Arcade Fire, ecco cosa c'è in "The Reflektor tapes" (nei cinema il 14 e 15 ottobre)

Arcade Fire, ecco cosa c'è in "The Reflektor tapes" (nei cinema il 14 e 15 ottobre)

C’è una voce fuori campo, all’inizio di “The reflektor tapes”, il film degli Arcade Fire che arriva nei cinema il 14 e 15 ottobre prossimo (nelle sale del circuito Nexo, qui l'elenco). La voce di uno dei membri della band canadese racconta di Elvis, di come una volta si rivolse preoccupato al suo manager, raccontando “Ero sul palco, ho dato tutto quello che avevo al mio pubblico, ma vogliono ancora di più. Non è abbastanza”. “Ere solo un sogno, Elvis”, gli rispose il “Colonnello” Tom Parker.

Quando ci sono di mezzo gli Arcade Fire, i confini tra realtà e sogno si confondono, e così è anche in questo film, diretto Kahlil Joseph. "The reflektor tapes" è un racconto a metà tra il documentario e l’onirico. Narra del periodo tra il 2012 e il 2014, ovvero dalla fine di “The suburbs”, ai viaggi nei Caraibi da cui è nata l’ispirazione per “Reflektor”, alla realizzazione del disco, al successivo  trionfale tour: “Siamo diventati una band migliore tra ‘The suburbs' e ‘Reflektor’", dicono gli Arcade Fire. Il film documenta esattamente questa evoluzione, seguendo la band in Giamaica, a Montreal, durante un concerto improvvisato ad Haiti nel bel mezzo di un carnevale, fino ovviamente ai concerti "normali", a Los Angeles e Londra.

“Una delle chiavi dell’estetica degli Arcade Fire è quella di ignorare il mondo, e creare qualcosa dagli oggetti che ti circondano”, dice Win Butler ad un certo punto. “The reflektor tapes” segue esattamente questa di arte, musica e cinema. Billboard, dopo la visione dell’anteprima al Toronto Film Festival, l’ha definito “un assalto sonoro e visivo”: il film non segue una logica narrativa stretta e tradizionale, non è un documentario con le “talking heads”, con gli artisti seduti che parlano. E’ piuttosto un racconto suggestivo, fatto di accumulo di immagini, suoni, sensazioni. Una narrazione tradizionale avrebbe tradito lo spirito artistico della band, e questa scelta invece lo rappresenta decisamente meglio. E’ un film “remix”, come quando si fa una nuova versione di una canzone: qua è remixata l’immagine della band. 

Numerose le canzoni, ovviamente, tra cui una spettacolare “Here come the nightime” con la band che festeggia tra i coriandoli sul palco. E belle anche le immagini del pre-concerto, quando gli Arcade Fire avevano l’abitudine di presentarsi tra il pubblico in attesa con enormi teste di cartapesta, come giganteschi “bobblehead”, ovvero quei pupazzetti dalla testa ciondolante che vengono distribuiti agli eventi sportivi d’oltreoceano: “Volevamo invertire il rapporto con il pubblico, renderci caricature”, dicono. Anche il film, senza rendere una caricatura la band, cerca un rapporto diverso con il pubblico, e ci riesce alla perfezione. Un film da vedere, che sfida le logiche del cinema musicale tradizionale.

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