Foo Fighters al Teatro Carisport di Cesena: REPORT DEL CONCERTO

Foo Fighters al Teatro Carisport di Cesena: REPORT DEL CONCERTO

Sono trascorsi cento giorni dalla domenica di Luglio in cui mille musicisti scelsero di seguire un’idea, quella di Fabio Zaffagnini.

Il proposito era di far suonare i Foo Fighters a Cesena, il mezzo una esecuzione che ha commosso il mondo. Il segreto? Probabilmente la genuinità di musicisti, professionisti e semplici appassionati, giunti da gran parte d’Italia spontaneamente. L’effetto che si può vedere nel video, grazie al quale i Foo Fighters sono arrivati questa sera al Carisport, è da pelle d’oca. Una giornata memorabile, in cui gli animi si sono scaldati di rock and roll e le pelli scottate sotto il sole ardente. Una giornata in cui qualcosa di importante è nato: una comunità. Un insieme di persone che per lo più non si conoscevano, sono entrate in contatto collaborando. All’unisono hanno suonato la stessa canzone. L’obiettivo è stato raggiunto e quello che segue è il racconto di una serata speciale. Non un concerto, una vera e propria celebrazione.

Due lunghe code già verso le cinque del pomeriggio si cominciano a formare all’esterno del Carisport. Sono i due settori in cui sono divisi gli ingressi: parterre e tribuna. Osservando la situazione, si nota immediatamente una particolarità: oltre ad una atmosfera carica ma ordinatamente rilassata, gruppi di persone che si incrociano, tra quelli già in fila e quelli che arrivano, si riconoscono e si salutano. Tra questi molti si sono visti solo una volta, quella domenica di Luglio da cui questo evento è scaturito. Una volta dentro, ci si accorge di un’altra caratteristica: la platea si riempie, lo spazio è effettivamente piuttosto piccolo, il palco decisamente a portata.

Alle otto e mezza si abbassano le luci del palazzetto ed entrano in scena i Foo Fighters. Dave Grohl si mostra per quello che è, estremamente carico. Affacciandosi dal palco grida: “Cesena are you ready? Siamo qui per voi stasera”. I primi accordi, quelli di “Learn to fly”, scatenano l’inferno. In platea tutti si stringono sotto il palco, il ritorno alle atmosfere del Parco Ippodromo è elettrizzante. Sono in molti a saltare abbracciati, urlando: “Make my way back home when I learn to fly”. Nemmeno il tempo di capire cosa stia accadendo e risuona l’intro di “All my life”, lasciando intendere quali siano le intenzioni per questa data speciale del tour. L’adrenalina è palpabile e le urla di Dave sembrano scuotere le fondamenta del Carisport. Alla gamba ha ancora il tutore ed è dal trono di proiettori e manici di chitarra che si sgola senza fermarsi mai. Se una gamba è bloccata, l’altra viene sollecitata ad un ritmo vertiginoso. Per qualcuno potrebbe intendersi un modo per tenere il tempo, ma osservato dal vivo sembra un discreto tentativo di creare un’onda d’urto. Senza pause entra il terzo brano, “Times like these”, suonata con una grinta che lascia interdetto anche il pubblico più avvezzo ai grandi festival rock. È complicato descrivere ciò che avviene in questa prima parte dell’evento perché talmente esplosiva è la potenza che ne scaturisce da non avere alcun modo per essere descritta senza sminuirne la portata o, al contrario, farla sembrare poco credibile. Dave Grohl vuole lasciare il segno e per farlo chiama urlando la città che lo ospita, e Cesena risponde. Vengono eseguite una dietro l’altra “Breakout”, dove Taylor Hawkins inizia a farsi largo con la batteria, “Something for nothing” singolo estratto dal loro ultimo lavoro e “The pretender”. Su quest’ultima il cantante si alza, balla accompagnandosi con la chitarra, quindi seguendo l’atmosfera della canzone si lascia cadere sul trono. Chiede al pubblico se ha voglia di ballare. Quindi si alza di nuovo e riprende a muoversi, questa volta esibendosi in un headbanging. Grida in italiano: “Va bene?”. Butta la testa indietro, sfinito, mentre la dinamica rallenta. Poi, d’improvviso riprende con un ritmo devastante fino alla chiusura del pezzo che non si è, nel frattempo, mai interrotto. Sei canzoni tiratissime senza attimi per riprendere fiato. Solo adesso il tecnico di palco può avvicinarsi per sistemare l’asta del microfono, evidentemente scossa dal tumulto sonoro.

