Sziget Festival 2014: cosa abbiamo visto, e qualche considerazione - FOTO

Sziget Festival 2014: cosa abbiamo visto, e qualche considerazione - FOTO

La Woodstock sul Danubio, il festival più grande d'Europa, l'evento rock dell'estate e via dicendo: quello che - sui media - passa dello Sziget Festival di Budapest, la cui edizione 2014 si concluderà il prossimo 18 agosto sull'isola di Oboda, a pochi chilometri dal centro della capitale magiara, è più o meno questo, con qualche accenno all'elefantiaca programmazione musicale e (quest'anno soprattutto) alla vertiginosa affluenza, che con oltre 400mila spettatori in una settimana pone la manifestazione nata 22 anni fa al vertice dei grandi happening musicali mondiali. Al di là del facile sensazionalismo da titolo, questo festival - proprio come la location che lo ospita, innervata da sentieri e passaggi secondari e costellata di angoli nascosti - rappresenta una realtà molto più complessa e sfaccettata, che - oltre ad interpretare inevitabilmente lo zeitgeist che spesso sfugge anche agli addetti ai lavori più attenti, può dirci anche molto di ciò che - di buono o meno buono - verrà nei prossimi anni. Rockol ci è stato e si è fatto un'idea. E ve la racconta, partendo dalla cosa che - per quanto ci riguarda - ci sembra ancora la più importante...


La musica

Tanta, come si diceva: persino troppa, a volerla sentire (bene, e non di sfuggita) tutta. Alcuni di quelli che siamo riusciti a vedere: Bastille, oggettivamente bravi, anche se a tratti di maniera; Lily Allen, coloratissima, pop, istituzionalmente irriverente e innocua, ma che guadagna grazie a una buona dose di autoironia, che la fa svettare di parecchie spanne sopra la testa di alcune sue colleghe che come lei salgono sul palco in top e zeppe, circondate da ballerine, ma che, a differenza di lei, ci credono pure; CeeLo Green, al quale sarebbe bastata la sua voce - inconfondibile - e che invece ha voluto condire con un corpo di ballo - pure lui - e una band tutta al femminile in giarrettiere e tacchi a spillo; Manic Street Preachers, che hanno più o meno replicato, con un pizzico di coinvolgimento in più, il loro set del Rock in Idro di un paio di mesi fa; i Korn, che con un set partito col botto con "Falling away from me" e "Got the life" hanno rinverdito i fasti del nu metal metà anni Novanta; i Madness, che sono la solita certezza, con Shuggs in forma smagliante e Lee Thompson che passa più tempo a suonare sotto che sopra il palco, e che - nonostante potessero essere quasi i nonni di una buona metà della platea - sono stati accolti con tutti gli onori; i Jagwar Ma, ipnotici, coinvolgenti, anche se leggermente penalizzati da un'acustica non eccezionale; i Bosshoss, che i primi cinque minuti fanno anche ridere, poi...; i Terakaft, blues touareg dal Mali, pur in formazione ridotta.

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Quelli che avremmo voluto vedere: Depedro, Stromae e Macklemore & Ryan Lewis (la pioggia, il pomeriggio del 14 agosto, ha reso di fatto impraticabili i passaggi da un palco all'altro, ipercongestionando i viali e bloccando i pubblico nelle varie aree del festival), Bassekou Kouyate & Nigoni Ba e Beaux Jaxon Blues Quartet, entrambi in conflitto "orario" con altri set, Kelis, ritardataria per motivi tecnici, Outkast, perché l'organizzazione ha fatto ripartire la stampa il giorno prima, Queens of the Stone Age e Deadmau5, perché esibitisi prima del nostro arrivo. Poi Bloody Beetroots, Girls in Hawaii, Mount Kimbie e parecchi altri.


Gli italiani

Tanti, sopra ma ancora di più sotto il palco. Sopra: Caparezza, che nonostante la pioggia ha sfoderato il meglio del suo repertorio live (traducendo diligentemente in inglese gli intermezzi - quasi sempre gustosi) riuscendo comunque a conquistare il pubblico, per la maggior parte di casa; Diodato, del quale abbiamo già parlato, e poi Salmo, Aucan e Rumatera. Senza dimenticare Bloody Beetroots, che sull'A38 Stage - il secondo palco per ordine di importanza - se l'è giocata alla pari con gente come La Roux, Brody Dalle, Miles Kane, Stromae, Klaxons e NOFX, e Canzoniere Grecanico Salentino, di scena a Ferragosto sul World Stage. Sotto: gruppi di ragazzi e ragazze in Interail, coppie, clubber che entravano al festival quando i set del main stage erano quasi finiti, comitive da Concerto del Primo Maggio (con tanto di bandiera No Tav o palestinese al seguito), hipster (pochi) e semplici turisti curiosi dare un'occhiata, tutti armoniosamente miscelati tra loro e con altri coetanei di - precisano gli organizzatori - 86 nazionalità diverse. Tutti simpatici e educati, tra i più sobri e - contrariamente a quanto vuole il luogo comune - nemmeno troppo caciaroni. Tolleranti e curiosi, anche nei confronti di generi e realtà sconosciute o - potenzialmente - di scarso gradimento. Una bella prova della quale andare fieri: peccato essere costretti a prendere un aereo per assistervi.


