50 anni di Moog: il contributo di Sir Bob Cornelius Rifo (Bloody Beetroots)

50 anni di Moog: il contributo di Sir Bob Cornelius Rifo (Bloody Beetroots)

Per celebrare i cinquant'anni dalla presentazione del primo modello di sintetizzatore Moog, Rockol ha chiesto ai più grandi interpreti italiani di questo strumento una testimonianza di prima mano. Questo il contributo di Sir Bob Cornelius Rifo dei Bloody Beetroots.

"Lo uso quando voglio scaldare l'anima alle cose digitali che faccio. Permette di aggiungere qualcosa di sintetizzato, ma con umanità: credo sia il segreto di queste macchine.

Il Moog ti porta a spippolare in modo personale. Ha un suo suono, proprietario della ditta che lo produce, ma che si riesce sempre a personalizzare. E' uno strumento simbolo. Quello che ti può dare il Moog non te lo può dare nessun altro tipo di sintetizzatore. C'è chi ne fa un uso molto 'accumulato', e lo rende principale come impronta. Io ne faccio un uso molto personale, ma non sto a guardare chi l'ha usato prima di me e come.

Se sarà sempre attuale? Le forme d'onda delle sonorità sintetizzate sono quelle, non si può ipotizzare chissà che evoluzione. Certo, il suono del Moog potrà essere considerato con gli anni più retrò, più all'avanguardia, più o meno di moda, e potrà essere utilizzato più o meno a seconda dei generi: questo non si potrà mai sapere. Di certo ha una sua personalità molto solida che molto difficilmente si eclisserà: il fatto di stare ancora a parlare di uno strumento comparso sul mercato negli anni Sessanta ne è la prova migliore...".

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