GUARDA LA FOTOGALLERY DEL CONCERTO

Imperturbabile Dave urla un banale: “Eh!”. Dal pubblico rispondono entusiasti con lo stesso verso. Una cosa tanto semplice ed apparentemente sciocca rivela quanto il gruppo sia riuscito ad infiammare gli spettatori presenti, pronti a qualsiasi gioco voglia fare il cantante. Un attimo di pausa per riprendere le energie e dalla platea sale il coro per “Davide” al quale Davide risponde con un “grazie mille”. Da qui prende spunto per presentare questa serata unica premettendo che proverà a parlare italiano, ma “solo un po’”. Nella sua lingua madre spiega che stasera i Foo Fighters sono a Cesena per una ragione davvero speciale, qualcosa che non era mai accaduto prima, qualcosa che definisce rivoluzionario. Ringrazia i musicisti del Rockin’ 1000, definendoli in una miscellanea “It’s crazy, tutti pazzi”, perché sono riusciti a raggiungere il mondo intero attraverso un gesto meraviglioso. Quindi racconta l’incontro con l’iniziativa di Fabio Zaffagnini. Racconta come, in un periodo in cui era a riposo, il suo telefono continuasse a suonare. Come gli amici gli consigliassero di aprire YouTube, e lui continuasse a risponder loro di fregarsene di YouTube. Come all’ennesimo suggerimento ricevuto, abbia ceduto guardando quanto segnalato, trovandolo pazzesco. Mentre con la chitarra continua ad accompagnare il discorso con accordi in sottofondo, spiega come per i Foo Fighters il discorso sia semplice. Scrivono canzoni e le registrano. È il pubblico a renderle speciali. Il Rockin’ 1000 ha fatto esattamente questo e li ha intrappolati, da ciò la scelta di raggiungere Cesena. Suggerisce di farlo con tutte le band e se queste poi non volessero venire, in italiano suggerisce una valida risposta: “vaffanculo, stronzi”. Quindi racconta che, a seguito della decisione di accettare l’invito, fu loro chiesto se avessero trovato il tempo per raggiungere Cesena nel 2016, ma la loro riposta fu che la data di Cesena l’avrebbero organizzata entro il 2015. Dave è un fiume in piena e non smette di parlare. Racconta che avevano già suonato nei dintorni anni fa, in un locale chiamato Vidia, ma che la serata al Carisport sembra stia andando meglio. Per questo, dice, abbiamo voglia di suonare molte canzoni, estratte dal primo, dal secondo, dal terzo, dal quarto album e così via.

