Addio a Giorgio Gomelsky, lanciò i Rolling Stones e gli Yardbirds

E' stato uno dei nomi più importanti e al tempo stesso meno noti al grande pubblico della scena del rock londinese degli anni Sessanta. Giorgio Gomelsky, nato in Georgia nel 1934, morto ieri a New York, manager e produttore, aveva vissuto anche in Italia (dove aveva scoperto il jazz, alla tenera età di dieci anni) e in Svizzera, dove aveva studiato. Trasferitosi per lavoro a Londra sul finire degli anni Cinquanta, continuò ad occuparsi di jazz documentando su pellicola i concerti di Chris Barber. L'incontro con Alexis Korner indirizzò Gomelsky verso la nascente scena blues e rhyhtm&blues, della quale divenne un fervente propugnatore (fu lui a coniare l'acronimo BRB (British Rhythm&Blues) organizzando il primo Festival del British Blues e diventando il proprietario del Crawdaddy Club.



Da qui l'incontro con i Rolling Stones, dei quali divenne informalmente il promoter; fu poi il manager degli Yardbirds, fondò la Marmalade Records, produsse i primi dischi di Julie Driscoll e Brian Auger, Jeff Beck, Jimmy Page, Rod Stewart, John McLaughlin, Graham Bond, Soft Machine, e negli anni Settanta collabortò con Gong, Henry Cow e Magma.
Dopo il trasferimento negli Stati Uniti, avvenuto nel 1978, aprì uno studio di registrazione a New York, nel quartiere di Chelsea, continuando ad occuparsi di musicisti emergenti e sperimentali, sempre muovendosi nell'ambito del jazz, e lavorando come disc jockey al Tramps.

A lui è stato dedicato il documentario "Rock'n'roll Rasputin"

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