Boss Hog - la recensione di "BROOD X"

Boss Hog - la recensione di "BROOD X"

Dopo 17 anni si ripalesano i Boss Hog e riprendono le fila del discorso che facevano negli anni Novanta: garage rock, no wave, blues punk e noise. Il tempo è passato, loro non ne risentono. Ma la formula, pur gradevole, forse è un filino logora. Un buon album senza dubbio, ma con scadenza breve:

Boss Hog. Roba quasi di modernariato se consideriamo che il loro ultimo album era uscito nel 2000 (quel “Whiteout” di cui lo scrivente riuscì a comprare addirittura due copie per errore, ma la copertina meritava… a voi l’onere di scoprire il motivo). Eppure a volte ritornano. Come, appunto, nel caso della band di Christina Martinez – che, con gli anni, è rimasta innegabilmente una bellissima rocker e conserva il medesimo fascino dirompente di qualche decennio fa – e di Jon Spencer. Insomma, mica bruscolini.

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