Riprende la musica e, dedicata ai musicisti del Rockin’ 1000, approcciano con un accompagnamento di sola chitarra e piano “Big Me”. L’atmosfera speciale della serata e l’ambiente relativamente piccolo permettono incroci di sguardi dal palco alla platea, una comunicazione non verbale che avvicina e accompagna i presenti durante l’intero concerto. Forse non per una casualità il brano seguente è “Congregation”, ancora una volta unito da una passaggio di accordi alla successiva “Walk”. Al cambio di chitarra, Grohl prende una lattina di birra fredda rinfrescandosi il viso. Un sollievo tanto vivo da fargli dire: “Moretti, ti amo tantissimo”. Dalla platea parte un coro che sembra dire ”escile”, ma Dave, che probabilmente non segue le vicende di italico costume, capisce che lo stiano sfidando a finire la birra in un solo sorso. Accetta la sfida e, senza uscirle ma con un sobrio “salud”, vince facilmente. Visto che l’aria che si respira è quella di famiglia si informa su quanti abbiano già visto i Foo Fighters in concerto e per quanti invece sia la prima esperienza. Per i neofiti vengono presentati i musicisti della band. Il primo è il chitarrista “Cristiano Scilletti”, Chris Shiflett, che dopo essersi esibito in un solo, coinvolge il gruppo nella cover di “You really got me” dei Kinks. Arrivati al primo ritornello del brano Dave dice: “Basta. Per favore basta. Cristiano Scilletti buono. Che bello”. Poi tocca alle tastiere, Rami Jaffee. Appena fatto il suo nome, Rami attacca con il sintetizzatore ma la faccia di Dave è piuttosto espressiva. Tant’è che poco dopo impone il suo “basta”, aggiungendo che l’unica canzone che ai Foo Fighters piace fare con le tastiere sia “Tom Sawyer” dei Rush, del quale suonano un estratto. È il turno del bassista, Nate Mandel, al quale Dave associa un “macismo, strong” espresso con “Another one bites the dust” dei Queen. Al turno di Pat Smear, Dave semplicemente dice “Pat, give me some”. Il momento dopo stanno suonando “God save the queen” dei Sex Pistols, seguita dalla sigla punk rock della trasmissione MTV USA targata anni Ottanta. Quando è il turno di Taylor Hawkins, Dave esprime un suo personale desiderio che non si limita a volere Freddie Mercury ancora in vita, ma volerlo come batterista dei Foo Fighters. A queste parole, Taylor si esibisce nell’improvvisazione vocale fatta da Freddie Mercury a Wembley nel 1986 ed il palazzetto risponde con entusiasmo, proseguendo in una “Radio Ga Ga“ retta quasi solamente da voci e battito di mani. Ribadendo, se mai ce ne fosse bisogno, che quello di Cesena non è un concerto ma una vera e proprio festa, la scaletta riprende con “Cold day in the sun”, ed il promettente nu-Freddie è alla voce. Nel frattempo giunge sul palco la prima bottiglia di champagne che Pat passa a Dave, e che Dave, dopo aver bevuto, restituisce a Pat chiedendogli di farla passare tra le prime file. Su “My hero”, accade qualcosa che in un semplice concerto non avverrebbe mai. Dave si alza dal trono e chiede al pubblico di cantare per Fabio Zaffagnini, l’ideatore del Rockin’ 1000. Ne nasce un siparietto, durante la lunga coda musicale, in cui i due si scambiano sguardi e gesti di ringraziamento, uno in piedi sul palco e l’altro in piedi sulla tribuna. Quindi, Dave invita Fabio sul palco, e Fabio scopre il modo migliore per arrivare in tempo ad un invito fatto dal cantante dei Foo Fighters. Viene preso dalle braccia dei presenti e passato di mano in mano come nella migliore tradizione del crowd surfing. Una volta sul palco, Grohl cede il trono a Zaffagnini, andandosi ad accomodare davanti la batteria. Fabio è comprensibilmente un po’ frastornato, tra il sognante e l’imbarazzato. Preso il microfono invita a “fermarsi tutti un secondo per pensare a cosa stia succedendo”, e dopo aver tradotto il suo pensiero in inglese per i musicisti statunitensi, si lascia andare, un attimo prima di alzarsi, ad uno di quei classici pensieri fatti ad alta voce: ”Sono sul trono, cazzo” (l’ultima parola va interpretata nella giusta cadenza emiliana). Sul palco giunge