Stereophonics (e Viva Lion) all’Alcatraz di Milano: il report - FOTOGALLERY

Stereophonics (e Viva Lion) all’Alcatraz di Milano: il report - FOTOGALLERY

Di acqua sotto i ponti ne è passata parecchia rispetto ai tempi in cui il Brit-rock smuoveva gli animi di un pubblico ben più corposo e composto anche dai più giovani. Si muovevano bene gli Stereophonics nel ventaglio di gruppi ispirati dal genere, e centravano con precisione l’obiettivo con i loro singoli più famosi. Oggi li troviamo ancora in forma smagliante, di fronte a un pubblico forse meno numeroso di un tempo, ma di veri estimatori.

I presenti circondano il palco dell’Alcatraz per il concerto di apertura dei Viva Lion. Dopo un pomeriggio passato a esibirsi nella redazione di Rockol, il duo indiefolk romano si presenta sul palco con una certa sicurezza e tranquillità, che si concilia con il loro repertorio intimista: armonizzano le loro voci, i suoni sono ben bilanciati e le chitarre riescono a supplire l’assenza della sezione ritmica. Concludono il loro repertorio con un’inattesa cover di Jay-Z, "99 problems" (presto la sentirete nel nostri Live@Rockol), che viene ben adattata alle loro sonorità, e lasciano tutto pronto per l’ingresso del gruppo gallese.

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La sala a poco a poco si è riempita, gli Stereophonics entrano nel buio e aprono il loro show con un brano tratto dal loro ultimo album, la ballatona “I wanna get lost with you” che, se da un lato suona familiare e rassicurante, dall’altro infonde grande carica dal vivo. La band, guidata dalla voce di Kelly Jones, prosegue all’insegna della novità con il primo singolo estratto dell’ultimo album “C’est la vie”, con la cassa in quarti che accompagna il pezzo fino al ritornello liberatorio e potente, accompagnato dalle voci e dalle mani del pubblico. Su “Superman” i toni si fanno più cupi e rabbiosi, ma il gruppo è già pronto a rientrare nella confort zone con la successiva “Indian summer”. 

Bastano pochi accordi perché il pubblico riconosca “Have a nice day”, uno di quei pezzi senza tempo: i musicisti sul palco lo fanno gustare al pubblico giocando sull’imprevisto, si abbassano le dinamiche alla metà del brano e tornano a gran voce sul ritornello. “White lies”, altro estratto dall’ultimo album, viene accompagnata al pianoforte da Kelly Jones: i suoni morbidi si legano alla chitarra elettrica sul ritornello e il risultato è uno di quei pezzi da cantare a pieni polmoni. La scaletta sembra alternare costantemente vecchi gloriosi successi (tra cui la graffiante “Maybe tomorrow”) al più recente lavoro, con picchi sorprendenti come il blues acido di “Been caught cheating”.

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“Thousand trees” chiude la setlist con un Jamie Morrison carichissimo alla batteria: sono ben noti i drammatici trascorsi dei batteristi degli Stereophonics, dal compianto Stuart Cable alle successive ricerche, e di sicuro l’attuale formazione, più stabile, lascia intravedere anche una certa confidenza e coerenza, sia nel suono che nell’atteggiamento sul palco. Morrison arriva a suonare in piedi al termine dello spettacolo, con un portamento coinvolgente che rende i pezzi brillanti. 

Dopo quasi due ore di concerto, la voce di Kelly è ancora impeccabile e i musicisti rientrano per il bis, dominato dalla tanto attesa “Dakota”: il pezzo, cantato e ballato dal pubblico, chiude una serata a conferma che gli Stereophonics riescono ancora a dare il massimo al loro pubblico di affezionati.

(Vittoria Polacci)

SETLIST:
Wanna get lost with you
C’est la vie
Superman
Indian summer
Have a nice day
Vegas
Pick a part that’s new
Just looking
White lies
Song for the summer
Maybe tomorrow
Catacomb
Mr. Writer
Into the world
Mr and Mrs Smith
Graffiti on the train
Local boy
Radio
Been caught cheating
Thousand trees

BIS:
The Bartender and the thief
Dakota

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