Chi insegna al Ministero dell’Istruzione a leggere i testi delle canzoni?

Chi insegna al Ministero dell’Istruzione a leggere i testi delle canzoni?

E' vero che il diavolo sta nei dettagli, ma allora - a questo punto - dovremmo metterci d'accordo su cosa siano, i dettagli.

Nella mattina di oggi, lunedì 18 settembre, l'Istituto Comprensivo Pirandello di Taranto ha ospitato la cerimonia di apertura dell'anno scolastico 2017/2018: alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e della Ministra dell'Istruzione Valeria Fedeli sul palco della manifestazione si sono alternati diversi ospiti, dai cantanti Ermal Meta e Michele Bravi al presentatore, giornalista e divulgatore Alberto Angela.

Tra un intervento e l’altro c’è stato spazio anche per un numero di ballo che ha avuto per protagonista un gruppo di giovanissimi alunni della scuola primaria del Primo Circolo Didattico De Amicis di Avola: vestiti da personaggi della Lego - chissà se col placet o meno del celebre marchio danese, ma questa è un'altra storia - i bambini si sono esibiti in un numero di danza sulle note di "Despacito", la super-hit di Luis Fonsi e Daddy Yankee che negli scorsi mesi ha stabilito una lunga serie di record a livello internazionale in termini di vendite, diffusione e popolarità.

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Si diceva: il diavolo sta nei dettagli. Usare un brano molto celebre per musicare uno spettacolo solo in virtù della sua popolarità e a prescindere dal testo è una consolidata tradizione, che gli animatori dei villaggi turistici, dagli anni Ottanta in poi, hanno fatto diventare standard. Però un conto è un gioco aperitivo, un conto è una cerimonia ufficiale alla quale presenzi la più alta carica dello Stato. Perché il testo di "Despacito" - non è una novità - non pare esageratamente adatto a musicare uno spettacolo portato in scena da alunni delle elementari davanti al Presidente della Repubblica.

Non è perbenismo d'accatto: i giovanissimi, di questi tempi, hanno accesso a contenuti ben più scabrosi, o peggio violenti, e nessuno tra i piccoli ballerini è rimasto traumatizzato dall’accaduto, né dovrà ricorrere a un percorso psicologico per lasciarsi alle spalle questa esperienza - che vista da telespettatore, alla fine, è parsa più buffa che altro.

Il problema, semmai, è la percezione delle canzoni, e il peso che l'ascoltatore medio dà alle parole. Non è scandaloso che dei bambini ballino “Despacito”, che questa estate avranno sentito diverse migliaia di volte: è scandaloso che il Ministero della Pubblica Istruzione abbia dato il via libera all’utilizzo di un brano che, dal punto di vista testuale, nulla ha a che fare con il contesto nel quale sia stato utilizzato. E non per un malinteso: “Despacito” non è “A Hard Rain's a-gonna Fall”, e a versi come “voglio spogliarti lentamente con un bacio” e “Fammi oltrepassare le tue aree di pericolo fino a farti urlare e a farti dimenticare il tuo nome” solo con molta fantasia si potrebbero assegnare più chiavi di lettura. Semplicemente, nessuno si è preoccupato di leggere il testo, considerandolo un dettaglio.

Caparezza, uno che alle parole ci tiene forse più che alla musica (e che infatti è stato ripetutamente frainteso dal grande pubblico, a partire da "Fuori dal tunnel" e "Vieni a ballare in Puglia") solo qualche giorno fa, a chi gli faceva notare il livello forse troppo alto delle sue liriche rispetto agli standard dell’ascoltatore medio, ha detto di non preoccuparsi di scrivere testi troppo difficili: dopotutto “la gente che è abituata ad adorare canzoni in inglese senza capire una parola del testo può sempre fare finta che le mie canzoni siano cantate in inglese”. Atteggiamento che, da parte dell’ascoltatore occasionale, è anche comprensibile. Da parte di chi ha (o dovrebbe avere) il compito di formare intellettualmente le nuove generazioni di cittadini, un po’ meno.

(dp)

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