Mika al Forum di Assago: report del concerto e intervista

Mika al Forum di Assago: report del concerto e intervista

“Ho voluto fare uno show senza gimmicks, non ci sono neanche confetti. Nella semplicità c’è un’energia incredibile”, ci spiega Mika. Il suo italiano, dopo 3 anni in TV nel nostro paese, è ottimo, se non fosse per quelle due parole, i gimmicks e  i “confetti” (che in inglese sono i coriandoli). Il modo in cui si presenta alla stampa prima del concerto milanese, è la testimonianza di questa filosofia: cappello da baseball ipercolorato, maglietta bianca, e al suo fianco, quasi come un angelo custode, Melachi, stupendo retriever di 4 anni. Semplicità mista a stravaganza, e voglia di farsi accompagnare.
Quando più tardi sale sul palco del Forum di Milano, esaurito da tempo, la sua filosofia è ancora più chiara: uno spettacolo che scopre poco a poco la sua dimensione teatrale, ma senza mai prevaricare le canzoni, accompagnandole, facendo da sfondo. I “gimmicks” ci sono, ma non sono né tecnologici megaschermi (ce ne sono due piccoli che rimandano riprese del palco), né effetti speciali. Ci sono invece macchinari di scena pensati assieme al fratello architetto, una scenografia disegnata dello studio Job di Anversa, e una strana roulotte, realizzata con la collaborazione di Oca Giuliva - gruppo di artigiani di San Giovanni in Persiceto che realizza carri per teatro di strada: li ha conosciuti ad un firmacopie e poi recuperati su Twitter.

Quello al Forum di Assago di ieri, 27 settembre, è il quarto concerto italiano del cantante di origini libanesi in pochi mesi, dopo quello di presentazione dell’album a giugno al Fabrique, quelli estivi di luglio di Taormina e Cattolica. Il tour europeo è iniziato da poco, e in Italia arriveranno ancora le date di Roma il 29 e Firenze il 30, più l’evento di Como il 24 ottobre, che però sarà una serata con orchestra, senza questa scenografia. “E’  tutto semplice ma tutto complicato. E’ uno show che costa un sacco, ma non si vede. Uno show che non ha paura dei colori”, aveva spiegato nel pomeriggio. “Non volevo schermi; sono pericolosi, se vogliamo vederli possiamo andare ad un Imax, ad un concerto possono bloccare le sinergie. Io invece volevo riunificare l’onda emotiva con il pubblico”

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Mika sale sul palco verso le 9 e un quarto, e canta “No place in heaven”, quasi nascosto da un cappellaccio e da una giacca abbottonata, di fronte a quella che appare essere una roulotte. E’ solo il prologo dello spettacolo: via il cappello, la giacca si apre;  si scopre che la roulotte, grazie ai gimmick meccanici, può aprirsi e diventare un altro palco. Anche la musica si apre, con "Big girl". Come la scenografia, che si espande di oggetti semplici e colorati ad ogni canzoni, così anche l’energia cresce. 
Mika, per tutte le due ore di concerto, persegue la sua personale idea di pop, fatta di canzoni dalle melodie dirette ma mai banali, che vengono cantate in coro dalle 10.000 persone. E lo show rispecchia questa idea: la roulotte-palco cresce fino a diventare un organo che sale verso il soffitto. In alto pende ora una scritta luminosa “Heaven”, ora un mappamondo-mirrorball. Il telo nero che sta dietro alla band a metà show cade e rivela grandi disegni: torri, ciminiere, navi, uno squalo. E' il lato pericoloso del progresso, ma è tutto reso meno inquietante dai colori accesi e dal tratto quasi fumettistico.

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Mika, da par suo, corre da un lato all’altro del palco per creare quell’onda emotiva: alla terza canzone i capelli sono già sudatissimi, ma a parte questo non dà segno di fatica alcuna: tiene la scena con sicurezza e naturalezza. Il culmine dello show, e dell’onda emotiva, è il finale di “Underwater”, in cui guida il pubblico a giocare con i flash dei telefonini: “facciamo gli scemi tutti assieme!”, urla, neutralizzando la tecnologia, usandola a suo favore. E poco dopo, durante “Love today”, chiede a tutti di ballare  e saltare, “senza pensare alle conseguenze, perché a Milano mi sento a casa, e a casa non ci sono conseguenze”. E’ capace di passare dal leggere una poesia di Cesare Pavese, all’ospitare Chiara Galiazzo (sempre bella “Stardust” cantata a due voci), all’improvvisare rime nonsense in Italiano per il finale di “Lollipop”, sempre con Chiara.

“C’è sempre il rischio che il personaggio televisivo oscuri la dimensione artistica. E’ una paura che ti può bloccare, o ti può spingere ad essere ancora più ambizioso dal punto di vista artistico”, aveva spiegato Mika nel pomeriggio. “Le due dimensioni possono coesistere, devono coesistere, per questo ho fatto uno show in questo modo. Non so che succederà l’anno prossimo, ma non ho paura di prendere delle opportunità. E ho capito che non sono uno della vieux guard degli anni ’90, uno che si accontenta di fare un disco ogni due o tre anni. Sono multiforme, uno che fa diverse cose per entrare nelle case della gente”.
E’ tutto vero, ma se fai il cantante, i dischi e i concerti rimangono il tuo biglietto da visita, la tua identità. Sono la punta più grande e più importante di quell’iceberg che può essere multiforme, ma è sempre basato sulle canzoni. Mika questa sera ha dimostrato non solo che ha le canzoni, come già sapevamo. Ma soprattutto che le sa mettere in scena con leggerezza, in maniera spettacolare, con piglio da grande intrattenitore e divertendosi.

(Gianni Sibilla)

SETLIST
No Place in Heaven 
Big Girl (You Are Beautiful) 
Good Wife 
Grace Kelly 
Boum Boum Boum 
Talk About You 
Good Guys 
Origin Of Love 
Relax, Take It Easy 
L’amour fait ce qu’il veut 
Staring at the Sun (Tant que j'ai le soleil) 
Promiseland 
Underwater 
Elle Me Dit 
Happy Ending 
Stardust (con Chiara Galiazzo)
We Are Golden 
Love Today 

Encore
Last Party 
Lollipop  (con Chiara Galiazzo)

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