Glen Hansard al Carroponte: la recensione del concerto

Glen Hansard al Carroponte: la recensione del concerto

“Abbiamo un gran ricordo di questo posto, l’ultima volta che ci abbiamo suonato poi siamo finiti a cantare su quell’altro palco”.
Glen Hansard è ormai di casa in Italia - si è esibito solo qualche mese fa all’Alcatraz. Ed è tornato per un giro di concerti anche quest’estate - che continua questa sera a Ferrara. A Milano passa dal Carroponte di Sesto S. Giovanni, dove si era esibito tre  estati fa. E per capire un concerto del cantautiore irlandese, bisogna partire dalla fine: perché anche questo, come quello del 2013, comincia sul palco laterale, e finisce con Glen che torna dai camerini, esce sul prato, inizia a cantare “Passing through” (resa nota da Leonard Cohen) e poi “The Auld triangle” sotto il palco principale, quello sotto il carroponte che dà il nome al luogo.

Non è una novità: queste improvvisazioni sono parte dei concerti di Glen, le fa tanto nei locali chiusi quanto all’aperto. Ma è sempre uno spettacolo, letteralmente: passione, partecipazione e coinvolgimento, come pochi altri riescono a creare.

La prima parte della serata è mestiere, per come può esserlo per un concerto di Hansard: la scaletta rispetta in buona parte quella degli show invernali, ed è infarcita della storielle di Glen. Come la dedica ironica ai tifosi spagnoli per “My little riun”, o il racconto di una visione notturna di “Ladri di biciclette”, l’altra sera in albergo per addormentarsi.

Hansard, con una band che comprende una sezione d’archi e una di fiati, gioca ormai perfettamente con il celtic soul, e il cerchio si chiude quando canta “Astral weeks” di Van Morrison, o con le atmosfere irlandesi di “McCormack’s wall”. Il momento più inaspettato e bello di questa prima parte è “Wedding ring”, affidata alla voce delicata e profonda del trombonista Curtis Fowkles, e chiusa da un assolo dello strumento a fiato.

Glen si lascia andare del tutto nei bis, prima improvvisando due versi di “I believe I can fly”, sì proprio la mega-hit di R. Kelly, che non riesce a finire perché scoppia a ridere. Poi guida la band in una versione fuori scaletta di “I will survive” di Glora Gaynor, con il basso disco che si unisce con il suono dei fiati.

Intensa la versione di “Fitzcarraldo”, uno dei pezzi più belli dei suoi Frames, e ancora più bella (e inaspettata, anche questa fuori scaletta) la versione di “Baby Don't You Do It”, brano di Holland-Dozier-Holland per Marvin Gaye (poi ripreso anche da The Band come “Don’t do it”): uno stupenda e corale rock-soul. Dopo “Her mercy” sembra tutto finito, si accendono le luci e parte la musica in sottofondo, un po’ di gente esce, molti si affacciano ai camerini. 10 minuti e Glen esce ancora, circondati prima sul prato e poi seguito come un pifferaio magico verso il carroponte. Come si fa a non seguire Hansard e la sua musica, d’altra parte?

(Gianni Sibilla)

 

SETLIST

You Will Become
Winning Streak
My Little Ruin
When Your Mind's Made Up
Bird of Sorrow
Return
Astral Weeks
Talking With the Wolves
Come Away to the Water
Paying My Way
McCormack's Wall
Lowly Deserter
Way Back in the Way Back When
Didn't He Ramble
Wedding Ring
This Gift

Bis:

I Believe I can Fly/I will survive
Say It to Me Now
Falling Slowly
Fitzcarraldo
Baby Don't You Do It
Her Mercy

secondo bis
Passing Through

The Auld Triangle

 

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