Marianne Mirage e le sue tante facce. GUARDA e ASCOLTA

Marianne Mirage e le sue tante facce. GUARDA e ASCOLTA

Sei in commissione al Festival di Castrocaro, un paio d’anni fa, e ti sfilano davanti aspiranti Laure Pausini, aspiranti Arise, aspiranti Giorgie. Tutte uguali, al modello e fra loro, tutte con le stesse canzoni, tutte vestite pressoché uguali (secondo la moda - ma quella dell’anno precedente). Fatichi a mantenere il livello di attenzione necessario a confezionare dieci righe di commento da scarabocchiare sulla scheda di valutazione. Quasi non alzi più nemmeno la testa. A un certo punto la ragazza appena salita sulla pedana comincia a cantare una canzone dei Doors. Quasi non ci credi. Alzi la testa e capisci che quella davanti a te è una diversa, proprio diversa.
Così diversa che, nonostante tu ti dia un gran daffare per farle passare il primo e il secondo turno; nonostante tu riesca a convincere anche gli altri commissari che quella lì, quella Giovanna Gardelli, è speciale, anche se sembra soprattutto strana; nonostante Giovanna partecipi non a una ma a due semifinali; nonostante tutto ciò, il tizio potente che governa le giurie esterne non capisce di avere davanti a sé un (potenziale) fenomeno. E non la fa arrivare in finale.
Non che questo sia un danno gravissimo, per Giovanna, perché tanto se anche fosse andata in finale poi non sarebbe riuscita a vincere. Perché il Festival di Castrocaro è ancora così, nonostante chi lo organizza da due anni stia cercando di cambiarlo.
“Quando le ho detto che non mi avevano presa al festival di Castrocaro mi ha detto ‘non ti preoccupare, non hanno preso neanche me!’” spiega adesso Giovanna riferendosi alla sua discografica, nientepopòdimenoche Caterina Caselli.
Già, perché Giovanna, che ha scelto come nome d’arte Marianne Mirage, anche senza il Festival di Castrocaro è riuscita ad approdare dove tantissimi desiderano: alla corte della Signora della discografia italiana (o di quel poco che ne resta).




Si è data molto da fare, Giovanna, dopo essere stata respinta dalle giurie del Festival di Castrocaro. Ha cercato di qua e di là, anche velleitariamente (per parte mia ho tentato, senza riuscirci, di farle incontrare Giovanni Lindo Ferretti, che secondo lei era l’uomo ideale per scrivere testi sulle sue musiche – ma lui era troppo preso dai cavalli), ha suonato di qua e di là (soprattutto di là, all’estero), ha cantato per strada e nei locali e in diverse lingue. Poi è entrata in casa Sugar, e anche lì ha confermato la sua mercurialità, passando attraverso un paio di tentativi con diversi produttori dei quali non è stata soddisfatta. Ora sembra – per quanto tempo non so, perché Giovanna/Marianne è uno spirito inquieto – che si trovi bene con un mio ex commilitone, Fausto Cogliati, uno che ha cominciato a suonare nei Lijao, un trio abbastanza emergente a cavallo fra gli anni Settanta e gli Ottanta, e che poi ha prodotto gente come Articolo 31, Fedez, Club Dogo.




Adesso Marianne Mirage, già Giovanna Gardelli, 23 anni, forlivese di nascita, ex studentessa del Classico, laureata in Lettere e Filosofia a Bologna, frequentatrice del Centro Sperimentale di Cinematografia a Milano, esperienze nel cinema e nel teatro, amante di Iggy Pop e di Kurt Cobain, di Snoop Dogg e dei cantautori francesi, debutta ufficialmente con una canzone che le assomiglia un po’ ma non troppo (d’altra parte Marianne ha tante facce, nel vaso che tiene vicino alla porta), ma intanto ha fatto altre cose – alcune più oblique, alcune più elegantemente pop: le avete viste nei video più sopra, disinvoltamente autoprodotti – e si prepara all’uscita di un EP.
La macchina promozionale della Sugar, che quando si mette a girare riesce spesso a esagerare, le ha già fatto avere una visibilità mediatica sproporzionata per un’esordiente al primo singolo (“Come quando fuori piove”);




d’altra parte Giovanna ha avuto pazienza, è stata brava e buona anche quando l’anno scorso pensava di poter andare a Sanremo e invece hanno provato a mandarci un altro, e adesso raccoglie i frutti. Per quel che la conosco, ha la testa molto per aria ma i piedi molto per terra, e le lusinghe giornalistiche non la ubriacheranno - almeno lo spero, e glielo auguro.
(Franco Zanetti)





 

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