Il ritorno in Italia dei Simple Minds, la ristampa di ‘Once upon a time’, il prossimo album: intervista a Jim Kerr (2 / 3)

Il ritorno in Italia dei Simple Minds, la ristampa di ‘Once upon a time’, il prossimo album: intervista a Jim Kerr
Credits: Vincenzo Nicolello / Concessione in uso a Rockol

La prima volta che Jim Kerr vide Milano era il 1976. Girava l’Europa in treno e in autostop con l’amico Charlie Burchill, che sarebbe diventato la sua spalla nei Simple Minds. “In tasca avevamo pochi spiccioli, dormimmo in Stazione Centrale. Non dovevamo venirci, in Italia. Vivevamo a Glasgow quando un amico che stava a Londra mi scrisse una lettera – all’epoca i miei non avevano nemmeno il telefono. Devi venire qui, scriveva, vieni a vedere i Sex Pistols e il punk-rock, è roba pazzesca. Perciò facemmo l’autostop fino a Londra. Lì un camionista ci disse che andava a Parigi: ne approfittammo per vedere l’Europa continentale. In Italia c’ero già stato con la scuola, a 13 anni. A Rimini scoprii che il mondo era a colori e non in bianco e nero come a Glasgow. Trovai un negozio che vendeva le versioni italiane dei dischi di David Bowie e dei Genesis, spesi tutti i miei soldi in un giorno solo”.

Il pubblico italiano è sempre stato generoso con i Simple Minds. Il concerto più grande risale al luglio 1986, quando sull’onda dei successi di “Don’t you (Forget about me)” e “Alive and kicking” gli scozzesi si esibirono allo stadio di San Siro con Simply Red e Waterboys in apertura. “Per tifosi accaniti come noi fu un’emozione suonare là dentro. Tu pensa, non conoscevamo il Duomo, ma San Siro sì. Anzi, San Siro era il nostro Duomo. Onestamente non lo ricordo come un gran concerto. Non eravamo sufficientemente bravi, non avevamo esperienza, non c’era la tecnologia che oggi permette di far sentire la musica fin nelle viscere. In quel periodo magari facevamo un concerto buono, due ottimi, uno passabile, un altro buono, e così via. La verità è che non provavamo a sufficienza, non facevamo i compiti a casa”. Mai avuto paura di salire sul palco? “Ricordo tre date di fila a Milano ai tempi di ‘Street fighting years’. Snervante. Prima dei concerti volevo dormire per recuperare le forze, essere nel flusso, entrare per così dire nella trance agonistica, ma non ci riuscivo. Ero troppo nervoso”.

All’orizzonte si profila un disco nuovo cui il gruppo sta già lavorando. “L’idea iniziale era fare qualcosa di simile a ‘Big music’, ma le canzoni stanno prendendo una direzione più electro, più dance, con grandi linee di basso e poche chitarre rock”. Intanto c’è il singolo in vinile e digitale “(Get a) Grip (On yourself)”, uscito a metà ottobre. È una cover degli Stranglers, con cui i Simple Minds si sono già misurati, realizzata questa volta da Kerr, Burchill e dal batterista Mel Gaynor con tre membri di quella band, Baz Warne, JJ Burnel e Dave Greenfield. I due gruppi faranno sei date assieme in Inghilterra, Irlanda e Scozia. Il 14 novembre sarà messo in vendita solo sul sito ufficiale simpleminds.com il doppio album dal vivo “Big music tour 2015”. Nell’attesa, la band sta pubblicando ogni lunedì su YouTube un video tratto dalla tournée. “L’abbiamo registrato per lo più a Edimburgo, in Scozia. È un live al 100%”, afferma Kerr con orgoglio.
 

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