Come riferito dall'emittente neozelandese 3 News, Phil Rudd, (per il momento) ex batterista degli AC/DC riconosciuto colpevole lo scorso luglio di minacce e possesso di droga, ha perso il ricorso il appello con il quale i suoi legali speravano - se non di ribaltare - di attenuare la condanna emessa in prima istanza: la commissione giudicante, nonostante il percorso di terapia intrapreso con uno psichiatra e la riconciliazione con la vittima delle minacce, al quale è stata riconosciuta anche una (pare) sostanziosa somma di denaro a titolo di risarcimento, ha continuato a esprimere le proprie perplessità circa quella che potrebbe essere la condotta del condannato.
Craig Tuck, avvocato del batterista, ha definito "eccessiva" la misura presa nei confronti del suo cliente. Di avviso contrario è invece il presidente della corte giudicante Justice Raynor Asher:
"[La pena comminata a Rudd] A mio avviso non è eccessiva. Anche agli arresti domiciliari, può comunque esercitarsi la sua professione di musicista sia in session di lavoro sia dal vivo, in Nuova Zelanda e in altri paesi"
Rudd, già arrestato per violazione degli arresti domiciliari lo scorso 18 luglio, ha perentoriamente dichiarato ai media neozelandesi lo scorso 9 agosto di voler essere reintegrato nella sua band:
"Riavere il mio posto, tornare in tour e fare un sacco di soldi: ecco quello che voglio fare. Chris Slade è un ottimo batterista, ma non capisco cosa ci faccia lì. Non ho niente contro di lui, ma non è lì stabilmente - almeno spero. Lì ci devo essere io"
Angus Young e compagni, dal canto loro, non hanno mai risposto ufficialmente agli abboccamenti post-sentenza tentati da Rudd: l'ultima data in programma del tour in supporto a "Rock or bust" è fissata per il prossimo 12 dicembre a Wellington, in Nuova Zelanda, data per la quale lo stesso batterista - sempre lo scorso mese di agosto - ammise all'edizione americana di Rolling Stone di essere "più pronto che mai". AC/DC permettendo, ovviamente.