Il contorno

Che poi, a ben vedere, così contorno non è: tendendo a somigliare più a una sorta di happening artistico e multiculturale che non al un tradizionale festival all'aperto, installazioni, attività collaterali, esibizioni teatrali, incontri, dibattiti, rievocazioni (curiosa la Eastern European Funfair, che riproduce un parco di divertimenti ungherese precedente alla caduta della Cortina di Ferro) e manifestazioni spontanee di qualsiasi tipo rappresentano in ultima analisi l'essenzia e la peculiarità dello Sziget: si va dalle attrazioni più massificate - il bungee jumping, la ruota panoramica - a quelle più sofisticate e costruttive - un percorso a ostacoli che permetta di sperimentare sulla propria pelle cosa significhi avere a che fare con una barriera architettonica - passando per stand universitari, performance teatral-pirotecniche, un enorme cubo di Rubik (a celebrare il quarantennale dalla sua creazione) e mille altre cose. Così tante da scegliere: o quelle o la musica. E noi non abbiamo avuto dubbi...
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Gli organizzatori raccontano

Dopo un anno difficile - il 2013, con affluenza in calo e una situazione finanziaria critica - il 2014 per lo Sziget Festival è l'edizione dei record: mai così tanti biglietti venduti - tanto da far segnare per la prima volta nella storia della manifestazione il primo "tutto esaurito" degli abbonamenti (e anche dei biglietti, per la serata del 14 agosto) e un'ottima risposta del pubblico. Che per la maggior parte resta straniero (principalmente europeo), ma con ottime possibilità di sviluppo sul fronte domestico: "Ci arrivano proposte dall'India e dall'Australia: prendiamo in considerazione tutto, siamo lusingati", spiegano gli organizzatori, "Il pubblico ungherese, tuttavia, sta dimostrando sempre più interesse per questa manifestazione, quindi - almeno a breve termine - ci concentreremo sullo sviluppo della formula che già adottiamo. Quest'anno abbiamo raggiunto quello che consideriamo il limite di affluenza perché il festival si svolga in tutta sicurezza, quindi un'eventuale crescita del pubblico corrisponderà per forza ad un ripensamento della venue". "La manifestazione rimane totalmente apolitica", si specifica, dopo il pubblico omaggio - da parte di un giornalista proveniente dalla confinante Ucraina - di un quadro che ricordi lo strazio della guerra civile in corso: "Il concetto di 'libertà', per lo Sziget, è anche quello di staccarsi, anche per una sola settimana, dalla realtà contingente". A chi fa notare il (quasi) sorpasso, in cartellone, da parte di nomi più legati al panorama black, electro, world e EDM sul rock più tradizionalmente inteso, la risposta è: "Un festival lo si organizza non assecondando i propri gusti, ma cercando di interpretare al meglio le richieste degli appassionati: dobbiamo pensare che la serata di maggior affluenza in 22 anni di storia del festival, quella del 14 agosto di quest'anno, aveva come headliner Macklemore & Ryan Lewis. E questo dovrebbe farci riflettere molto...".

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I soldi

Il budget dell'edizione 2014 dello Sziget Festival, spiegano gli organizzatori, è di 20 milioni di euro, 12 dei quali impegnati per le spese direttamente riconducibili alla manifestazione (cachet degli artisti, noleggio dello strutture e delle apparecchiature), e 8 per spese accessorie come comunicazione, relazioni pubbliche e altro. L'80% dei ricavi della manifestazione proviene direttamente dalla vendita di biglietti e abbonamenti, mentre solo il 20% da sponsor e partnership. Nessuna sovvenzione è fornita dalle istituzioni. I ricavi di attività collaterali come la ristorazione sono regolati da accordi di renevue sharing.


Il "caso Stromae"

La sera del 14 agosto c'è stata apprensione durante l'esibizione di Stromae, tenutasi sull'A38 Stage, il secondo palco - per dimensioni - del festival, posto sotto un enorme tendone da circo il cui accesso era regolato da un sistema di transenne. A causa della grande affluenza, all'interno della struttura si è formata una calca potenzialmente pericolosa: una volta bloccato l'accesso, parte del pubblico è stato fatto defluire dall'entrata e dalle uscite laterali. "La sua popolarità è esplosa dopo il suo ingaggio da parte nostra", spiegano gli organizzatori: "Abbiamo cercato di spostarlo sul main stage, ma la programmazione preesistente ci avrebbe costretto a farlo suonare nel pomeriggio. E' stato il suo management a preferire uno spazio meno aperto ma un orario - quello delle 23 e 30 - considerato più prestigioso. In ogni caso, la situazione è stata gestita in totale sicurezza, grazie anche alla grande professionalità del suo staff".


