Carmen Consoli al Teatro Arcimboldi di Milano: il report del concerto
Giusto il tempo di sentire bisbigliare un «in bocca al lupo a tutti» e le luci si abbassano: nella sala del Teatro Arcimboldi tutto tace in attesa della “Cantantessa”. Le quinte vellutate si aprono piano: sul palcoscenico, raggiante e serena, Carmen Consoli arpeggia gli accordi di “Sud Est” in completa solitudine. Questo modo confidenziale e coraggioso di aprire lo spettacolo fa presagire una serata all’insegna dell’intimità, in cui le vere protagoniste sembrano essere le storie che la cantautrice si prefigge di raccontare attraverso i suoi testi.
La siciliana dagli occhi grandi e profondi si accompagna sicura con la chitarra, e, con la sua spiritosa giacca con le frange, proietta un’immagine dai tocchi un po’ country, piacevolmente insolita per il pubblico italiano. Prosegue sola con “San Valentino”, e i suoni malinconici di archi invisibili arricchiscono questa parabola d’amore tratta dall’ultimo album “L’abitudine di tornare”, uscito nel 2015.
Su “Pioggia d’aprile” si alza anche il sipario alle sue spalle e rivela la band al completo, in cui svetta una sezione ritmica tutta al femminile. La Consoli non abbandona mai la chitarra acustica, e il suono sembra ben adattarsi al contesto del teatro sia in pezzi drammaticamente energici come “Fiori d’arancio” che in brani più composti, come il delicatissimo ultimo singolo “Ottobre”. L’accompagnamento del violoncello rende ancora più poetico il momento dedicato alla celebre canzone “L’ultimo bacio”, mentre i ritmi si fanno più sostenuti in “Fiori d’arancio”. L’amara ironia di cui è capace la cantautrice si rende ben presente nell’inquietante pezzo “AAA Cercasi” con tanto di teatrale risata sguaiata in chiusura. Sembra che la scelta della scaletta si sia indirizzata maggiormente sul tema dei complessi e contraddittori rapporti umani, più che sull’attualità ben descritta dai brani tratti dall’ultimo album, del quale non figura neanche “L’abitudine di tornare”, che ha dato il titolo al lavoro. La decisione sembra comunque rendere il pubblico soddisfatto, che anzi accoglie con entusiasmo anche i pezzi più lontani nel tempo, come “Venere”.
Un intermezzo originale separa l’ultima sezione di brani: tra il pubblico, l’occhio di bue cerca la percussionista, che si esibisce in un canto popolare accompagnandosi con un tambourine. In questa seconda parte del repertorio svettano pezzi aggressivi come “Amore di plastica” e “Geisha”, quest’ultimo dal sapore quasi gitano; fanno da contraltare l’atmosfera accorata di “Parole di burro” e la spiritosa canzone in siciliano “A’ finestra”. Dopo il bis, dedicato a “Questa piccola magia”, il concerto sembra giunto alla fine, ma il pubblico insiste perché Carmen torni sul palco. Con un sorriso radioso la cantante rientra in scena con parte della band, e termina la serata con un ritorno alle origini: viene proposta “Quello che sento”, brano presentato nel 1995 a Sanremo Giovani, una piccola chicca con cui l’artista siciliana saluta gli spettatori soddisfatti.
(Vittoria Polacci)
SETLIST:
Sud Est
San Valentino
Pioggia d’aprile
Pendio dell’abbandono
Mandaci una cartolina
Fiori d’arancio
Ottobre
L’ultimo bacio
In bianco e nero
Guarda l’alba
AAA Cercasi
L’eccezione
La notte più lunga
Perturbazione atlantica
Venere
Intermezzo della percussionista
Non volermi male
Amore di plastica
Oceani deserti
Sintonia imperfetta
Parole di burro
Geisha
A’ finestra
BIS:
Questa piccola magia
Quello che sento