Un concept album per rimanere in serie A: Jack Savoretti racconta “Sleep no more” – INTERVISTA

Un concept album per rimanere in serie A: Jack Savoretti racconta “Sleep no more” – INTERVISTA

Una lettera alla moglie sotto forma di album, dodici canzoni che definiscono un arco narrativo che va dal dubbio di avere perso il fuoco dell’amore alla certezza di avere trovato la via per la felicità. Jack Savoretti ha presentato alla stampa italiana il nuovo album “Sleep no more” definendolo “una lettera di ringraziamento” alla moglie e attrice Jenna Powell, la Margaret Kingsleigh dell’“Alice nel paese delle meraviglie” di Tim Burton. “Ho il terrore di dire che si tratta di un concept album, perché evoca cose strane, ma lo è”, ha spiegato il cantautore italo-inglese. “Parte da ‘When we were lovers’, un pezzo sulla malinconia di chi contempla con nostalgia la passione giovanile che sembra svanita e finisce con ‘Lullaby loving’ in cui si riconcilia con una certa idea di amore. È un viaggio”.

Superati i 30 anni d’età, Savoretti si è trovato di fronte a un bivio, o almeno così gli sembrava: da una parte la passione incondizionata, dall’altra la responsabilità connessa all’avere una famiglia. “Ho visto i miei amici imboccare l’una o l’altra strada. Con questo album ho voluto dire che esiste una terza via. Anche se non balliamo più sotto la pioggia come all’inizio di una relazione, quel che abbiamo oggi è centomila volte più bello di quel che avevamo allora. Il disco descrive il viaggio che ho fatto per capire dove stiamo andando e il conflitto, la lotta per arrivare a capire che si possono avere tutte e due le cose, la passione e la responsabilità”.

All’inizio del 2016 il ciclo di promozione del precedente album “Written in scars” era concluso e Savoretti era pronto a prendersi sei mesi per scrivere e incidere un nuovo lavoro. Poi l’album ha ripreso inaspettatamente a vendere, portando il cantautore per la prima volta nella top 10 britannica. “Siamo tornati on the road con rinnovata energia, ma a quel punto mi restavano solo tre mesi per fare l’album. Avrei potuto far le cose con più calma, ma mi sono detto: finalmente c’è chi ci ascolta, facciamogli vedere quel che sappiamo fare. Siamo entrati in studio con un’energia completamente diversa”. Ne è venuto fuori un disco più romantico e introspettivo del precedente, e anche più pop. “‘Written in scars’ mi ha portato in serie A. Per rimanerci e per sognare di entrare in Europa League dovevo ingaggiare due o tre nuovi giocatori. Gente come Cam Blackwood e Mark Ralph mi ha portato a un livello sonico più sofisticato, ha dato spessore alle mie composizioni”. Gli altri produttori e in alcuni casi co-autori del disco sono Samuel Dixon (Adele), Matty Benbrook (Paolo Nutini), Steve Robson & Ross Hamilton (James Bay, John Newman, James Morrison).

Terrorizzato dall’idea di finire nella nicchia del cantautore, Savoretti ha riempito l’album di stili e riferimenti: si va da un fischio alla Ennio Morricone nella title track al pop-soul modello Paolo Nutini passando per il sound californiano alla Fleetwood Mac. “Mi sono sempre piaciuti gli artisti che offrono una gran varietà ai suoni, come Paul Simon e Lucio Battisti”. Negli ultimi due anni ha dedicato poco meno della metà del suo tempo al mercato italiano. “Mi sono intestardito per trovare un mio posto qui in Italia, anche perché sono cresciuto con questa cultura musicale. Per arrivarci ho suonato dappertutto e alla fine sono riuscito a passare dai concerti nelle pizzerie al Blue Note. Al tempo dei primi due o tre album mi ero dimenticato delle radici. E invece amo le produzioni italiane anni ’60: erano sporche e cool, non pulite come quelle di oggi”.

Ora lo aspettano i concerti. “Ieri sera ho tenuto il primo show della tournée inglese, a Leeds: ero terrorizzato come non mi accadeva da tempo. Stiamo presentando tutto l’album nuovo, ma è molto più di uno show. Vogliamo far sì che il pubblico scordi la realtà per un’ora e mezza. Che si perda nella musica”. Le uniche due date italiane annunciate sono venerdì 24 febbraio al Fabrique di Milano e domenica 26 febbraio al Carlo Felice di Genova. “Poi si vedrà”.

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