Paolo Benvegnù al Monk di Roma: REPORT DEL CONCERTO

Paolo Benvegnù al Monk di Roma: REPORT DEL CONCERTO

Lo avevamo incontrato il 24 Ottobre in questo stesso locale insieme ai ritrovati Scisma, e ne avevamo lodato qualità e spontaneità artistica. Dopo un paio di mesi è ancora lo stesso palco ad accogliere Paolo Benvegnù con un umore, un amore e una musicalità differente. Diciassette canzoni in scaletta per l’ultima data del tour “Earth Hotel”, quarto album in studio a dieci anni dall’esordio come solista. Diciassette emozionanti perle musicali prima di salutare palchi e pubblico per dedicarsi alla produzione di un nuovo lavoro artistico.

Sono le dieci circa quando vengono aperte le porte della sala concerti. La serata è fredda, non è una novità. Da qualche giorno su tutti i notiziari una delle frasi più ricorrenti è che questa sia l’estate natalizia più fredda degli ultimi anni. La gente è in vacanza ed in città sono rimasti per lo più anziani e smog. Entrando non trovo nessuno dei due, ma una decina di spettatori si sono già accaparrati la transenna sotto il palco. Molti altri, contagiati dal clima delle festività, sono accomodati sui divanetti sparsi per la sala. Altri ancora, dati per dispersi, pare stiano ultimando il cenone della Vigilia e giungeranno appena in tempo. Dopo circa un’ora e l’apertura del cantautore Frisino, sale sul palco la band di Paolo Benvegnù. Tra applausi e incitamenti accordano gli strumenti a luci accese. Poi si fa silenzio spontaneamente, scema un poco l’intensità delle luci e tutto cambia.

