La freschezza di Mondo Marcio: ‘Faccio la musica che mi piace, e me ne frego dei vostri like’ – VIDEOINTERVISTA

La freschezza di Mondo Marcio: ‘Faccio la musica che mi piace, e me ne frego dei vostri like’ – VIDEOINTERVISTA

A giudicare da com’è vestito oggi, coi tatuaggi nascosti sotto una semplicissima camicia blu, Mondo Marcio potrebbe essere un cantautore indie o uno studente universitario fuori corso. E del resto nel suo nuovo album “La freschezza del Marcio”, il settimo in tredici anni, il rapper milanese punzecchia i colleghi attenti al look e prodighi di selfie: “Sei così tanto su Instagram che più che un rapper sei un fotografo”. Anche lui sta su Instagram, ma con meno compiacimento. Di recente ha postato mazzette da 20 euro, foto su foto di banconote, come quelle che teneva sotto il letto in una scatola da scarpe e con le quali sognava di comprare quel che la vita non gli aveva dato. Dal nuovo disco, che esce due anni dopo il concept basato sulle canzoni di Mina “Nella bocca della tigre”, emerge un senso di rivincita e pure di diversità. Lui si presenta nella cartella stampa come il rapper milanese che non ascolta rap, testuale, e prende le distanze dalla scena italiana dicendo d’essere orgoglioso del fatto che il disco nuovo è suonato da musicisti veri e che l’ispirazione l’ha cercata all’estero, a New York, a Los Angeles. Parla di onestà, genuinità. “Era venuta l’ora di tirare fuori tutto ciò che mi ha influenzato: il soul della Motown, il jazz, il rock che ascoltavo quando pogavo ai concerti dei Green Day. Sarà banale, ma la chiave è essere veri”.

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“È un disco frutto di grande libertà artistica”, dice intonando un refrain cui non si sottrae nessun artista. “Arrivato a 30 anni era il momento di parlare con coraggio della vita che sto vivendo e scopro le mie parti più vulnerabili. E poi è un disco di ricerca musicale. Il panorama culturale di questo Paese è limitante. La tradizione lega le mani. E allora siamo andati fuori non per cercare producer o featuring famosi, ma per scovare la musica che si suona nei garage di Los Angeles o negli studi di New York, roba che in Italia non si sente. Mi stavo annoiando. Per uccidere la noia sono andato a cercare cose stimolanti”. Lo considera una scommessa, un test, la prova del fuoco. E spiega che quel titolo, “La freschezza del Marcio”, sta indicare “una filosofia di vita, essere freschi e fregarsene di quel che pensa la gente. Oramai viviamo alla ricerca dell’approvazione altrui, siamo ossessionati dai like alle canzoni o ai piatti di pasta che mangiamo. Preferisco fare ciò che mi stimola. Come diceva Picasso, la cosa più difficile per un adulto è tornare bambino, e cioè persone oneste, che fanno ciò che gli piace”. Dice che è ora di tirare fuori gli attributi, parole sue. Dice che farebbe bene alla musica italiana, “perché quando uscirono Renato Zero o Lucio Dalla mica c’era tutto questa paura di fare la cosa sbagliata. Si buttavano e cantavano quel che volevano”.

“La freschezza del Marcio” è piuttosto vario e passa dalle atmosfere anni ’70 del brano che gli dà il titolo, concepito una notte a New York guardano repliche di “Starsky & Hutch”, alla spacconeria di “Knock down” interpretata con Clementino, in cui dice che le rime le scrive in aereo perché mangia in testa a tutti gli altri. “Nell’hip-hop questo tipo d’arroganza ha un senso preciso”, spiega. “È per dare speranza a chi ci ascolta, è un modo per dire: se ce l’ha fatta uno normale come me ce la può fare chiunque. Certo, c’è competizione perché l’hip-hop è una rosa cresciuta nel cemento, è la musica di chi s’inventa la vita giorno dopo giorno”. A proposito di competizione, panorami di periferia milanese, la Barona per la precisione, compaiono nel video di “Un altro giorno”. Marracash ha twittato il suo disappunto: “Ma il video nelle panchine dove IO sono cresciuto? Sotto casa mia? Ma il tuo nuovo logo con il taglio in mezzo come il mio?”. Seguono faccette con lacrime di gioia. Dopo un botta e risposta, Marcio ha chiuso la faccenda con un “fra’, qua le idee non mancano... fidati”.

Oggi Mondo Marcio dice che c’è troppo protagonismo nella scena hip-hop italiana. Che il fenomeno è una cosa, e di solito passeggera, un’altra sono cultura e ricerca. In Italia c’è il primo, ma non le seconde. “Oggi il rap è ovunque. Rimarrà chi ha qualcosa da dire”. Intanto a dargli una mano ci sono artisti poco noti come Fidia Costantino o gli ultimi acquisti della Marcio Records Nico Flash e A&R, ma pure bei nomi come Fabri Fibra, Ghemon, Gemitaiz, Bassi Maestro e J-Ax. Quest’ultimo rappa in una “lettera d’amore agli hater” chiamata “Mr. Fucker”. Una lettera d’amore?! “Sì, perché alla fine il confronto fa sempre piacere. Preferisco un commento critico a un applauso. Gli unici che non vengono mai criticati sono quelli che non fanno niente”. Lui le cose le fa. Nel 2016 pubblicherà il suo primo romanzo “La città fantasma”, che ha cominciato a scrivere tre anni fa, in preda all’insonnia. E in ballo c’è una nuova collaborazione con Mina, nel prossimo album della cantante. Il Marcio di nuovo nella bocca della tigre.

(Claudio Todesco)

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