3 minuti per fare la storia e un cofanetto con 79 brani 52 anni dopo. “My Generation”: la genesi di un manifesto (1 / 8)

3 minuti per fare la storia e un cofanetto con 79 brani 52 anni dopo. “My Generation”: la genesi di un manifesto
“My Generation” degli Who risiede nella Hall of Fame tra le 500 canzoni che “diedero forma al rock and roll”. Nelle rassegne e classifiche a tema, si staglia regolarmente nell’empireo. Quando irruppe nelle charts britanniche il suo non fu solo un debutto esplosivo, ma molto altro simultaneamente: era nato un brano che si sarebbe rivelato seminale, era stata scattata un’istantanea perfetta e ineguagliata dell’angoscia e della ribellione dell’adolescenza post-bellica, si era affermata un’icona della controcultura mod, era stato lanciato un prodromo del punk – ed era stato pubblicato il primo pezzo della storia del rock con un assolo di basso.

A 52 anni di distanza dalla sua pubblicazione (uscì il 29 ottobre 1965 e proiettò gli Who al secondo posto nella classifica UK), ed oggi celebrata in un cofanetto che porta il suo titolo ed è pubblicato in tiratura limitata e in edizione speciale con 79 brani e un libro di 80 pagine (nei cinque dischi rimasterizzati che lo compongono anche i tre inediti The Girls I Could Have Had”, “As Children We Grew” e “My Own Love), “My Generation” è molte storie tutte insieme.

Dove, come e perché venne scritta? Qual è la ragione della balbuzie con cui la canta Roger Daltrey? Perché John Entwistle suonò con un Fender invece che con il suo Danelectro? Quali sono le sue cover più popolari? Ma partiamo dall’inizio: c’erano una volta un carro funebre e la Regina Madre…

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