Da riscoprire: la storia di "Arbeit macht frei" degli Area

Da riscoprire: la storia di "Arbeit macht frei" degli Area

Un disco che trasmette un senso di libertà estrema, frutto dello slancio verso un suono “totale” in cui convivono progressive rock, elettronica, jazz. Un gruppo di musicisti eterogeneo e perciò in grado di produrre un sound personale.

Un approccio politico radicale, perfettamente al passo con i tempi. “Arbeit Macht Frei” del 1973 è il biglietto da visita degli Area. Porta allo scoperto un gruppo di musicisti formidabili e un cantante dal talento irripetibile. Mette assieme le strutture libere del jazz, l’impatto del rock, la sperimentazione elettronica e richiami a quella che una dozzina d’anni dopo sarebbe stata battezzata world music. Canta sogni e rabbia dei movimenti giovanili e partecipa all’affrancamento della musica “pop” italiana dai modelli anglo-americani. “È musica violenta per tempi violenti”, disse all’epoca il cantante Demetrio Stratos.

Il 1973 è un anno cruciale per il rock progressivo e di chi vi gira attorno. Anche in Italia dove Le Orme raccontano la storia degli astri “Felona e Sorona”, il Banco apre “Io sono nato libero” col quarto d’ora di “Canto nomade per un prigioniero politico” ispirati ai fatti cileni di quello stesso anno, gli Osanna pubblicano “Palepoli”, il Rovescio della Medaglia collabora con Bacalov e guarda a Bach per “Contaminazione”, Franco Battiato, non ancora cantante popolare, sperimenta “Sulle corde di Aries”. Il 1973 è ancora anno di raduni, fra cui la Controcanzonissima romana, il Re Nudo Festival all’Alpe di Vicerè, il Be In napoletano. La musica rock offre una colonna sonora appropriata alla cultura giovanile in fermento.

Gli Area s’inseriscono in questo quadro con le loro peculiarità. Sono contemporaneamente dentro e fuori il progressive italiano, anche per l’unicità della combinazione dei musicisti che compongono la formazione. Il cantante d’origine greca Demetrio Stratos viene dai Ribelli, quelli di “Pugni chiusi” e dalla passione per il soul americano. Il batterista Giulio Capiozzo ha esperienza nel jazz e gira irrequieto il circuito delle sale da ballo milanesi in cerca di esperienze più appaganti. Il bassista Patrick Djivas, futuro membro della PFM, conosce i due nel corso delle registrazioni dell’album “Radius”, di Alberto Radius. Il chitarrista Paolo Tofani, che è arrivato persino a fare un provino coi Roxy Music, porta nella formazione non solo le sue chitarre, ma anche uno dei primi sintetizzatori analogici, il VCS3. Il pianista Patrizio Fariselli ha una formazione classica, ma ha lasciato il conservatorio dove si sente in gabbia. Il jazzista Vittorio Edoardo Busnello ha molta più esperienza dei compagni di viaggio e nell’album suona sassofono, clarinetto, oboe, flauto. Sullo sfondo si muove la figura di Gianni Sassi, a capo dell’etichetta milanese Cramps. Non un semplice discografico, ma uno stratega e un collaboratore brillante del gruppo, fino a influenzarne l’identità e le scelte extramusicali.

Grazie a Sassi, scrive Tofani nell’introduzione a “Il libro degli Area” di Domenico Coduto, “tenevamo delle lunghe e stimolanti discussioni per cercare di mettere bene a fuoco il senso di quello che volevamo trasmettere, tenendo in considerazione i linguaggi, le problematiche e le speranze del movimento giovanile di quel tempo”. I musicisti affrontano un lungo travaglio di scrittura e soprattutto di rifinitura dei brani, un lavoro che comprende anche i testi. Arrangiano e riarrangiano più volte le canzoni fino a trovare il perfetto equilibrio fra composizione e improvvisazione. La forma-canzone non domina più i brani che si sviluppano liberamente in lunghe parti strumentali che a tratti lambiscono la musica colta.

Racchiuse in un disco il cui titolo è preso dal famigerato motto che accoglieva gli ebrei deportati nei campi di concentramento nazisti in Europa, le sei canzoni di “Arbeit Macht Frei” rappresentano una sfida alle convenzioni. Quella d’apertura “Luglio, agosto, settembre (nero)” diventa subito il simbolo del gruppo. Aperta da un motivo tratto da una danza bulgara, è una dedica alla lotta del popolo palestinese e fa riferimento in particolare alla guerra in Giordania del ’70-71. Essendo Settembre Nero anche il nome del commando terroristico che ha seminato il panico alle Olimpiadi di Monaco del 1972, uccidendo undici atleti d’Israele, la canzone ha grandi difficoltà ad essere trasmessa dalle radio. “Non è colpa mia se la tua realtà mi costringe a fare guerra all’umanità”, canta Stratos in una delle frasi shock del pezzo.
 


Influenze del folk dell’Europa orientale e del progressive si fondono al jazz, in un continuo succedersi di invenzioni, sperimentazioni timbriche e tempi anomali per il rock.

Anche se radicato nella storia degli afro-americani, il jazz e il particolare il free jazz rappresenta per gli Area una musica di rottura a livello musicale e politico, l’ideale per dare voce alla voglia di cambiamento dei musicisti e del movimento giovanile. I testi anti-sistema vanno dall’allarme per l’effetto delle spietate leggi dell’economia fino alla critica dell’industria musicale. “L’abbattimento dello Zeppelin” che chiude l’album non fa riferimento solo all’omonimo dirigibile, ma anche al gruppo dei Led Zeppelin, presi a simbolo dei rocker anglo-americani che si sono venduti al sistema capitalista. Il pezzo è importante anche per un altro motivo: forse per la prima volta Demetrio Stratos si pone il problema di usare la voce come uno strumento musicale. È l’inizio di una ricerca sulle possibilità della voce umana che porterà a risultati fuori dal comune.

Lasciato alle spalle il beat e le cover più o meno dichiarate dei successi anglo-americani, gli Area sperimentano un linguaggio sonoro originale, con richiami alla cultura mediterranea, in grado di esprimere una specificità locale e lo spirito dei tempi. Annunciato da una copertina in cui è fotografata una scultura di Edoardo Sivelli, un inquietante omino di legno che stringe in mano la chiave che può portare alla sua liberazione, “Arbeit Macht Frei” mette l’inventiva dei musicisti al servizio dell’idea che i dischi non abbiano solo valore estetico, ma servano a risvegliare le coscienze, istigare, provocare. E scioccare, come la sagoma della P38 allegata alle prime copie dell’ellepi. A oltre quarant’anni dalla pubblicazione, Arbeit Macht Frei” è considerato uno dei dischi cardine del rock italiano. Di più: un simbolo degli anni ’70.
 

"Arbeit macht frei" degli Area  è disponibile su Legacy Recordings. Sul sito dedicato all’immenso catalogo italiano e internazionale di Sony Music, puoi scoprire tantissime news, curiosità e promozioni dal mondo della musica. Un archivio con tutti i protagonisti, la loro discografia e l’opportunità di pre-ascoltare moltissimi brani.
La rubrica settimanale Legacypedia, poi, ti permette di esplorare a fondo album e brani che hanno fatto la storia della musica. Per rimanere sempre aggiornato, iscriviti alla newsletter.

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