Da riscoprire: il primo album dei Toto

Da riscoprire: il primo album dei Toto

Quante chance aveva un gruppo di session man, di quelli che suonano tutto e bene, di sfondare in piena rivoluzione punk? Quante possibilità di successo avevano turnisti senza volto, né personalità pubblica nell’era delle rock star carismatiche? Smentendo ogni previsione, la band californiana  si impose con l’omonimo album di debutto: i Toto diventarono esponenti di spicco di un modo di fare rock professionale e adulto. Al culto della personalità sostituirono la bravura tecnica, ai proclami politici storie di vita quotidiana, al senso di ribellione il piacere di ascoltare musica ben fatta. Il successo nel 1978 di “Toto” rappresentò in quell’ultimo scorcio di anni ’70 la rivincita dello strumentista ingaggiato a ore. Fino a pochi anni prima i turnisti erano tappabuchi di talento che star e discografici non si curavano nemmeno di citare nelle note di copertina. Chi lo sapeva che Jimmy Page, futura star dei Led Zeppelin, aveva suonato in “I Can’t Explain” degli Who? Chi si curava dei musicisti che reggevano i 45 giri Motown? Come si chiamavano gli strumentisti delle produzioni di Phil Spector? I Toto contribuirono a cambiare le regole del gioco con un album entrato nella top 10 e un singolo, “Hold the line”, rimasto per dieci settimane nella classifica americana.

Per capire “Toto” bisogna prima conoscere “Silk degrees”, album di pop-soul bianco di Boz Scaggs, uno dei grandi successi del 1976. Vende 5 milioni di copie, resta in classifica 115 settimane, impressiona per lo standard qualitativo delle incisioni. Alle session partecipano il tastierista David Paich, co-autore di metà delle canzoni fra cui il singolo “Lowdown” premiato con un Grammy, il batterista Jeff Porcaro e il bassista David Hungate, fra i migliori sulla piazza californiana. I primi due suonano assieme dall’inizio del decennio e hanno conosciuto il terzo mentre sono al servizio di Sonny & Cher. Per il tour di Scaggs vengono coinvolti il fratello di Jeff, il pianista Steve Porcaro, e il chitarrista che sta suonando con lui, Steve Lukather. L’amalgama fra i musicisti funziona talmente bene da dare vita a una nuova band. Se il lavoro fatto per Scaggs è stato apprezzato, perché non provarci da soli? La parte del cantante viene proposta a Michael McDonald, una vecchia conoscenza dai tempi degli Steely Dan, ma i Toto arrivano in ritardo: McDonald è entrato a far parte dei Doobie Brothers da appena quattro giorni. Si ripiega su Bobby Kimball, da New Orleans, l’unico membro non cresciuto professionalmente nell’ambiente degli studi di registrazione californiani, ma nel disco avranno parti vocali soliste anche i due tastieristi e il chitarrista.

David Paich, figlio del grande produttore Marty, uno che ha lavorato con Barbra Streisand e Frank Sinatra, si occupa della scrittura. L’intuizione più brillante si chiama “Hold the line”. Per il testo s’ispira al telefono multilinea che aveva in casa ai tempi della scuola, quando metteva in attesa (“hold the line”, appunto) una ragazza per parlare con un’altra. La musica è una miscela dei caratteri dei membri della band. La canzone è introdotta da una figura ritmica di pianoforte, una serie di accordi veloci in cui si ripete la nota La. È un riff che Paich si porta dietro dai tempi del college, quando lo suonava fino allo sfinimento, ed è abbinato ad alcuni accordi hard rock di chitarra di Lukather e al canto molto alto di Kimball. Il quattro quarti viene movimentato da Jeff Porcaro. Ispirato dal lavoro di Greg Errico di Sly & The Family Stone, il batterista piazza una serie di terzine e marca accenti diversi con grancassa e rullante. Il 45 giri finirà per vendere oltre un milione di copie, diventando il primo standard dei Toto. I membri del gruppo ricordano ancora oggi lo stupore di quando l’hanno ascoltato per la prima volta alla radio. I loro racconti sono tutti uguali: il pezzo sentito per caso, la telefonata eccitata agli amici, il senso d’incredulità, qualche lacrima.

