"E adesso che faccio? Non ho voglia di tornare in città per trovare la roba. È giorno pieno, gli spacciatori si trovano di più la sera e già qualche giorno fa ho rischiato di brutto, quando mi ha fermato quel poliziotto. Avevo la coca sotto il posacenere, ma un bel po’ di dosi di eroina in mano. Quando la volante mi ha fatto accostare e ho visto avvicinarsi il poliziotto, ho preso le dosi e le ho ingoiate. Sapevo di non rischiare niente, perché erano avvolte nel lattice. Il poliziotto mi domandò cosa ci facessi in quella zona malfamata di Los Angeles, io gli raccontai di una ragazza che mi piaceva, lui ci credette o finse di crederci e per fortuna non perquisì la macchina, sennò avrebbe trovato la coca. Ma adesso che faccio? L’eroina che avevo è finita e non so cosa fare".
Anthony Kiedis camminava per la Città degli Angeli, ma non li sentiva cantare. L’unico richiamo che avvertiva era quello della droga. Bisognava resistere e attendere l’oscurità. Di sera sarebbe stato più facile procurarsi l’ero. Anthony si avvicinò a un negozio di liquori, ma la nausea per le tossine accumulate lo costrinse a proseguire e a cercare il canale di scolo a bordo strada. Lì avrebbe potuto vomitare in santa pace. Mentre accadeva, Anthony notò qualcosa che fece accelerare i suoi battiti cardiaci. Erano tre confezioni di eroina. Intatte. Tre confezioni di eroina nel canale di scolo. Evidentemente erano state buttate da qualche drogato per non essere beccato dalla polizia. Anthony Kiedis finì di svuotare lo stomaco, raccolse i tre sacchetti e tornò verso la macchina. Che culo che aveva avuto.
Questo aneddoto è estratto dal libro "Rock bazar - volume secondo" di Massimo Cotto, edito da Vololibero Edizioni (344 pagine, 15,30 euro)