NEWS   |   Italia / 27/11/2017

Niccolò Fabi e gli abbracci prima delle partenze: il report e le foto del concerto al Palalottomatica

Niccolò Fabi e gli abbracci prima delle partenze: il report e le foto del concerto al Palalottomatica

Non fa finta di niente. Lo sa bene che questo non è un concerto ordinario, che non è un concerto qualunque. E anche se prova a controllare le emozioni, proprio non ce la fa: durante la serata Niccolò si commuove più di una volta. Ma non scivola nel patetismo sentimentalista, mantiene una certa compostezza. Quelle poche volte che parla, lo fa evitando ogni eccesso di drammaticità. Perché non è un concerto d'addio, come in molti avevano titolato travisando alcune dichiarazioni di Fabi tratte da un'intervista: è più un abbraccio forte prima di una partenza, un "ci vediamo presto".

Rompe il ghiaccio con "Una somma di piccole cose", il manifesto ideale del concerto: suoni caldi, acustici, luci soffuse, atmosfera intimista. Niccolò va al centro del palco, si inchina verso il pubblico. Si guarda intorno, poi imbraccia la sua chitarra e comincia a cantare: "È una somma di piccole cose, una somma di piccole cose", sussurra. Il concerto è quasi tutto così, ispirato al suono del suo ultimo album di inediti e della raccolta "Diventi inventi 1997-2017", l'indie-folk di sponda americana, rurale e un po' hipster. In primo piano ci sono le chitarre, ma soprattutto c'è la sua voce, calda e avvolgente: "Mi auguro che le fanciulle in sala non abbiano commesso l'ingenuità di mettere troppo mascara e che i presenti si siano attrezzati con fazzolettini di carta che, dico solamente come ipotesi, potrebbero risultare utili", scherza il cantautore prima di cantare "Facciamo finta". Il primo a commuoversi, però, quando su "facciamo finta che chi ha successo, se lo merita" s'alza l'applauso del palasport romano, è proprio lui.

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Fabi ripercorre tutta la sua storia. E lo fa ospitando sul palco i tanti musicisti con i quali ha avuto modo di suonare nel corso dei suoi primi vent'anni di carriera: non c'è solo la sua band "attuale", quella che lo ha accompagnato nel tour di "Una somma di piccole cose", ma ci sono anche i musicisti dei dischi e dei tour del passato, come i chitarristi Roberto Angelini e Danilo Pao, il bassista Lorenzo Feliciati, il tastierista Aidan Zammit, i percussionisti Agostino Marangolo e Fabio Rondanini, Pier Cortese e gli GnuQuartet. Perché la musica è anche - e soprattutto - condivisione: "Le persone che ho avuto al mio fianco sono state fondamentali, hanno fatto in modo che questo discorso non rimanesse solo un soliloquio. I viaggi, suonare insieme, andare in tournée: tutto questo è stato un modo per rendere corale qualcosa che in origine era molto personale", spiega il cantautore.

Non mancano momenti più vivaci e allegri, certo: in "Ostinatamente" subentrano le chitarre elettriche, accanto a quelle acustiche; su "Il negozio di antiquariato", proposta quasi in versione Mumford & Sons, il pubblico balla e canta; e su "Rosso" è lo stesso Fabi a lasciarsi trasportare dal ritmo: saltella sul palco, sorride e si diverte. Ma l'atmosfera che attraversa più o meno tutto il concerto è proprio quella degli ultimi lavori del cantautore: un'atmosfera acustica, intima e delicata. Non è semplice portare un concerto del genere in uno spazio così grande, un palazzetto dello sport che di solito ospita i concerti delle star del pop e del rock e che è abituato ad altri suoni, altre atmosfere: c'è il rischio che tutto quel calore si disperda, che le note non riescano a colmare la distanza che ti separa dagli spalti. Eppure Fabi ci riesce: lo fa puntando tutto sulla sua scrittura emotiva. "Io certo non ti lascerò mai andare, di certo non ti lascerò sparire", urla con un misto di dolcezza e rabbia nel finale (quasi catartico) di "Ecco". "Ancora adesso stringiamo i pugni e non ce ne andiamo da qui", canta in "Una mano sugli occhi", accompagnandosi al pianoforte. Sono solo due dei momenti più toccanti della serata.

