Da riscoprire: la storia di “Viaggi organizzati” di Lucio Dalla

Da riscoprire: la storia di “Viaggi organizzati” di Lucio Dalla

Lucio Dalla ha in testa un progetto lucido, definito, per certi versi controverso: incidere un disco popolare, usando suoni che lo rendano ostico. Vuole sfuggire alla monotonia del linguaggio cantautorale che pure ha interpretato con immenso talento e risultati memorabili per arrivare a un nuovo pubblico, quello che apprezza la musica da ballo. E vuole mettersi alle spalle “1983”, un album poco riuscito e a cui non ha dedicato energie sufficienti. È il 1984 e la modernità ha le forme dei sintetizzatori che definiscono il suono del nuovo pop. Dalla non si tira indietro, dà il benservito alla band che lo accompagna, gli Stadio, e si getta a capofitto nel nuovo progetto. Il risultato è “Viaggi organizzati”, un album spiazzante, volutamente contemporaneo, lanciato dal singolo dai tratti apocalittici “Washington”.


Lucio Dalla trova un complice in Mauro Malavasi che non ha nemmeno 30 anni e già s’è fatto un nome a livello internazionale grazie a una serie di produzioni dance. I due, scrive Roberta Maiorano in “L’uomo che sussurrava al futuro”, si sono conosciuti verso la fine dell’82 durante un viaggio negli Stati Uniti. Malavasi “è la persona più stimolante con cui abbia mai lavorato in Italia e fuori”, dirà il cantautore a Stefano Pistolini nel numero di febbraio 1985 di Fare Musica. “È un grande talento che tende però molto spesso a ridurre la propria presenza. Tranne che in quei momenti in cui a lui, come a me, prendono delle vere e proprie psicopatologie da attività tecnica ed emotiva. Siamo uniti da un feeling fantastico”. Nello stesso numero della rivista il produttore ricambia i complimenti parlando con Vittorio Azzoni: “Ho sempre ritenuto Dalla come il più estroso dei musicisti italiani, un’entità variegata che mi ha sempre incuriosito. Ma non ho cercato di prevaricare quella che è la sua personalità artistica, credo semmai di averla scarnificata e snellita nella sua essenza. Un lavoro fluido, di conoscenza, di scambio di idee”.

L’album nasce come una lunga session fra i due, con la partecipazione del bassista Roberto Costa. Vengono poi coinvolti Bruno Mariani (chitarra), Mauro Gherardi (batteria, percussioni), l’amico Ron (pianoforte, tastiere, co-autore di “Aquila” e “Stornello”). Serse Mai porta il Fairlight, il sintetizzatore digitale che Dalla ha visto usare da Laurie Anderson. I suoni staccati e alieni di “O Superman” sembrano il punto di riferimento per il brano che dà il titolo al lavoro di Dalla. Le session di registrazione durano una ventina di giorni, molto più lungo e sofferto è il lavoro di missaggio che si rivela delicato e fondamentale per definire l’album. “È stato un episodio positivo, di grandissima allegria”, dirà Dalla, “condito da un paio di scazzi micidiali in fase di missaggio”.

