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NEWS   |   Recensioni concerti / 18/09/2016

Who all'Unipol Arena di Bologna: la recensione del concerto

Who all'Unipol Arena di Bologna: la recensione del concerto

E' ripartito da qualche giorno il tour europeo degli Who, approdati ieri sera alla Unipol Arena di Bologna (qua il racconto della serata) dopo l'esordio in Germania e la successiva tappa in Austria. La prima delle due date italiane (domani sera saranno a Milano) è stata ospitata dalla città di Bologna, invasa dai fan della band inglese, riconoscibili per le strade della città dalle austere magliette che prendono ispirazione dalla vasta iconografia storica della band di Pete Townshend e Roger Daltrey . Ci sono anche alcuni ragazzi in tipo abbigliamento ed acconciatura in impeccabile stile mod e addirittura alcune lambrette modificate con gli accessori tipici dell'epoca. Evidentemente per loro le lancette del tempo sembrano essersi fermate inesorabilmente negli anni Sessanta.

Nelle ore che precedono lo spettacolo si respira l'atmosfera delle grandi occasioni; ci sono genitori con figli a seguito ma soprattutto tantissimi ragazzi, a testimonianza che il ricambio generazionale intorno ai gruppi 'storici' non si fermerà mai. Pochi fortunati ricordano ancora i due concerti che The Who tennero al Palasport di Bologna il 24 febbraio 1967: si trattava dei primi concerti rock in terra italica e come accadeva spesso negli anni Sessanta le band suonavano due set, uno nel pomeriggio, l'altro di sera.

Oltre ai ricordi all'interno dell'Unipol Arena c'è stata soprattutto la musica, e che musica! Alle ore 20 salgono baldanzosi sul palco i componenti della band inglese degli Slydigs, capaci di coinvolgere il pubblico con un ottimo mini set di mezz'ora. Giusto il tempo di liberare il palco dai loro strumenti e sul maxi schermo che campeggia dietro al palco vengono proiettate una serie di immagini a raccontare The Who, che hanno attraversato sei decadi (!) a cavallo dei loro concerti e della loro musica.

Quando alle ore 21 salgono sul palco Pete Townshend e Roger Daltrey, rispettivamente 72 e 73 anni, c'è appena il tempo di prendere respiro ed ecco partire le prime, inconfondibili note del riff di "I Can't Explain", seguita da The Seeker. A far esplodere letteralmente i presenti ci pensa però "Who Are You", che ha il pregio di far ballare e cantare tutti presenti. Daltrey e Townshend, gli unici componenti 'storici' della band ancora in vita, sono in ottima forma: suonano sotto l'insegna The Who dal 1964, hanno la storia dalla loro parte ma non sembrano voler vivere sugli allori. A dare concretezza al loro suono una poderosa sezione ritmica, affidata al 'nostro' Pino Palladino e al drumming devastante di Zac Starkley figlio dell'ex beatle Ringo Starr. Danno manforte alla band un secondo chitarrista, Simon Townshend, fratello di Pete. e due tastieristi, John Corey e Loren Gold, chiamati a tessere ed intrecciare le storiche melodie di casa Who. Le corde vocali di Daltrey, che nell'ultimo periodo hanno preoccupato non poco i suoi fan, sembrano reggere bene il peso dell'età e al suo fianco suona e si dimena Townshend, capace di macinare instancabilmente note su note, suonando, cantando e ballando per tutta la durata dello spettacolo. I due leader del gruppo non si risparmiano e regalano al proprio pubblico scampoli dal loro repertorio, come il microfono fatto ruotare nell'aria dal cantante e i famosi mulinelli del chitarrista con il suo braccio destro che torna a volteggiare nell'aria per la gioia dei presenti. Il fuoco di fila della scaletta è incessante. Si torna nei 'favolosi' anni Sessanta con "The Kids Are Alright", "I Can See For Miles" e "My Generation". Presentando "Behind Blue Eyes", Townshend ha scherzato con il pubblico sostenendo che gran parte di loro non erano ancora nati quando uscì l'album "Who's Next" del 1971. A "Bargain" segue "Join Together", con la band che saluta le vittime del recente terremoto italiano con una frase proiettata sullo schermo alla quale il pubblico ha risposto con un commozione e con un convinto applauso di approvazione. Dopo "You Better You Bet", c'è spazio per una sequenza di brani tratti dal loro sesto album “Quadrophenia” del 1973: "5:15", "I'm One", il lungo strumentale "The Rock" e la splendida "Love, Reign O'er Me" con l'immancabile urlo finale del sempre più accaldato Daltrey. Tiepida la risposta del pubblico per "Eminence Front" dall'album “It's Hard” (1982) ma è solo una piccola parentesi e l'entusiasmo torna a farsi sentire in occasione di "Amazing Journey," "Sparks", "The Acid Queen" e "Pinball Wizard", tratte dallo storico album “Tommy” (1969).

Il concerto volge al termine senza bis, con l'apoteosi finale riservata a tre canzoni, "See Me, Feel Me", "Baba O'Riley" e "Won't Get Fooled Again" che da sole valgono il prezzo del biglietto. Gli spettatori, che non hanno mai smesso di cantare e ballare nell'arco dei 125 minuti dello spettacolo, ripagano la band con un interminabile applauso. Daltrey e Townshend ringraziano visibilmente commossi e non sembrano momenti di mera circostanza, come in altre occasioni. La band raggiunge i camerini conscia di aver offerto un concerto incredibile.

Il pubblico lascia alla spicciolata l'Arena con le note del concerto che riecheggiano tra i racconti, le impressioni raccontate a voce o attraverso migliaia di immagini e video raccolti dagli immancabili telefoni: la Storia della Musica ha fatto tappa a Bologna ieri sera e nessuno dei presenti potrà dimenticare questo spettacolo.

(Nino Gatti)

SETLIST

Can't Explain
The Seeker
Who Are You
The Kids Are Alright
I Can See For Miles
My Generation
Behind Blue Eyes
Bargain
Join Together
You Better You Bet
5:15
I Am One
The Rock
Love, Reign o'er Me
Eminence Front
Amazing Journey
Acid Queen
Pinball Wizard
See Me, Feel Me
Baba O'Riley
Won't Get Fooled Again

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