Il cofanetto pensato per il cinquantesimo anniversario dell’esordio degli Who “My generation” mette a confronto le versioni mono e stereo dell’album, raduna rarità e bonus track, rivela per la prima volta tre nuove canzoni sotto forma di demo incisi da Pete Townshend. Prove tecniche di grandezza.
Erano giovani e sfrontati. Imitavano l’adorato rhythm & blues americano caricandolo d’esuberanza bianca e british. E quando si trattò di registrare l’album d’esordio, lo fecero nel giro di poche ore, suonando come avrebbero fatto in concerto e riservandosi mezza giornata per le sovraincisioni. Gli Who di “My generation” hanno l’ingenuità dei ventenni che stanno imparando il mestiere e la foga di chi vive il presente in modo intenso, e non a caso quando verrà il punk si farà beffe del passato prossimo, salvo prendere a modello la band di Pete Townshend, Roger Daltrey. Keith Moon e John Entwistle. Verranno dischi migliori, come “Tommy” e “Who’s next”, il meglio del meglio, ma “My generation” è un momento fondamentale non solo nella storia del gruppo, ma anche di quella del rock britannico.