Chi è Andrea Laszlo De Simone? Il comunicato con cui, lo scorso mese, il suo ufficio stampa ci ha informati dell'uscita del suo primo album in studio, "Uomo donna", uscito per l'etichetta indipendente romana 42 Records (per la quale incidono anche I Cani e Cosmo), ce lo presenta così:
Andrea Laszlo De Simone è un'anomalia.
È un solista, prima di tutto.
Ma è anche una band di sei elementi.
Un cantautore travestito da band. Una band travestita da cantautore. Andrea Laszlo De Simone ha un nome, un secondo nome, un cognome e una faccia.
Cosa che di questi tempi è quasi una rarità.
Una breve biografia: il cantautore, che a guardare le foto potrebbe ricordare un po' l'Alan Sorrenti degli anni '80, con baffetto e capelli lunghi, comincia a farsi conoscere dai seguaci della scena indipendente italiana negli anni 2000, prima come primo batterista dei Nadàr Solo e poi come membro del tuo torinese Anthony Laszlo (composto insieme a Anthony Sasso, ex chitarrista e cantante dei Milena Lovesick).
L'esordio discografico risale al 2012, anno in cui Andrea Laszlo De Simone pubblica il primo album autoprodotto, "Ecce Homo", e alcuni videoclip: "Solo un uomo", "11:43", "I nostri piccoli occhi".
All’inizio del 2014 incontra alcuni musicisti della scena underground torinese e da mesi di sala prove esce una vera e propria band: Damir Nefat (chitarra), Daniele C (basso e cori), Filippo Cornaglia (batteria), Zevi Bordovach (tastiere) e Anthony Sasso (cori e percussioni).
E proprio con questa formazione il cantautore entra in studio per registrare quello che sarebbe poi diventato "Uomo donna", che noi abbiamo recensito qui e che il comunicato stampa di cui vi parlavamo sopra ci presenta come un disco che mischia la canzone "d'autore" italiana, la psichedelia, Battisti, i Radiohead, Modugno, i Verdena, i Tame Impala, Claudio Rocchi e IOSONOUNCANE. Il disco ha una particolarità: autoprodotto e registrato in presa diretta in collaborazione con il fonico bolognese Giuseppe Lo Bue, è stato successivamente post-prodotto e mixato utilizzando tecniche a cavallo tra l'analogico e il digitale, "fino a creare una sorta di paradosso sonoro che parte dalla canzone italiana anni '70 per arrivare a oggi" (le tracce sono state masterizzate da Andrea Suriani).
L'album è stato anticipato da tre brani, l'omonima "Uomo donna", "Vieni a salvarmi" e "La guerra dei baci", e dai relativi videoclip.
"Nella fase finale di questo percorso, impegnato a correggere piccoli refusi nei testi delle grafiche del disco, una disattenzione su un copia incolla ha generato uno degli errori più ingiusti, volgari e fastidiosi che potesse verificarsi e di cui purtroppo ho preso visione solo quando ormai il disco era stato distribuito".