessante ascoltare come Colapesce e la sua band riescano a far sposare generi tra loro lontanissimi, non solo a livello di suoni, ma anche a livello geografico. A fare da cerniera tra le due canzoni, una cover piano e voce di "Segnali di vita" di Franco Battiato, con cui Colapesce rende esplicito il debito che ha nei confronti del suo conterraneo: "Ti accorgi di come vola bassa la mia mente? / È colpa dei pensieri associativi / Se non riesco a stare adesso qui".

"La distruzione di un amore", "Sottocoperta" e "Compleanno" ci portano pian piano verso il finale, che arriva con "Sospesi" (l'ultima canzone di "Infedele"): i toni si fanno di nuovo acustici, caldi, e i suoni guardano al mondo del jazz. Sulla coda, Colapesce lascia il palco alla bella voce di Adele Nigro (frontwoman dei milanesi Any Other), prima di tornare per il bis con "Restiamo in casa", "Maledetti italiani" e "S'illumina".

di Mattia Marzi

SCALETTA:
"Pantalica"
"Ti attraverso"
"Vasco da Gama"
"Totale"
"Satellite"
"Reale"
"Egomostro"
"Maometto a Milano"
"Segnali di vita"
"Decadenza e panna"
"La distruzione di un amore"
"Sottocoperta"
"Compleanno"
"Sospesi"
"Restiamo in casa"
"Maledetti italiani"
"S'illumina"

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