Spice Girls e Sex Pistols: l’universo antipop di Charli XCX - INTERVISTA

Spice Girls e Sex Pistols: l’universo antipop di Charli XCX - INTERVISTA

Sopra al babydoll verde che le copre a malapena il pube indossa un giubbotto di pelle nera. Labbra rosso fuoco le incendiano il viso. Ai piedi porta un paio di stivaletti con un tacco che la alza di otto centimetri. Charli XCX è la cantante pop su cui tutti puntano, una futura star che ha già scritto un inno eurodance, ha duettato con Iggy Azalea in un videoclip che ha totalizzato 267 milioni di visualizzazioni, ha aperto gli MTV Video Music Awards e ha piazzato una canzone nel film per adolescenti più struggente dell’anno. Oggi però somiglia a una riot grrl di fine anni ’80, più Courtney Love che Christina Aguilera. “Oh, grazie”, risponde raggiante quando glielo faccio notare.

Questa ragazza inglese, 22 anni compiuti in agosto, ama definire la sua musica dark pop e il suo stile Disney grunge. Vi sembrano descrizioni contraddittorie? Benvenuti nel mondo della pop star che mette nella stessa frase i Sex Pistols e le Spice Girls. Charli XCX è in Italia per presentare il secondo album “Sucker” cui è affidato il compito di trasformarla in una presenza famigliare ai ventenni di tutto il mondo. È sulla buona strada da quando “Boom clap” è stata inserita nella colonna sonora del film di Josh Boone “Colpa delle stelle”. Era stata offerta all’entourage di Hilary Duff che fortunatamente l’ha rifiutata. Charli dice di essere affetta da sinestesia, un fenomeno sensoriale che la spinge ad associare automaticamente suoni e colori. “L’album precedente, ‘True romance’, era color porpora. Il nuovo è rosso e rosa”, dice.

“Sucker” è nato come reazione al successo di “I love it”, l’hit del 2012 delle svedesi Icona Pop scritto da Charli con Patrik Berger.

“Ero frustrata. Non reggevo più il mondo del pop, l’industria discografica, tutta quella gente che mi chiedeva di scrivere un altro successo. Perciò sono andata in Svezia con Patrik e ho inciso un disco fatto di canzoni punk di due minuti appena, roba ispirata ai Sex Pistols e ai Vibrators. Solo sfogandomi sono stata in grado di tornare al pop. Ma un po’ di quell’energia si è trasferita in ‘Sucker’”. Charli si definisce un’anti-pop star “perché le pop star oggigiorno si fanno dire cosa devono o non devono fare. Io no. Mi hanno fatto seguire un corso di media training. Sono risultata la studentessa peggiore di sempre. Grandioso”. Il suo mantra è “voglio essere me stessa” e uno dei primi singoli estratti dal disco nuovo s’intitola “Break the rules” perché, dice, “voglio giocare al pop seguendo le mie regole. Voglio farlo coi miei tempi. Ho rifiutato offerte di collaborazione che m’avrebbero dato una bella spinta”.




 

Effettivamente “I love it” ha aperto molte porte a Charli, che è arrivata a dire no a Christina Aguilera solo perché “non era il momento giusto”.

In compenso, nell’ultimo anno ha collaborato con artisti “very cool” di cui però non svela i nomi. Quando le si chiede se le piacerebbe scrivere per un’icona come Madonna tergiversa, “perché i suoi ultimi due album sono così così”. A soli 22 anni Charli XCX – la sigla significa “kisses Charli kisses”, ma quando vuole fare la dura dice che sta per “x-rated cunt x-rated” – ha grandi ambizioni. “Voglio ispirare la gente. Voglio che le persone tornino a innamorarsi del pop e smettano di considerarlo uno stile vacuo, incapace di esprimere emozioni autentiche”. Si definisce femminista “perché credo nella parità di diritti fra uomini e donne. Femminismo vuol dire dare forza alle ragazze, lasciare che facciano quel che vogliono. Significa non conformarsi, nemmeno a chi dice che una femminista si deve abbigliare o comportare in una certa maniera. Ecco il messaggio che do alle ragazze chi mi seguono: diventate voi stesse”.

Charli non ha sviluppato queste idee ispirandosi al punk, ma al famigerato girl power.

“Quand’ero ragazza adoravo le Spice Girls. Mi identificavo in Baby Spice: quanto avrei voluto essere bionda…”. Non era solo il colore dei capelli e nemmeno il fatto che la madre era un’indiana emigrata in Uganda. Da ragazzina Charlotte Emma Aitchison si sentiva diversa. “Non ero la tipa più cool della scuola”, ammette. “Ero un po’ strana e solitaria. Le cose sono cambiate quando ho cominciato a frequentare la scena dei club”. A 14 anni ha messo assieme coi soldi della madre un album intitolato “14”, una sorta di collage pieno d’entusiasmo e ingenuità ancora oggi ascoltabile su YouTube – e la cosa non le fa piacere. “I love it”, “Fancy” dov’è ospite di Iggy Azalea e “Boom clap” l’hanno proiettata in un’altra dimensione. “Mi sento vicina a Lorde, Sky Ferreira e Grimes, ragazze che hanno preso posizioni provocatorie nei confronti della musica pop. Che poi il gesto più provocatorio che un’artista può fare in quest’epoca di celebrità e di paparazzi è fare bella musica”. Charli XCX tornerà in Italia il 21 febbraio, quando si esibirà in apertura di Katy Perry al Forum di Assago: “Quella sì che sarà una bella esibizione di pussy power”.

(Claudio Todesco)

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