Gli U2 portano in Europa il Joshua Tree Tour: la recensione del concerto di Londra

Gli U2 portano in Europa il Joshua Tree Tour: la recensione del concerto di Londra

“Londra, sei una città con una comunità formata da tremila linguaggi diversi, bisogna restare unici e trova il coraggio di rialzarsi”. Le parole di Bono commuovono i londinesi, che conoscono sulla propria pelle il momento difficile che attraversa la città.

30 anni. Tanto è passato dall’uscita di The Joshua Tree, il capolavoro degli U2. In questi anni cosa è cambiato nel mondo, ma soprattutto come è cambiato? Il tour celebrativo, partito dal continente americano a maggio e finalmente sbarcato in Europa ieri 8 luglio, prende spunto proprio da queste domande che si è posta la band, dopo la conclusione dell'Innocence + Experience Tour del 2015.

È storia nota che il nuovo album “Songs of Experience", pronto per questa primavera, sia stato rimandato al prossimo autunno in seguito all’elezione del presidente americano Trump. Era necessario fermarsi e riflettere, perché in fondo il mondo e la politica del 1987 non sono poi così lontani dai nostri giorni.
Per la prima volta dunque, gli U2 guardano al loro passato e alla loro storia, attraverso il loro album della maturità (ristampato anche un'edizione espansa di 4 CD lo scorso mese). Hanno deciso che era giunto il momento di raccontare alle nuove generazioni come quattro ragazzi di Dublino non ancora trentenni scoprirono l'America. 

Entrando nello stadio londinese di Twickenham il colpo d'occhio è notevole: ci troviamo davanti ad uno schermo che sovrasta il palco principale alto come un palazzo della stessa dimensione di quello usato per il Pop Mart Tour del 1998, ma con una risoluzione 400 volte maggiore. Lo stage B è concepito come un'ombra del grande albero del deserto americano, situato sul palco principale.

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Alle 18.30, l'onore ma anche il piacere di aprire i concerti e tutte le prossime tappe europei spetta a Noel Gallagher con i suoi High Flying Birds. Al contrario del fratello Liam è grande amico di Bono: dopo un anno di pausa dai live torna con un set di quasi un'ora che è un vero e proprio greatest hits di canzoni degli Oasis, con alcuni inserti tratti dai suoi due album solisti. Curiosamente, però, non esegue la sua canzone simbolo, “Don’t look back in anger”: già da qualche giorno si sospetta il perché. Lo si scoprirà più tardi.

Sono le 20 quando Larry Mullen Jr. cammina verso il palco secondario, introducendo con il rullante di batteria “Sunday Bloody Sunday”, prima di essere raggiunto dagli altri della band. Gli schermi sono spenti, rendendo la dimensione quasi intima con la sola band illuminata, ricordando l'essenza dei palchi degli esordi a cavallo tra gli anni ’70 e ’80. La sequenza è quella che viene solitamente suonata nei bis finali con “New year’s day” e l’esecuzione di “Bad”, con un accenno ad alcune strofe di “Heroes" di Bowie, chiaro messaggio per la città che non si deve arrendere. Questo set di quattro canzoni è anche il riassunto in ordine cronologico del periodo pre-Joshua Tree che si conclude con “Pride” del 1984


La narrazione adesso è pronta per entrare nel vivo: mentre gli U2 camminano verso il palco principale, lo schermo viene acceso e come nel 1987 esplode nel colore rosso che illumina tutto lo stadio introducendo “Where the Streets Have No Name”, la prima traccia di “The Joshua Tree”. Il deserto e le strade della California proiettate ci catapultano nell'America raccontata da Bono e sottolineata da Anton Corbijn. Il filmaker. che collabora con la band fin dagli anni '80,  è tornato proprio in quei luoghi dove realizzò la copertina dell’album e che qui si è occupato dei visual di tutte le 11 canzoni suonate in ordine come nell’album, realizzando altrettanti cortometraggi.

Si passa dalla foresta in bianco e nero di “I Still Haven't Found What I'm Looking" For ai forti colori della Valle della Morte in una toccante “With or Without You”, dalle immagini di persone che indossano il caschetto davanti a alla bandiera americana in “Bullet the Blue Sky” ai primissimi piani di Bono in “Running to Stand Still”. Nessuna delle immagini usate fa riferimento al passato: non ci sono gli U2 giovani del 1987 perché c’e una ferma intenzione nel portare ai giorni nostri l’album senza fare una semplice operazione nostalgia. 

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Stasera c’è un dialogo continuo con il pubblico. Gli attentati recenti e il clima di tensione vengono così mitigati da messaggi di ringraziamento di Bono verso il pubblico accorso numeroso. Non mancano i messaggi di saluto, in primis a Paul McGuinness, storico ex manager della band, a cui, viene dedicato il concerto e anche gli auguri per la figlia di Bono, Eve con tanto di “Happy Birthday” cantato da tutto lo stadio.

La seconda parte, incentrata sul periodo post-Joshua, si apre con le forti immagini dei campi profughi in Giordania e la performance di “Miss Sarayevo", dove la parte in italiano non è cantata da Bono come negli ultimi tour: viene diffusa proprio la potente voce di Pavarotti che incise la canzone. “Beautiful day” in una versione quasi dance, seguita da “Elevation" e “Vertigo”: sono i pezzi degli anni 2000 che fanno scatenare il pubblico londinese.
La parte finale si fa più sentita, “Ultraviolet" è dedicata a Joe Cox, la deputata inglese uccisa in un agguato, e a tutte le donne del mondo che hanno il coraggio di lottare. A “One” spetta il compito di chiudere la parte dei “classici”. Come già successo nella altre date americane gli U2 hanno voluto presentare un nuovo brano (“The Little Things That Give You Away") che farà parte del prossimo album, ma la sorpresa arriva poco dopo. 

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Quello  che in molti hanno solo sperato, succede davvero: Bono chiama sul palco Noel per l’esecuzione acustica di “Don’t look back in anger" con la band al completo. Il recente attentato di Manchester ha portato la canzone dell’ex Oasis a diventare il simbolo della lotta contro il terrorismo: tutto lo stadio partecipa,  mentre Bono si limita a dirigere il coro.

Iniziare il tour da Londra, celebrando un album fondamentale per gli anni ’80 non solo, non era semplice per nessuno: per la città e per gli U2. Non era semplice riuscire a guardare al passato e contemporaneamente guardare avanti. Bono ringrazia i londinesi anche per aver accolto quattro ragazzi irlandesi ormai quarantina d’anni fa.
L’appuntamento per l’italia è già tra sette giorni con le due date allo stadio olimpico di Roma, il 15 e il 16 luglio.

(Gianmatteo Bruno)

Scaletta

Sunday Bloody Sunday
New Year's Day
Bad
Pride

Where The Streets Have No Name
I Still Haven't Found What I'm Looking For
With Or Without You
Bullet The Blue Sky
Running To Stand Still
Red Hill Mining Town
In God's Country
Trip Through Your Wires
One Tree Hill
Exit
Mothers Of The Disappeared 

Miss Sarajevo
Beautiful Day
Elevation
Vertigo
Ultraviolet
One
The Little Things That Give You Away
Don't Look Back in Anger (con Noel Gallagher)

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