NEWS   |   Pop/Rock / 11/07/2014

Asaf Avidan, il 'Back to basics tour' a Roma: il report del concerto

Asaf Avidan, il 'Back to basics tour' a Roma: il report del concerto

A circa un anno di distanza dall'esibizione sul palco del Teatro Ariston di Sanremo, in occasione della quale propose dal vivo una versione al pianoforte di "Reckoning song", Asaf Avidan è tornato in Italia (in realtà avrebbe dovuto tornarci già nell'autunno dello scorso anno, per quattro concerti che furono tuttavia annullati); ieri sera, infatti, l'artista israeliano è stato protagonista di un concerto tenuto all'Auditorium Parco della Musica, il terzo di un mini-tour di cinque date (le restanti due saranno a fine agosto, a Ravello il 19 e a Orvieto il 21). La serata era inclusa all'interno della manifestazione "Luglio suona bene": ha visto Avindan presentare una versione inedita del suo ultimo album in studio "Different pulses", il suo debutto solista dopo l'esperienza con The Mojos (band con la quale ha inciso i suoi primissimi album in studio), e una selezione di brani incisi in passato. Il concerto, parte del "Back to basics tour", ha visto Asaf Avidan proporsi al pubblico come vero e proprio "one man show": a differenza delle sue precedenti avventure dal vivo, infatti, per questa tournée il cantautore ha deciso di salire sul palco da solo, accompagnandosi con la sua chitarra e con alcuni strumenti elettronici, per presentare le sue canzoni in una nuova veste acustica. 


La scaletta del concerto si compone di un totale di quindici brani, alcuni tratti da dischi come "Poor man/Lucky man", "Now that you're leaving" o "The reckoning", incisi con i Mojos, altri tratti dall'album "Avidan in "Avidan in a box", album acustico in formato digitale contenente vecchie canzoni e cover, pubblicato nel 2012 come solista, e da "Different pulses"; per uno show che mischia tra loro sonorità blues, folk, rock ed elettroniche. Si parte in sordina con la malinconia di "My latest sin" e di "Left behind", con Asaf che fa il suo ingresso sul palco mentre alcuni spettatori ritardatari si affrettano a prendere posto, brani che vedono il cantautore accompagnarsi con la sola chitarra e con l'aiuto di un'armonica a bocca (come in "Maybe you are", un pezzo dalle atmosfere folk che Avidan propone con fare divertito - l'esecuzione, nel finale, sfocia in un divertissment dal ritmo accelerato e scelerato che il pubblico accoglie con entusiasmo - ma anche della vivace "Hangwoman").

La voce di Asaf Avidan è macchiata di malinconia e di disperazione, che oscilla tra il dolore e la forza e che rende ogni sua interpretazione struggente; ne deriva una sorta di disconnessione sensoriale, con la percezione sonora che entra in contrapposizione con quella visiva: sul palco c'è un ragazzo in canotta e bretelle, mentre dagli altoparlanti e dalle casse esce una voce di donna consumata dal fumo e da fiumi di alcool. Non ha poi tutti i torti, Roberto Saviano, quando scrive che la voce di Janis Joplin si sia reincarnata nel corpo di Asaf Avidan: basti ascoltare le esecuzioni live di "I want you to die", in cui a farla da padrone sono atmosfere vagamente blues, o di "Her lies", che cattura l'ascoltatore e lo porta indietro nel tempo di cento anni, in un locale americano di fine anni '20. Non mancano momenti più sperimentali: nel bel mezzo del concerto, infatti, Asaf propone un trittico di brani ("Weak", "Bang bang" e la stessa "I want to die") in cui si diverte a giocare con suoni elettronici, coinvolgendo il pubblico della Cavea dell'Auditorium romano. E non mancano neppure momenti in cui il cantautore si racconta ai presenti, per presentarsi ("Hi! I'm Avidan and I'm a musician. A girl broke my heart into small pieces. So, this is the reason why I chose to become a musician", spiega introducendo "This cool") o per presentare alcune delle canzoni in scaletta (come nel caso di "Conspiratory visions of Gomorrah", dedicata ad un amico conosciuto a Milano lo scorso anno, con cui racconta di aver girato le Marche in automobile).

Per il bis, oltre a "Her lies", non poteva mancare il brano che lo ha reso celebre in Italia e in Europa, "Reckoning song/One day" (anche se, bisogna ricordarlo, la versione che ha spopolato in radio e nelle classifiche di vendita non è quella originale ma un curioso remix del tedesco DJ Wankelmut), che Asaf propone in una versione rigorosamente acustica, per poi chiudere il live con "Love or leave it", richiesto a gran voce dal pubblico.

(di Mattia Marzi)

SETLIST:
"My latest sin"
"Left behind"
"Maybe you are"
"This cool"
"Hangwoman"
"Weak"
"Bang bang"
"I want you to die"
"Conspiratory visions of Gomorrah"
"Different pulses"
"Your anchor"

BIS:
"Her lies"
"Reckoning song"
"Love or leave it"

Scheda artista Tour&Concerti
Testi