Il pezzo scelto per lanciare “Viaggi organizzati” è “Washington”, una specie di allucinazione bellica scandita da giapponeserie sintetizzate e composta con Tullio Ferro, il co-autore di “Vita spericolata” di Vasco Rossi (Dalla collaborerà con lui anche per “Tu non mi basti mai” e “Ciao”, tra le tante). Malavasi non è convinto della sua forza, Dalla la difende e la presenta come il suo tentativo di far ballare in discoteca una canzone dai contenuti drammatici. “Credo che nessuno ha capito ‘Washington’ nella sua essenza”, dirà a Fare Musica. “Così ho pensato di farne un video, che naturalmente è uscito fuori ancora più incasinato”. In effetti il videoclip è decisamente enigmatico con i suoi colori alterati in modo smaccato, un Dalla samurai tecnologico, jet in volo, complessi pannelli di controllo e l’incontro appena suggerito nei cieli di due aerei da combattimento, uno giapponese e l’altro americano, un riflesso del clima da Guerra Fredda che si vive in quel periodo. E non è che le altre canzoni del disco siano facilmente interpretabili: chi è, ad esempio, il “Toro” dai grandi occhi che scappa seminando il panico e che alla corrida preferisce la boxe e l’ippodromo? Per non dire di versi che oggi considereremmo politicamente scorretti come il “Bello quel tuo sorriso mongolo, vuoi sapere come ti sta? Sembra l’uscio di un cesso pubblico” (da “60.000.000 di anni fa”). La favola spaziale di “Stornello” rafforza il carattere dell’album e qua e là, ad esempio nella finale “Tu come eri” s’affaccia il tema della tecnologia che, abbinata al sound del disco, rende “Viaggi organizzati” persino profetico: “Avremmo potuto guardarci negli occhi invece di perdere la testa. Invece i miei occhi li ha presi il tuo computer, il tuo cuore, il mio televisore”.

L’altro pezzo forte dell’album è “Tutta la vita”, un formidabile ritratto dell’esistenza del musicista (“Tutta la vita a far suonare un pianoforte lasciandoci dentro anche le dita, su o giù o nel mezzo alla tastiera. Siamo sicuri che era musica?”) e una riflessione sul senso dell’esistenza di tutti noi. Il cantautore ci lavora per un mese. “Una frase come ‘al limite fisico del racconto’ ha in sé qualcosa di folle che mi piace da impazzire. La critica, naturalmente, ha immediatamente ipotizzato che avessi costruito il testo mettendo una serie di frasi una dietro l’altra”. Della canzone saranno realizzate due versioni in lingua spagnola, una dal cubano Franco, l’altra dal messicano Emmanuel. Caso più unico che raro, occuperanno una dopo l’altra la prima posizione della classifica Hot Latin Tracks di Billboard, nell’ottobre 1986. Due anni dopo, Olivia Newton-John ne realizza una versione in inglese, inclusa nell’album “The rumor”, col titolo lasciato in italiano. Diverrà la sigla dello speciale televisivo girato in Australia “Olivia Down Under”.

“Viaggi organizzati” viene pubblicato nell’autunno 1984, con in copertina un’opera di Giuseppe Rossetti. È il primo 33 giri di Dalla ad uscire per la Pressing, l’etichetta discografica di cui il cantautore è direttore artistico. Va al primo posto in classifica, è uno dei dieci album più venduti nel 1984. Nove mesi dopo l’uscita, viene premiato per le 200.000 copie vendute. Pur non essendo considerato uno dei lavori migliori di Dalla, è la testimonianza vibrante e imperfetta dello spirito di ricerca del musicista bolognese, della sua volontà di non ritirarsi su posizioni acquisite, della sua curiosità verso le novità, della sua capacità di tradurre questi impulsi in un progetto musicale pieno, convincente, appagante. La canzone paradossale, irridente e futuribile di “Viaggi organizzati” coniuga lo sguardo obliquo del cantautore, la freddezza dei suoni elettronici, il calore di certe melodie. Avrebbe potuto aprire una nuova fase nella vita artistica di Lucio Dalla, che invece preferirà ripiegare su musiche meno ostiche e inconsuete. Se “Viaggi organizzati” uscisse di questi tempi, in cui certe pratiche e certi suoni sono stati ampiamente rivalutati, lo considereremmo un grande album.


“Viaggi organizzati” di Lucio Dalla è disponibile su Legacy Recordings. è disponibile su Legacy Recordings. Sul sito dedicato all’immenso catalogo italiano e internazionale di Sony Music, puoi scoprire tantissime news, curiosità e promozioni dal mondo della musica. Un archivio con tutti i protagonisti, la loro discografia e l’opportunità di pre-ascoltare moltissimi brani.
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