NEWS   |   Pop/Rock / 12/09/2014

La vendetta di Tricky: il nuovo album, Gaza, i Massive Attack - INTERVISTA

La vendetta di Tricky: il nuovo album, Gaza, i Massive Attack - INTERVISTA

Nel bel mezzo del nuovo album di Tricky c’è la cover di un rap old school intitolato “Gangster chronicle”. Appare dal nulla fra hip-hop narcolettici, eleganti campionamenti jazz e ritmi da club. Arriva ed è un piccolo shock perché, oltre a strizzare l’occhio a una forma di hip-hop feroce a cui ci si è disabituati, contiene un campionamento famigliare a milioni di persone. È lo stesso “hey hey hey hey” che caratterizzava il superhit dei Massive Attack “Unfinished sympathy”, un sample di “Planetary citizen” della Mahavishnu Orchestra. Tricky non sta citando i vecchi compagni d’avventura. “Sto vendicando la London Posse”, dice al telefono da Londra. “Pochi lo sanno, ma quel campionamento era già presente nella loro versione di ‘Gangster chronicle’ del 1990. È da lì che l’hanno copiato i Massive”. La cover è anche un omaggio Bionic, rapper della London Posse: “Senza di lui, noi inglesi faremmo ancora rime imitando l’accento americano. Bionic ci ha detto: siamo inglesi, facciamo le cose a modo nostro. Io dico: non arrendiamoci al lavaggio di cervello degli americani che ci hanno dato i talent show e il culto delle celebrità”.

Dentro al nuovo “Adrian Thaws”, undicesimo album della carriera e secondo per la sua etichetta False Idols, Tricky ha stipato di tutto: hip-hop, musica da club, jazz, soul, blues, reggae. E ovviamente le vibrazioni oscure del trip-hop, anche se lui odia la definizione. In un certo senso, il disco racconta le sue passioni e un pezzo della sua storia. È il caso di “My palestine girl”, nata a Parigi dalla relazione con una palestinese. “L’ho scritta un paio d’anni fa. Se stai con una ragazza di Londra ti chiedi con chi esce, se ti tradisce. Se stai con una ragazza di Gaza ti preoccupi che sia ancora in vita. Mette le cose in prospettiva, fa capire quanto sciocche e rassicuranti sono le nostre vite”.

Tricky non vuole essere sciocco e rassicurante. E così nell’album ritaglia un posto per “The unloved”, una breve poesia rivoluzionaria recitata da un certo AJ. “È un amico di Londra che non ha niente a che fare con la musica. È cresciuto per strada, s’è fatto sei anni di galera. Viene dal ghetto, come me”. Nel ritornello di “Nicotine love” Tricky ha piazzato un discorso di Malcolm X. “Lui, Bobby Kennedy, Martin Luther King, Rosa Parks, Noam Chomsky, questa è la gente che m’influenza, mica i musicisti o i cineasti”.

Da alcuni mesi Tricky è tornato a vivere a Londra dopo sei anni passati a Parigi. “Fermo non so stare”, afferma. “Per tornare a stupirmi ho bisogno di rinnovare panorami e fonti d’ispirazione. L’intera mia esistenza risponde all’imperativo del cambiamento”. L’irrequietezza ha ragioni profonde. “È per via del modo in cui sono cresciuto. Mai avuto dei genitori o una casa stabile. Ho vissuto da mia zia, dai nonni, coi cugini. Ogni due anni cambiava tutto. Oggi come allora sento il bisogno pressante di muovermi”. Padre di due figlie, Tricky le evoca parlando della cover di “Silly games”, un pezzo del 1979 di Janet Kay, e di “When you go”, il frammento che chiude l’album. “Sai perché ho recuperato il pezzo di Janet Kay? È per via di mia figlia maggiore Stacey. Ha 25 anni, vive a Bristol, ascolta la musica che sentivo da giovane e frequenta gli stessi club dove andavamo io e sua mamma. Incredibile”. È la prima volta che lo sento citare il nome della figlia maggiore, con la quale non è stato in contatto per la maggior parte della sua vita. “When you go” è invece interpretata da Silver Tongue, “che è l’altra mia figlia Mazy, 19 anni”, nata dalla relazione con Martina Topley-Bird.

Il 26 settembre Tricky si esibirà a Kiev, Ucraina, poi in Russia, “un modo per dire che non credo nella guerra, nella distruzione di un Paese, nella morte”. Nel gennaio 2015 pubblicherà l’esordio da lui prodotto di Francesca Belmonte, la vocalist italo-irlandese presente nei suoi ultimi lavori, e in ottobre un altro album. Nel prossimo biennio potrebbero vedere la luce le registrazioni effettuate negli anni ’90 a New Orleans con Trombone Shorty e una brass band e un disco di cover di cui Tricky non ricorda nemmeno una canzone, “perché sono passati due anni da quando l’ho inciso”. I Massive Attack sono un ricordo ancora più lontano. “È strano, loro vanno dicendo che stiamo collaborando, che sarò sul loro prossimo album, ma io non ne so niente. Sono anni che non li vedo”. Del resto, dice, “preferisco andare giù al pub coi miei amici postini e tassisti piuttosto che passare del tempo con dei musicisti. Non saprei che dire a degli egocentrici che si prendono troppo sul serio”.

(Claudio Todesco)

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