"Ecco che arriva il mio eroe, è una persona ordinaria".
Qual è il momento in cui Dave Grohl è passato da ex batterista dei Nirvana, un musicista ordinario o quasi, al nuovo eroe del rock? Oggi siamo abituati a vederlo su un trono di chitarre, a non vederlo smettere di suonare anche quando si rompe una gamba, a sorprese gigantesche. Insomma all'incarnazione dello spirito rock, e del divertimento.
Ma non è sempre stato così. Ed un momento di svolta è stato proprio quando ha letterlamente cambiato forma e colori ai suoi Foo Fighters, con il secondo disco "The colour and the shape", coinvolgendo Gil Norton, storico produttore dei Pixies, per dare un nuovo suono alle sue canzoni, contemporaneamente rock, ma con una sensibilità pop. Come "My hero", appunto.
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"Rock'n'Grohl!" titolò al tempo il mensile americano "Spin": eppure l'eroe del rock pensò a questo disco a partire da una cosa molto ordinaria: il divorzio con la moglie, la fotografa Jennifer Youngblood. Il tutto portò Grohl a pensare al disco in maniera più profonda, trovando una chiave multivello che avrebbe definito il suono della band negli anni a venire: rock diretto, ma con il doppio fondo.
La tracklist è pensata come una sorta di seduta di terapia, con gli alti e bassi che rappresentano le emozioni contrastanti di due persone che si stanno lasciando. La sedia della terapia fu persino un'idea per la copertina, poi si decise per una forma più astratta, come astratto è il titolo. Ma non troppo: perché la terapia in musica di Dave Grohl ha cambiato forma e colore ai Foo Fighters.
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