Il futuro è stasera: la recensione del concerto di Luca Carboni agli Arcimboldi di Milano

Il futuro è stasera: la recensione del concerto di Luca Carboni agli Arcimboldi di Milano

“Il futuro è stasera”, ripete una voce robotica quando si spengono le luci. I musicisti entrano in scena e si schierano sul fronte del palco vestiti da astronauti, o forse da marziani. Luca Carboni e la sua band paiono viaggiatori venuti da un altro tempo a raccontarci com’era il futuro. Quel tempo sono sicuramente gli anni ’80. È un tema che lega la rappresentazione di molte canzoni del concerto che il cantautore bolognese ha portato ieri sera agli Arcimboldi di Milano, esordio della breve appendice teatrale del Pop-Up Tour, quattro date in tutto. Alle spalle dei musicisti su uno schermo diviso in tre parti passano animazione giocose e futuristiche, a metà fra immaginario spaziale e mattoncini di Lego. Gli arrangiamenti, con suoni di tastiera che rievocano certe cose di trent’anni fa, chitarre “sintetizzate”, un gran uso di riverberi e i timbri acuti della chitarra di Vince Pastano, contribuiscono all’idea di un concerto che racconta il futuro che lo immaginavamo una volta. Un viaggio nel futuro remoto.

Carboni sta al centro della scena, su una pedana rotonda lievemente rialzata, occhiali da sole e chitarrina appesa al collo a far più che altro coreografia. Attorno a lui, oltre a Pastano, ci sono il tastierista Fulvio Ferrari Biguzzi, che ha un ruolo centrale nello stabilire le atmosfere della serata e ogni tanto circola per il palco con una tastiera appesa al collo, e poi lo “storico” chitarrista Mauro Patelli, il batterista Antonello Giorgi, il bassista Ignazio Orlando.  La scaletta è simile a quella dei concerti che si sono visti a inizio anno (in febbraio il tour era passato dal Fabrique, sempre a Milano) e all’inizio si percepisce un po’ di freddezza forse anche per la distanza fisica che separa i musicisti dal pubblico per via della “buca”. Ogni tre canzoni circa, Carboni si ferma e dice qualche parola. Invita a conoscere l’associazione Amani che istituisce e sostiene case di accoglienza, centri educativi, scolastici e professionali in Kenya, Zambia e Sudan. Canta “Invincibili” seduto sul bordo del palchetto rotondo, piazza una citazione di “Barbara Ann” in mezzo a “Solarium” (i Beach Boys l’estate senza fine, noi la California artificiale). E quando arriva “Il mio cuore fa ciock” chiama sul palco Squalo Iaco, che “ha avuto l’idea di rivisitare la canzone in chiave nuova”.

È la celebrazione di una delle già riuscite rinascite musicali degli ultimi anni propiziata dal successo dell’album “Pop-Up”. Più di altri suoi coetanei, Carboni è diventato un esempio di un modo di concepire la canzone pop: intimista ma non noiosa, popolare ma non sguaiata, impegnata a raccogliere frammenti di vita quotidiana e trasformarli in melodie cantabili, e in più un’estetica sonora “da cameretta”. Questa affinità intergenerazionale affiora sul palco degli Arcimboldi quando Alessandro Raina duetta per la prima volta in “Bologna è una regola” e Tommaso Paradiso dei Thegiornalisti canta con Carboni “Luca lo stesso”, per poi inginocchiarsi in atto di devozione di fronte al cantautore. Non stupisce che i suoi fan postino su YouTube video in cui abbinano le canzoni dei Thegiornalisti alle immagini dei film anni ’80 di Carlo Verdone.

Con “Silvia lo sai” inizia la parte dedicata ai successi, la più applaudita, amata, acclamata: applausi dalle prime note, cori, battiti di mani, arrangiamenti rivisti in chiave electro. Non che Carboni non abbia usato l’elettronica, anzi: ma stasera è meno casalinga, più spettacolarizzata. Il cantante introduce “Inno nazionale” con l’aforisma di George Santayana “A me sembra un oltraggio terribile avere un’anima controllata dalla geografia”, spezza un po’ il ritmo del finale con “10 minuti” e poi finalmente fa alzare tutti con “Ci vuole un fisico bestiale”. Nei bis, “O è Natale tutti i giorni”, versione in lingua italiana di “More than words” degli Extreme, appare per quel che è, una cover un po’ zoppicante (“Il giorno che è nato Cristo arricchiamo gli industriali”), “Fragole buone buone” rivive con tastiere quasi dark wave, “Vieni a vivere con me” è il finale festoso dopo un’ora e 55 minuti di musica. “Auguri a Milano e auguri al nostro Paese, visto il momento che stiamo vivendo”. Si replica l’8 a Bologna (ospiti Raina e Calcutta), il 12 a Roma (con Raina e Paradiso) e il 16 a Bari.

SET LIST:
Happy
I ragazzi che si amano
Virtuale
Chicchi di grano
Dio in cosa crede
Sarà un uomo
Invincibili
Chiedo scusa
La nostra strada
Solarium
Milano
Il mio cuore fa ciock
Silvia lo sai
Farfallina
Bologna è una regola
Inno nazionale
Mare mare
Luca lo stesso
10 minuti
Ci vuole un fisico bestiale
O è Natale tutti i giorni
Fragole buone buone
Vieni a vivere con me

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