Assistere ad un concerto di Paolo Benvegnù è un’esperienza emotiva intensa. La sua voce, strutturata su frequenze basse e vibranti, risuona nelle ossa armonizzando parole che nutrono intelletto ed anima. “Orlando” è la canzone prescelta per aprire le danze. Sono sufficienti le prime note della voce, accompagnate morbidamente da chitarra e piano, per sentirsi travolgere da un’ondata di calore buono. “Cos’è la vita, se non amarsi / Cos’è la vita, se non proteggersi / Cos’è la vita, se non cercarsi sempre” canta Benvegnù, focalizzando in poche immagini quel malinconico tormento chiamato amore. Sul verso “È un nuovo giorno”, quando il brano si apre ad una maturità affettiva, esordisce anche la sezione ritmica dando sostegno e completando il suono. Il secondo brano, “Nello Spazio Profondo”, è attaccato alla coda del primo senza esitazione. Il ritmo è più duro, staccato, ma la visceralità è invariata. “Ed è incredibile come si possa mancare dell’altro” modula con enfasi Benvegnù, fino ad urlare con rabbia il “Precipito” conclusivo lasciando scosso chi ascolta. La sonorità in generale è piuttosto equilibrata, ogni strumento è distinguibile ed in grado di creare lo spazio dinamico necessario per la realizzazione di momenti sonori. Le canzoni che seguono, “Feed The Destruction”, “Avenida Silencio” e “Una Nuova Innocenza” si muovono tra psichedelia ed un etereo coinvolgimento. Benvegnù sembra prendere fervore nell’interpretazione musicale, anche se apparentemente non pare abbia voglia di chiaccherare. Il pubblico applaude, urla ed acclama alla conclusione di ogni brano, lo chiama per nome ma il cantante non sembra voler interagire. Procede spedito assecondando la forza della musica, occhi chiusi e concentrazione. Il locale si è riempito quasi completamente adesso, le persone sono giunte con calma. Suona “Quando passa lei”, uno dei successi del primo album. Ci sono brani che toccano corde profonde, Paolo Benvegnù ha il dono di averne scritti alcuni. La sala canta e l’atmosfera che ne scaturisce è intensa. Aperta la dimensione del primo album si prosegue con “Il Mare Verticale”, ed ancora dal pubblico un coro di voci arricchisce l’arrangiamento. Il cantante guarda gli spettatori eppure sembra essere in un altro luogo. La forza emotiva è concreta e palpabile. Quando aumenta l’enfasi vocale, qualche cuore sentimentalmente provato rischia di saltare trovandosi improvvisamente smascherato. In “Avanzate, Ascoltate” il pubblico più che ballare, oscilla. Si muove a tempo, morbidamente composto. È una situazione in cui l’emozione passa in profondità senza produrre effetti motori particolarmente visibili. “Siamo un gruppo mansueto, per questo ci confortate”, dice finalmente Benvegnù al microfono facendo riferimento agli incitamenti e agli applausi. Quindi presenta un brano a cui, dice, sono particolarmente legati: “Love Is Talking”. Il successivo, “Suggestionabili”, lo si può definire come un carro armato. Sul verso “Esploderti in faccia e spaccarti la testa” il cantante sembra così carico e coinvolto da accompagnare teatralmente le parole con il movimento delle braccia. La musica asfalta tutto quello che trova davanti, un’esecuzione deflagrante chiusa da un urlo liberatorio. Dalla pancia ci si sposta nuovamente verso il cuore con le seguenti “Io e Te” e “Johnny e Jane”, indispensabili, trascinanti come l’ultima carezza di qualcuno a cui si è voluto bene. Quindi i musicisti scendono dal palco per tornare qualche minuto più tardi. Ripartono delicatamente con “Io Ho Visto”, ed un applauso spontaneo scaturisce dopo il canto dei primi versi. Il modo in cui vengono eseguiti i brani pare rispecchiare l’arrangiamento umorale percepibile dal volto di Benvegnù. Un’alternanza tra rabbia e dolcezza, matura e controllata. L’incantevole “Nel Silenzio” riconduce la sala a farsi coro, seguita da “È Solo Un Sogno” con una esecuzione scarna ma efficace. Il cantante lancia uno sguardo tra il pubblico e lo ripesca con un sorriso stampato sul viso. Sonorità jazz della chitarra accompagnano l’uscita del brano, concluso il quale esce anche la band. Trascorre forse nemmeno un minuto e sono di nuovo sul palco con uno strumentale sul tema di “È Solo Un Sogno”. Terminato, Benvegnù spiega ironicamente: “Manchiamo di magrezza… [facendo riferimento alla fisicità]. Prima avevamo fatto un finale troppo magro”. Si va verso la chiusura del concerto ma c’è ancora tempo per le sorprese. L’interpretazione di “Sempiterni Sguardi E Primati” si dimostra una piacevole novità quando viene creato un suggestivo incrocio di voci sostenuto da cantante e bassista, uno di fronte all’altro, ad uguale distanza da un solo microfono. Neanche il tempo di gustarne il sapore che all’unisono il gruppo chiama il tempo. Risale l’atmosfera di positività con “Cerchi Nell’Acqua”. I musicisti ora si divertono liberamente sul palco lasciandosi andare a momenti di improvvisazione. Alcune note suonate dal bassista sorprendono il cantante facendolo scoppiare in una improvvisa risata. Infine posano gli strumenti e Benvegnù presenta la band: al basso Luca Baldini, al pianoforte Marco Lazzeri, alla batteria Ciro Fiorucci, alle chitarre e sintetizzatore Andrea Franchi. Come in un teatro si inchinano, ringraziano ed escono di scena.

Paolo Benvegnù è un musicista unico ed originale. Ho avuto la fortuna di ascoltarlo più volte e mi ha sempre colpito la qualità tanto timbrica che musicale. Forse suggestionato dal recente concerto degli Scisma, in questa occasione ho notato il grande lavoro di armonizzazione delle voci che ha caratterizzato ogni brano suonato ed ha avuto la massima espressione in “Sempiterni Sguardi E Primati”. Questo era stato annunciato come ultimo concerto per un po’ di tempo, ma l’augurio è che il tempo che dovrà passare non sia molto. Ci sono risorse preziose e necessarie per lo spettacolo dal vivo, il concerto di stasera si pone tra quelle.

(Giorgio Collini)

Setlist

Orlando
Nello spazio profondo
Feed the destruction
Avenida Silencio
Una nuova innocenza
Quando passa lei
Il mare verticale
Avanzate, ascoltate
Love is talking
Suggestionabili
Io e te
Johnnie and Jane

BIS
Io ho visto
Nel silenzio
È solo un sogno
ENCORE
Sempiterni sguardi e primati
Cerchi nell’acqua

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