Island of freedom

"We get some rules to follow, that and this, these and those", come hanno cantato i Queens of the Stone Age in apertura del festival, ma qui - le regole - le conoscono tutti, perché ribadite sempre e ovunque. Libero accesso a cibo da fuori, alcol in quantità (i moijto venivano serviti in secchielli da spiaggia, gli stand che vendevano birra, letteralmente, non si contavano), nessun dress code (anzi, i costumi da mucca, da gatto, da indiano, da banana, da sacchetto di popcorn o da qualsiasi altra cosa sono ampiamenti apprezzati). Sesso? In mancanza di dati ufficiali - sarebbe stato invadente chiederli, da parte degli organizzatori - lo spazio Magic Mirror dedicato alla queer culture e i numerosi stand di una nota marca di preservativi fa pensare a attività spensierate, sicure e lecite. Droga? Non ci provate nemmeno (e ce lo hanno spiegato bene): le forze dell'ordine sono discrete ma onnipresenti, e non danno l'idea di essere particolarmente amichevoli con chi sia in vena - in questo senso - di trasgressione. Per dire, di quel profumo che a qualcuno ricorda quello della salvia non c'era traccia nemmeno nei dintorni del bar (enorme) a tema giamaicano di fianco all'Afro-Latin Stage. Fate voi...

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Curiosità

A margine della conferenza stampa finale, un giornalista olandese si lamenta: "Perché noi, che come percentuale tra il pubblico siamo quasi in maggioranza, non abbiamo un campeggio dedicato, a differenza di italiani e francesi?". Pragmatica la risposta degli organizzatori: "Perché italiani e francesi, specie qualche anno fa, arrivavano qui senza sapere una parola di inglese, e avevano bisogno di stare tra di loro".


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Concludendo

Passando, dopotutto, per un "normale" festival rock, un'impostazione come quella dello Sziget - più che spaventare - può suscitare qualche legittima perplessità: un parco a tema (musicale, d'accordo) può sembrare dispersivo, agli occhi di chi è abituato a manifestazioni più tradizionali. Poi c'è - sia da parte dei media, che da parte della stessa organizzazione - il ricorrente richiamo a Woodstock, che di primo acchito può parere pretestuoso: 45 anni fa, sui prati di Bethel, New York, più che le logiche commerciali (che pure c'erano, anche se buona parte del pubblico, alla fine, non pagò il biglietto) erano in gioco istanze storiche e sociali infinitamente più grandi di un concerto rock. Però - come cantava (e canta ancora oggi) uno che all'epoca fu uno dei grandi assenti - the times they are a-changin': se non una pietra miliare come l'happening organizzato da Lang, Roberts, Rosenman, e Kornfeld, l'evoluzione dello Sziget - passato dall'essere una rassegna locale, nata subito dopo la caduta dell'impero sovietico in termini assolutamente dilettantistici, a una delle maggiori manifestazioni musicali europee - potrà essere individuata come una calzante parabola o come un segno dei tempi. Un festival davvero internazionale - prima ancora come pubblico che come cast - nato e cresciuto alla periferia del mondo occidentale è un dato molto più interessante dei numeri squadernati con (legittimo) orgoglio dagli organizzatori. Probabilmente, la direzione che sta prendendo il live entertainment è questa: sempre meno verticalizzazione dei cartelloni per genere, sempre più scelta - anche a costo di correre il rischio di disperdere l'attenzione, e sempre più diversificazione, associata a una presenza sempre più massiccia della tecnologia, che permetta ai tanti che giravano sventolando una Go-Pro installata sull'estremità di un bastone la possibilità di condividere sui social in tempo reale il frutto delle riprese. Come quella ragazza, che - schiacciata contro la transenna del main stage, una volta trovatasi a tu per tu con Lee Thompson dei Madness (57 anni), invece che cercare di afferrarlo, urlare o iniziare a ballare più forte con scatto felino s'è girata e - smartphone alla mano - l'ha fissato in un selfie. Come se, dopotutto, la cosa più importante sia esserci. Non è detto che sia un bene, come non è detto che sia un male. Probabilmente, è un modo come un altro - al quale qualcuno non è abituato - di vivere un'esperienza. In ogni caso, vale la pena farci un salto per provare di persona e farsi un'idea...
(Davide Poliani)

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