la seconda bottiglia di champagne che Pat offre a Fabio, e che Fabio beve brindando con tutti i presenti. Dave ringrazia ancora una volta Fabio e promette una canzone speciale. Improvvisamente, riconosce nel pubblico la cresta moicana di uno dei batteristi del Rockin’ 1000, ed incredulo si sincera sia la stessa persona del video. Constatato sia proprio lo stesso, lo fa salire sul palco con il medesimo sistema di trasporto utilizzato poco prima da Fabio, spedendolo alla batteria. Taylor Hawkins si mette al microfono e viene improvvisata la cover di “Under Pressure” dei Queen. È evidente come i caratteri della festa sovrastino quelli del concerto, e la cosa è assolutamente entusiasmante. Vista la piega presa, Dave fa un altro sondaggio tra chi vuole siano suonati brani dei Foo Fighters e chi invece preferirebbe continuare facendo festa all’impronta. Il sondaggio al primo turno di votazioni sembra equo, ma al secondo in molti si convincono che l’approccio migliore alla serata sia divertirsi improvvisando. E allora festa sia, con la platea che diventa una pista da ballo grazie a “Miss You” dei Rolling Stones cantata dal solito Taylor Hawkins. Così, mentre in molti si muovono pensando all’idea che chiunque possa salire sul palco e suonare con gli amichevoli Foo Fighters, si insinua morbido uno dei classici del gruppo americano, “Best of you”. Quindi un’altra canzone cantata da Taylor, “I’ll stick around”, ed una emozionante “These days”, dove salta una corda e Dave, con un tempismo perfetto chiude l’accordo, cambia chitarra e riprende con l’arpeggio. Nell’alternanza tra energia e delicatezza che ha preso ormai la scaletta, risale la temperatura rock con “This is a call”, e si riassorbe con la cover dei Pink Floyd “In the flesh”, cantata ancora una volta da Taylor. Grohl chiede al pubblico se ci sia ancora voglia per proseguire perché sono ancora molte le canzoni che aspettano di essere suonate. La risposta scontata conduce a “Skin and bones”, interpretata con richiami alla musica dance, spostati su accenni di samba nel dialogo tra la batteria e gli altri musicisti. Terminato il brano, chiede ancora se il pubblico voglia che lo spettacolo finisca perché, dice, “I don’t wanna say goodbye”. I Foo Fighters suonano “Monkey Wrench”. Se si conosce questo gruppo è superfluo aggiungere che il pubblico si riversa sotto palco per “pogare” con le ultime forze rimaste dopo quasi due ore e mezza di concerto adrenalinico. Dave ringrazia per aver creato tutto questo che nella carriera ventennale della band non era mai accaduto, ed invita ancora una volta ad applaudire Fabio Zaffagnini. Ringrazia Cesena, promettendo che ogni tanto tornerà a suonare. Ringrazia, nuovamente, i musicisti del Rockin’ 1000, e saluta il palazzetto puntualizzando che non ama gli arrivederci, per questo ricorda il successivo appuntamento di Bologna. Infine, “Everlong”.

Questo quello che i Foo Fighters hanno suonato al Carisport. A margine va aggiunto che una rappresentanza del Rockin’ 1000, e Dave Grohl alla chitarra, dopo il concerto si sono ritrovati al Teatro Verdi suonando la cover di “Johnny B. Goode” di Chuck Berry e quella di “Come together” dei Beatles. Una festa, più che un concerto.

Dedicato a Davide, Fabio e la comunità del Rockin’1000.

(Giorgio Collini)

Setlist:

Learn to fly
All my life
Times like these
Breakout
Something for nothing
The pretender
Big me
Congregation
Walk
You really got me (cover Kinks) / Tom sawyer (cover Rush) / Another one bites the dust (cover Queen) / God save the queen (cover Sex Pistols) / MTV theme song 1981 / Radio ga ga (cover Queen)
Cold day in the sun
My hero
Under pressure (cover Queen)
Miss you (cover The Rolling Stones)
Best of you
I’ll stick around
These days
This is a call
In the flesh (cover Pink Floyd)
Skin and bones
Monkey wrench
Everlong

Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!
Scheda artista Tour&Concerti
La fotografia dell'articolo è pubblicata non integralmente. Link all'immagine originale

© 2021 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.