NEWS   |   Recensioni concerti / 28/02/2017

Samuele Bersani festeggia agli Arcimboldi di Milano le nozze d’argento con la canzone – RECENSIONE

Samuele Bersani festeggia agli Arcimboldi di Milano le nozze d’argento con la canzone – RECENSIONE

Che razza di concerto sarà lo si capisce dalle prime tre canzoni dal passo lento e morbido, e poi dal discorso che il cantautore romagnolo fa portandosi sul fronte del palco. Dice del problema alle corde vocali che l’ha costretto a rimandare il tour (la data milanese era programmata in ottobre), afferma felice che solo l’1% di chi aveva acquistato biglietto ha chiesto il rimborso, parla di malattie varie, spiega delle cuffie che gli permettono di sentire il pubblico, chiede scusa perché un tempo diceva al pubblico di non battere le mani a tempo (come “un tutor autostradale”), mentre ora è convinto che lo spettacolo lo si fa in due, lui e il pubblico.

E insomma, quello di Samuele Bersani sarà un concerto dal tono colloquiale e un poco ironico, in cui il cantautore porta sul palco la sua stramberia e i suoi soliloqui sotto forma di canzone, il suo essere cantautore pop fuori dagli schemi, una festa senza troppa enfasi per i 25 anni di carriera, le nozze d’argento con la canzone.

Non c’è scenografia, ogni tanto qualche proiezione anima le scena, lui sta dietro a un leggio concentrato sulle parole. Vestito di scuro, con una t-shirt sotto la giacca con la scritta “I was anti-Trump before it was cool”, Bersani piazza nella prima parte del concerto i pezzi meno noti, ma non meno interessanti e quando arriva “En e Xanax” scende fra il pubblico.

È accompagnato da una band di sette musicisti versatili e precisi, un quartetto rock sulla parte destra del palco (Tony Pujia, Davide Beatino, Silvio Masanotti, Marco Rovinelli) e sulla sinistra il tastierista Alessandro Gwis, il sassofonista/flautista Claudio Pizzale e il fisarmonicista (ma suona anche il bouzouki) Michele Ranieri, bravissimi nell’arricchire il suono. Non ci sono gesti musicali appariscenti, ma è tutto di buon gusto e suonato con grande misura, per non mettere in ombra la voce di Bersani. Canta bene, è un sollievo.

Quando il cantautore torna sul palco, dopo una pausa di dieci minuti, l’atmosfera cambia. Spiega di avere raccolto su Facebook le richieste di 2640 fan. Uno lo ha pregato di fare in concerto “Deliri e sassi” e d’accordo che il suo repertorio è pieno di canzoni dai titoli bizzarri, ma quella proprio non c’è. In compenso canta “La fortuna che abbiamo”, che dà il nome al tour. L’atmosfera si riscalda nel medley centrale he comprende “Canzone”, scritta con Lucio Dalla, la più cantata e applaudita con “Giudizi universali”. Bersani lascia che sia il pubblico a intonare quest’ultima e quasi il concerto si deve interrompere per gli applausi e la standing ovation che arriva a fine canzone.

Nel finale, prima dei bis, il cantante un po’ arranca nell’interpretare pezzi come “Freak” e “Coccodrilli” che somigliano a scioglilingua, la prima in levare con ukulele e banjo, la seconda con un arrangiamento quasi zydeco. Dopo due ore di concerto arriva “Cosa vuoi da me”, cover di “Glastonbury song” dei Waterboys. Le luci si accendono. Le facce sono felici: evidentemente è valsa la pena far parte del 99%.

(Claudio Todesco)


SET LIST:
Il mostro
Le mie parole
Lo scrutatore non votante
Occhiali rotti
Il pescatore di asterischi
En e Xanax
Spaccacuore
Psyco
Ferragosto
Cattiva
Come due somari
Replay
La fortuna che abbiamo
Una delirante poesia
Crazy boy / Che vita / Settimo cielo
Canzone
Giudizi universali
Chiedimi se sono felice
Freak
Coccodrilli
Senza titoli
Chicco e Spillo
Cosa vuoi da me

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