“Toto” esce nell’ottobre 1978, trova una “casa” nel format radiofonico statunitense AOR (Album Oriented Rock) affermatosi a metà anni ’70 e dimostra il carattere artificiale delle barriere tra i generi. Grazie alla versatilità dei musicisti coinvolti, dentro c’è di tutto: pop, hard rock, progressive, jazz, funk, soul bianco, R&B, uno strumentale epico e prog in apertura (“Child’s anthem”) e un’amara suite d’amore in chiusura (“Angela”). Manca un’identità extramusicale, un fatto che i critici non perdoneranno mai al quintetto. “Georgy Porgy”, l’altro pezzo forte del disco che entra in tre classifiche (la Hot 100, quella R&B e quella Disco), è cantato da Lukather e ospita la voce femminile di Cheryl Lynn che ripete la filastrocca inglese “Georgie Porgie”. Ha un ritmo ideato da Jeff Porcaro ispirandosi ai grandi batteristi jazz e R&B, rafforzato dalla morbida linea di basso di Hungate e dalle percussioni di Lenny Castro, tutti elementi che unitamente agli archi di Marty Paich incidono in modo sottile sulla buona riuscita del brano.

Il terzo singolo tratto dall’album è “I’ll supply the love”, un funk-pop introdotto dai power chords di Lukather e cantato da Kimball nel registro più alto, in qualche modo in sintonia con gli ibridi disco-rock dell’epoca se non fosse per il taglio quasi progressive della coda strumentale. Il 45 giri resta in classifica per oltre due mesi e ha sul retro “You are the flower”, la prima canzone in assoluto provata con Kimball, dedicata alla figlia. La canta così bene che il demo finisce per costituire l’ossatura della versione definitiva che compare sull’album, con l’aggiunta tra gli altri elementi del flauto di Jim Horn. Altrove si ascoltano suoni di sintetizzatore (“Girl goodbye” e “Takin’ it back”, quest’ultima una delle pochissime composizioni cantate da Steve Porcaro), sempre una musicalità superlativa. Non tutti apprezzano. Nella recensione dell’epoca Rolling Stone definisce i Toto “professionisti senza poesia” e le canzoni “una scusa per fare un assolo dietro l’altro”. Altri giornalisti li mettono a confronto con i giovani musicisti punk emersi in quel periodo. Inizia la guerra fra i Toto e i critici rock.

Le session sono piuttosto produttive e danno vita a varie outtake: “Love is a man’s world” e “Miss Sun” saranno incluse nella compilation di rarità “Toto XX” (“Miss Sun” nel frattempo è diventata un successo per Boz Scaggs); “All us boys” finirà in altra versione su “Hydra”; “Chinatown” è stata finita solo di recente e inclusa nel nuovo “Toto XIV”. Quando si tratta di scrivere un nome sui nastri che contengono i provini del gruppo, Jeff Porcaro ripensa al film del 1939 con Judy Garland “Il mago di Oz”, e in particolare al cane della protagonista che si chiama Toto. Quel nome provvisorio diventerà il marchio della band, nonostante le resistenze di Lukather che lo trova piuttosto stupido e vorrebbe che la formazione riprendesse il nome Still Life usato ai tempi del college. A Porcaro, però, piace il significato latino della parola, che evoca il concetto di totalità e ben si sposa alla volontà del gruppo di mescolare gli stili. La spada che compare in copertina, e che ricorrerà in molti altri album del gruppo fra cui il celebre “Toto IV” (“Africa”, “Rosanna”), è opera di Philip Garris, che ha già firmato la copertina di “Blues for Allah” dei Grateful Dead. Garris ascolta l’album e disegna la spada, l’anello attorno all’impugnatura e dei nastri: per la prima trova uno spunto nel riferimento alla spada di Damocle contenuto nel testo di “Manuela run” e la rappresenta come simbolo della musica che ha sentito; l’anello rappresenta il disco; i nastri decorativi il fatto che si stava per aprire l’Anno internazionale del bambino proclamato dall’Unesco.

Grazie all’album, i Toto ricevono una nomination ai Grammy come Best New Artist. Se la giocano, fra gli altri, con Elvis Costello e i Cars, ma vengono sconfitti dai Taste Of Honey, quelli di “Boogie oogie oogie”. Non una scelta lungimirante: i Taste of Honey centreranno un altro successo nel 1981, “Sukiyaki”, per poi sparire dalle scene, i Toto hanno venduto 35 milioni di album. Hanno continuato a suonare nei dischi altrui, da Michael Jackson a Bruce Springsteen. Qualcuno li ha contati: sarebbero 5000 album e nell’insieme avrebbero venduto mezzo miliardo di copie.

 

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"Toto" dei Toto è disponibile su Legacy Recordings. Sul sito dedicato all’immenso catalogo italiano e internazionale di Sony Music, puoi scoprire tantissime news, curiosità e promozioni dal mondo della musica. Un archivio con tutti i protagonisti, la loro discografia e l’opportunità di pre-ascoltare moltissimi brani. 
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