Concerti, i Baustelle a Milano: 'La fine dell’estate, dell’amore e della violenza' - REPORT
“Antipatici”, “snob”, “dandy”, “pessimisti (cosmici)”, ma soprattutto “tristi”. La stampa li ha spesso definiti così e i Baustelle ci giocano. “Vi rivelerò una cosa”, racconta il frontman Francesco Bianconi dal palco dell’Alcatraz di Milano, “È la verità. Mentre siamo qui un piccolo angolino del nostro cuore è gonfio di tristezza”.
Il tour di “L’amore e la violenza” (2017), l’album che il gruppo sta portando in giro per l’Italia dalla scorsa primavera, tra teatri e spazi aperti, è giunto alla fine – quella di ieri sera, 21 settembre, a Milano, è la penultima tappa. Di qui erano già passati a inizio tour, facendo una doppia data al Teatro Arcimboldi il 20 marzo e il 4 aprile. “È evidentemente la fine dell’estate, dell’amore e della violenza”, commenta il leader di quel gruppo che da sempre danza su un equilibrio di opposti, forse in quest’ultimo lavoro più mai. “In cielo con le rondini, in terra in mezzo agli uomini”, “Tra il fiorire di una rosa e la decadenza”, “Vivere e rimanere giovani”: un elenco di contrari che fa della lirica dei Baustelle una meravigliosa altalena tra le vette e gli abissi. “Lo so, la vita è tragica, la vita è stupida, però è bellissima”, canta Bianconi. Ecco, loro sono così, capaci di saltare con uno schiocco di dita dall’amore alla violenza, passando per un’analisi insieme profonda, disperata e divertita della realtà, quella di oggi e quella di sempre.
La scaletta si mantiene la stessa delle tappe precedenti, con una nuova cover, che come da tradizione Bianconi ha cambiato in ogni città, attingendo in prevalenza al repertorio degli anni ’80 e ‘90. Questa volta la scelta è caduta su “Henry Lee” (da “Murder Ballads”, 1996) di Nick Cave e PJ Harvey. Ma le cover non sono le uniche citazioni per un gruppo che da sempre condisce i suoi album di riferimenti alla cultura, all’arte, alla musica e persino alle droghe delle decadi passate. L’illuminazione da sfera a specchi - quella de “La Febbre del sabato sera”, per intenderci - si alterna ai motivi grafici più tipici della musica elettronica. I pantaloni a zampa non mancano, come nemmeno i grandi cappelli scuri a tesa larga. Tra il pubblico, i giovani sono tantissimi e sulle note di “Charlie fa surf”, “La moda del lento”, “Gomma” o “Bruci la città” impazziscono, e sentire le voci dai microfoni diventa quasi impossibile.
Sono in molti i Baustelle sul palco, campo di battaglia tra chitarre, tastiere analogiche e potenti sintetizzatori, spesso usati anche dai due volti del gruppo, lui e lei, Francesco e Rachele. La formazione comprende Sebastiano De Gennaro (batteria e percussioni), Ettore Bianconi (sintetizzatori), Diego Palazzo (tastiere, sintetizzatori, organo e chitarre), Andrea Faccioli (chitarre), Alessandro Maiorino (basso), oltre ovviamente alla triade Francesco Bianconi (voce, chitarra e tastiera), Rachele Bastreghi (voce, tastiere e percussioni) e Claudio Brasini (chitarra).
“Bruciate, bruciate, bruciate d’amore cazzo”, saluta Bianconi mollemente appoggiato all’asta del microfono a fine concerto. Ci proveremo, cari Baustelle. A patto che voi non smettiate di cantare anche l’altra faccia di quell’amore che da solo, come ci avete insegnato, è poca cosa.
di Erica Manniello
SCALETTA:
Il vangelo di Giovanni
Amanda Lear
Betty
Eurofestival
Basso e batteria
La musica sinfonica
Lepidoptera
La vita
Ragazzina
Charlie fa surf
Un romantico a Milano
Piangi Roma
Gomma
Bruci la città
La canzone del parco
L’aeroplano
La moda del lento
Henry Lee (Murder Ballads, 1996)
La guerra è finita
BIS
Veronica n.2
La canzone del riformatorio