Giovanni Lindo Ferretti torna sui migranti: "Per certi versi una invasione, per altri una deportazione"

Giovanni Lindo Ferretti torna sui migranti: "Per certi versi una invasione, per altri una deportazione"

L'ex frontman di CCCP, CSI e PGR, Giovanni Lindo Ferretti, è tornato sulla questione che lo ha visto al centro di un acceso dibattito negli ultimi giorni, ovvero la sua partecipazione ad Atreyu (la festa organizzata da Fratelli d'Italia a Roma) e la sua vicinanza alle posizioni di Giorgia Meloni.

In un'intervista rilasciata a "Il fatto quotidiano" Ferretti aveva detto:

C'è un diritto dell'umanità a vivere in pace nella sua terra, ma lo straniero è straniero, uno Stato che non protegge i confini e non pensa ai suoi compatrioti non è uno Stato, mi fanno molta impressione le persone che mettono i propri cari all'ospizio per dedicarsi ai poveri del terzo mondo. Non condivido la linea del governo sul tema, purtroppo il centrodestra per adesso non parla con voce univoca. Sono lontano dalla sinistra da tanto tempo, stimo la Meloni, uni dei pochi politici che apprezzo, la vedrei leader, mentre Salvini ha dei pregi ma anche dei difetti. Berlusconi? Ci sono problemi anche di carattere estetico, c'ha un'età, se ne deve fare una ragione, è fuori tempo, ho simpatia umana per lui, però da un punto di vista politico ha un sacco di problemi.

Ora, sulle pagine de "Il foglio" (ma anche sul suo profilo Facebook, dove ha riportato una frazione del suo intervento), Ferretti affronta nuovamente l'argomento e lancia una frecciata alla stampa, che a suo dire ha sensazionalizzato alcune affermazioni e dichiarazioni rilasciate durante una breve intervista a fine intervento:

Anch’io sono contento del mio giorno ad Atreju, della mia testimonianza, della intervista rilasciata alla loro radio, di chiacchiere serali a ruota libera su Israele e la Chiesa, sorprendenti per l’interesse e l’attenzione dei miei giovani interlocutori verso i nodi sostanziali del nostro tempo. C’è anche un intermezzo insignificante e diventa la notizia virale, da prima pagina in cronaca locale. Appena sceso dal palco un microfono ed una telecamera esigono risposte, c’entra Salvini, c’entrano i profughi. Due parole a difesa di Salvini non le nego a nessuno e non sono disponibile, non lo sono mai stato, per la compilation dei bravi artisti con il cuore in mano, l’indignazione a comando. Ex meglio gioventù in perenne rimpianto con botulino incorporato.

Poi elabora ulteriormente la sua posizione sui migranti e l'ondata di immigrazione di profughi in fuga - definendo il fenomeno "per certi versi una invasione, per altri una deportazione di masse umane gettate nella disperazione":

Cosa penso dei profughi? È un dolore immane, non può essere lenito da alcuna parola emotiva. Si può, si deve, evidenziare il taciuto: l'Islam politico, il terrore imposto nel vicino oriente, lo stato di timore che avvolge l'Europa. I profughi ne sono ostaggio e conseguenza. Di questo bisognerebbe discutere per poter operare il prima e meglio possibile. Che il Signore protegge lo straniero e che la carità è pilastro della socialità sta scritto ovunque e sta inciso nel cuore dell'uomo, anche nel mio. Di che stiamo parlando? Quello che sta succedendo è per certi versi una invasione, per altri una deportazione di masse umane gettate nella disperazione. Poi restano storie individuali comunque tragiche, a ricordarci che il male, il dolore, sono quota inalienabile dell'umanità, vanno combattuti, contenuti e arginati per quel che si può. "Occorre metabolizzare la tragicità del vivere in dolente saggezza e un uso della forza capace di affrontare la tempesta" è una frase del mio intervento ad Atreju. Credo che la tempesta sia in arrivo ma gli unici che si vedono in giro sono intenti ad allestire un picnic. Quelli rintanati in casa partecipano via web, disquisiscono e pontificano postando la loro sostanziale inconsistenza, beatificati dal virtuale. Connessi al vuoto. Li inghiottirà.

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