Cuore di metallo: Ozzy Osbourne

Cuore di metallo: Ozzy Osbourne

Quante ne abbiamo sentite su Ozzy Osbourne, in quasi 50 anni (dai Rare Breed con Tony Iommi – nel 1967 – a oggi): droga, sesso, pipistrelli sbranati a morsi, sonore pisciate sulle mura di Fort Alamo... e non a caso il suo soprannome è “Madman”. Il pazzo. Il folle. Il matto, appunto.
I racconti su di lui mescolano leggenda e realtà, ma è proprio quello che succede ai miti: perché Ozzy è anche questo, un vero gigante dell’heavy, una specie di padrino che veglia su tutti noi.

Lo status di frontman dei Black Sabbath (fino al 1979 e poi per la reunion iniziata nel 2011, ora giunta al suo capitolo finale con un tour di addio) sarebbe già stato più che sufficiente per piazzare  John Michael “Ozzy” Osbourne nel Gotha dell’heavy metal, ma il Madman non poteva certo fermarsi... e la sua fulminante carriera solista lo prova.

Se, inizialmente, i più maligni azzardavano teorie sul fatto che Ozzy avesse “gambe” solo in virtù del suo passato nei Sabbath, le critiche si sono improvvisamente interrotte all’uscita di “Blizzard of Ozz”, il debutto da solista (1980): un album di solidissimo heavy metal, sostenuto peraltro da una band di pezzi da novanta come Lee Kerslake (Uriah Heep), Bob Daisley (Rainbow, Uriah Heep), Don Airey (Rainbow, Deep Purple) e Randy Rhoads (Quiet Riot). E poi “Diary of a madman”, l’anno seguente: la conferma che sì, Ozzy Osbourne è un campione di razza, con e senza i Black Sabbath – che per rimpiazzarlo, nel frattempo, hanno dovuto chiamare un’altra icona: il compianto Ronnie James Dio.

Il brutto colpo della morte del giovane e talentuosisssimo chitarrista Randy Rhoads (vittima di uno scherzo da tour finito in tragedia nel marzo del 1982, con lo schianto del piccolo aereo su cui era salito per fare acrobazie con il driver ufficiale del tour bus) porta a un periodo di grave confusione e avvilimento – lo testimonia il live interlocutorio “Speak of the devil”, che contiene solo cover dei Black Sabbath – ma Ozzy alla fine del 1983 è nuovamente pronto a combattere e pubblica “Bark at the moon”. A cui segue il disco della definitiva consacrazione: da “The ultimate sin” del 1986 in poi Ozzy si impone come una vera, imprescindibile e conclamata forza dell’heavy metal; uno status accresciuto dal sodalizio con il chitarrista Zakk Wylde,che lo porta a pubblicare album di fattura ineccepibile, dai testi raffinatissimi e con musiche spesso indimenticabili.
Al netto delle uscite televisive stile “Gli Osbourne”, Ozzy è davvero un’entità intoccabile, un padre dell’heavy metal e del sound più duro: finché c’è Ozzy, c’è speranza.

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