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Più che un commiato, il concerto è una festa. E come ogni festa che si rispetti, ci sono alcune sorprese. Fiorella Mannoia raggiunge Niccolò Fabi al centro del palco sulle note di "Offeso", il duetto che incisero nel 2003: "L'ultima volta che l'abbiamo cantata insieme è stata quattordici anni fa", dice Niccolò. Fiorella aggiunge: "È sempre un piacere cantarla, nonostante siano passati tanti anni". Per "Lasciarsi un giorno a Roma" Fabi chiama accanto a sé il chitarrista Daniele Sinigallia, insieme al quale condivise il palco dell'Ariston entrambe le volte che partecipò al Festival: "Il riff di chitarra di questa canzone l'ha inventato Daniele, quindi è giusto che a stasera a suonarlo sia lui", dice il cantautore. Alla fine il pubblico solleva a sorpresa dei cartelli colorati con su scritto "grazie". Niccolò si commuove: "Voi siete pazzi". E poi ci sono loro, Max Gazzé e Daniele Silvestri, gli amici e compagni di sempre. Il trio si ricompone per due pezzi tratti da "Il padrone della festa", "Alzo le mani" e "L'amore non esiste", e per "Vento d'estate": Fabi alla chitarra, Gazzé al basso e Silvestri al piano. Per i seguaci della scena romana è sempre un piacere vederli insieme sullo stesso palco.

C'è qualcosa di implicito, di non detto, tra il cantautore e il pubblico. Il momento in cui Niccolò spiegherà cosa ne sarà della sua vita nei prossimi mesi lo aspettano tutti: a molti non gli è bastato leggere il post con cui il cantautore ha fatto chiarezza sulle dichiarazioni tratte da quell'intervista, vogliono sentire le sue parole. E ad un certo punto, verso la fine del concerto, lui si avvicina al microfono e si fa coraggio: "Me la prendo questa responsabilità. Me l'avete data e io l'accetto. Lo avete sentito: mi è scappata questa frase della pausa, della vacanza, del bisogno di allontanarmi un po' da questo. È fondamentale: serve per dare importanza e peso a ogni cosa che mi capiterà di fare", spiega prima di suonare "Il primo della lista". Il finale vero e proprio arriva dopo i duetti con Gazzé e Silvestri. È con "Lontano da me" che Niccolò saluta il pubblico: un pezzo che ha il sapore di un bilancio, di un tirare le somme. "Si parte per dimenticare o per cercare un lungomare, per avere un'altra vita e per poter ricominciare", canta.
"Ho talmente tante impressioni che è veramente impossibile cercare di riassumerle. Lo farò nei prossimi mesi", dice ancora il cantautore. Tutti i musicisti lo raggiungono sul palco, si stringono intorno a lui: le luci si accendono, il palasport romano è tutto in piedi ad applaudire. Niccolò s'inchina, saluta come aveva fatto all'inizio del concerto: è l'epilogo più bello.

di Mattia Marzi

SCALETTA
"Una somma di piccole cose"
"Filosofia agricola"
"Evaporare"
"Facciamo finta"
"Ostinatamente"
"Ecco"
"Le chiavi di casa"
"Una mano sugli occhi"
"Una buona idea"
"Rosso"
"La promessa"
"Solo un uomo"
"Attesa e inaspettata"
"Sangue del mio sangue"
"Costruire"
"Offeso" (con Fiorella Mannoia)
"Lasciarsi un giorno a Roma" (con Daniele Sinigallia)
"Il primo della lista"
"Alzo le mani" (con Max Gazzé e Daniele Silvestri)
"L'amore non esiste" (con Max Gazzé e Daniele Silvestri)
"Vento d'estate" (con Max Gazzé e Daniele Silvestri)
"Capelli"
"Lontano da me"

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