Little Steven a Roma: volevo far recitare Bruce già ne “I Soprano”

Little Steven a Roma: volevo far recitare Bruce già ne “I Soprano”

L’immancabile bandana e l’altrettanto immancabile camicia sgargiante. Sorriso aperto, ci accoglie con un “Buongiorno!”, appena entra nel cortile dell’albergo dove abbiamo appuntamento. Steven Van Zandt è a Roma, come presidente del Roma Fiction Fest - appena si siede, chiacchiera sulle votazioni della sera prima: “Non abbiamo litigato”, dice quasi stupito.

Una carica meritata: quello che nella musica è Little Steven, è molto di più fuori da quel contesto; dopo il ruolo di Silvio Dante, ne “I Soprano”, una delle serie di maggior successo di tutti i tempi, da anni è il protagonista di “Lilyhammer”, che in Italia giunge alla terza e conclusiva stagione (dal 30 dicembre su Sky Atlantic). Little Steven Van Zandt ne è pure regista, dell’episodio finale. E in questa serie dirige un attore alla prima prova sullo schermo. Un certo Bruce Springsteen.
“E’ stato divertente. Ci scherzavamo e ne parlavamo da anni”, racconta. “Ad un certo punto stavo per fargli fare una parte nei Soprano. Gli avevo scritto la parte: era il mio fratello italiano, che arriva ma non parla una parola d’inglese. Alla fine non siamo riusciti a girarla, ma abbiamo usato quell’idea anche in 'Lillehammer', in cui recita mio fratello maggiore, Giuseppe. Così abbiamo scritto quella sceneggiatura e quella parte apposta per lui. Volevo che fosse un ruolo importante - in fin dei conti era il suo debutto come attore, ed erano decenni che qualunque regista, anche il più importante, cercava di farlo recitare”.
Springsteen recita la parte di un impresario di un impresario funebre. “L'ha fatto per me e volevo che fosse grande.  Abbiamo lavorato sul look, cercando di renderlo diverso ma non troppo. Così che la gente capisse che era lui, ma con un piccolo momento di esitazione. Un momento in cui ti chiedi: 'E’ davvero lui?' E’ un modo per rendere il personaggio credibile. Ci siamo divertiti un sacco, e non è stato per niente difficile”.

Little Steven, poi racconta di “Introducing Darlene Love”, l’album del ritorno sulle scene della storica cantante di Phil Spector e del suo “Wall of sound”, che ha prodotto, pubblicato lo scorso settembre: “Se avete visto ’20 feet from stardom”’, dice ricordando il film vincitore di Oscar come miglior documentario, “Sapete la sua storia. Una delle più grandi vocalist e coriste di sempre, ma che ad un certo punto si è ritirata a fare la casalinga. Ci ho messo 30 anni a fare questo disco: l’ho incontrata ad un concerto di beneficienza negli anni ’80, siamo riusciti ad incidere una canzone di Natale negli anni ’90…  Ci sono stati impegni, difficoltà perché nessuno le offriva un contratto discografico. Ora ho un mio show radiofonico, una mia etichetta. Ho chiamato autori importanti, e ne conosco un bel po’, l’ho fatta venire a New York da Los Angeles…. Sia io che Bruce che la E Street Band siamo debitori di quel suono, quella voce”.

Nella nostra chiacchierata con Little Steve si è parlato ovviamente, e a lungo, di Springsteen e del suo prossimo progetto, il Box “The ties that bind - The River collection”, dedicato al doppio album che lui stesso coprodusse con il Boss. Pubblicheremo la nostra intervista completa a Little Steven (anche in video) ai primi di dicembre, in occasione dell’uscita del box. 

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